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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Elogio della caduta di Atlantide

La finale tra il romanzo di Edoardo Erba ( Ami, Mondadori) e il grande reportage di Carlo Piano ( Atlantide, Feltrinelli) è stata giudicata da quattro circoli di lettura: quello di Città del Messico organizzato dalla Dante Alighieri e coordinato da Ilaria Mombello, quello di Roma che fa capo a Simona Cives, quello di Palermo radunato da Rosana Rizzo ( con una sola enne), e quello di Torino del grande Circolo dei lettori di via Bogino presieduto da Elena Loewenthal e che ha lavorato sotto la guida di Francesca Alessandria.
Sessantuno giurati. Erba ha vinto in Messico ( 8 a 7), a Torino ( 9 a 7) e soprattutto a Roma ( 10 a 5). I due Piano si sono presi la piazza di Palermo ( 8 a 7), dove però stanno pure la maggior parte dei lettori a cui Atlantide non è piaciuto per niente: «Autocelebrativo, indigesto» ( Salvatore Volturno Gaglio), «Mi ha annoiato» ( Fulvia Rizzo), «Prolisso» ( Stefania Oliveri), «Un po’ difficile da leggere» ( Claudia Melone), «Molto lento» ( Cindy Prado). Atlantide, in realtà, ha scontato quel tanto di nervatura saggistica di cui non poteva fare a meno e da cui alla fine, di fronte a un romanzo- romanzo come quello di Erba, è stato penalizzato. Ma anche per lo sconfitto, gli elogi, persino sperticati, non sono mancati: molti lettori hanno fatto ricorso alla parola” magia” per dire dell’incanto del viaggio e del discorso, alto, sull’architettura. Valgano per tutti i tifosi dei due Piano le parole di Ilaria Maggi: «Devo dire che non sapevo neanche fosse uscito, ma è stata una bella sorpresa, lo rileggerò con calma. Mi è piaciuto molto lo stile del Piano figlio, ha questa cadenza che ricorda il succedersi delle onde del mare, un po’ come Kate Chopin e il primo Baricco, e accompagna il racconto e le citazioni come una colonna sonora, e consola, scatena la nostalgia che inevitabilmente si accompagna al mare, e sottolinea le frasi e le assenze.
Poi leggere il flusso di coscienza di Renzo Piano è stato bellissimo, come ascoltarlo alla fine di una lunga cena, a notte inoltrata, quando uno dice quello che gli passa per la testa, perché di notte si svelano altre cose. Non me lo aspettavo così intenso, e mi sono anche sentita quasi un’intrusa nell’ascoltare quelle parole, ma oh se mi sono piaciute!».
Ci vediamo la settimana prossima col nuovo torneo.