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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Carminati e la passione per l’arte

I pezzi di maggior pregio, secondo l’esperto consultato a suo tempo dai carabinieri del Ros, sono le opere grafiche di Mimmo Rotella, rinomato artista del Novecento catalogato come esponente del Nouveau réalisme e della Pop art internazionale; valgono ciascuna tra gli 80.000 e i 150.000 euro, e Massimo Carminati ne aveva sette, tra cui alcune riproduzioni di manifesti di film di cui fu protagonista Marilyn Monroe. Più un collage su carta e tela intitolato Gangster.
Di Marilyn c’è anche una copia del ritratto realizzato da Andy Warhol, insieme a quadri e dipinti di altri autori. Compresi il disegno a china di un leopardo firmato da Renato Guttuso, il pittore comunista evidentemente apprezzato dal neofascista riciclatosi come rapinatore e corruttore, e una serigrafia autografata da Mirò. E ancora sculture e bronzi e opere varie firmate da Consagra, Botero, Schifano, D’Anna e altri.
La collezione del bandito appassionato d’arte è una parte dei beni confiscati ieri dalla Guardia di Finanza in esecuzione di un provvedimento emesso un mese fa dalla Corte di cassazione nei confronti di Carminati, Salvatore Buzzi e altri sei condannati nel processo che fu «Mafia capitale», declassato a «Mondo di mezzo» quando venne esclusa l’associazione mafiosa contestata dall’accusa. La riformulazione del capo d’imputazione, però, non ha cancellato la «pericolosità sociale» degli imputati, ritenuta ancora attuale. Di qui la confisca di beni – tra cui 13 immobili, un terreno, quattro società operanti nel settore immobiliare e nel commercio dei prodotti petroliferi – per un valore complessivo di circa 27 milioni di euro. Oltre 10, secondo i calcoli della Finanza, appartenevano all’ex estremista nero, e comprendono anche due ville a Sacrofano, alle porte di Roma: una è quella dove abitava quando fu arrestato e dov’è tornato dopo la scarcerazione; l’altra è già stata destinata, in comodato d’uso gratuito per i prossimi vent’anni, alla Asl di zona per realizzare una struttura socio-sanitaria in aiuto dei pazienti autistici.
Lo stesso Tribunale che in primo grado aveva escluso il reato di mafia condannando Carminati a vent’anni di reclusione (ora una nuova Corte d’appello è chiamata a ridefinire la pena, e il verdetto è atteso entro la fine dell’anno), aveva sentenziato che l’imputato «è abitualmente dedito a traffici delittuosi che gli consentono di tenere un elevato tenore di vita, derivante dall’impiego dei proventi di attività delittuose». I giudici hanno stabilito che «la pericolosità sociale del Carminati risulta essere manifesta sin dal 1979 (quando era conosciuto solo come militante dell’estrema destra sfociata nella lotta armata, ndr), ed era attuale al momento in cui è stata presentata la proposta di applicazione di misure di prevenzione». In quel provvedimento i magistrati, pur facendo cadere l’accusa di mafia, scrissero che «tralasciando il clamore mediatico, non vi è dubbio che i fatti accettati siano di estrema gravità».
La corruzione sistemica è anche alla base della condanna e della confisca dei beni di Salvatore Buzzi, l’altro capo-banda del «Mondo di mezzo» in attesa di ridefinizione della pena, al quale sono stati sottratti due immobili a Roma, nonché le quote e il patrimonio di due società, per un valore complessivo stimato di oltre due milioni e mezzo di euro. Secondo i giudici la pericolosità dell’ex ras delle cooperative rosse «si è manifestata quantomeno dal 1980 (quando commise l’omicidio che lo portò in carcere la prima volta, ndr), e colpisce il fatto che Buzzi, dopo anni impegnati nel reinserimento sociale proprio e di altri ex detenuti, sia così facilmente ritornato al delitto, mostrando una non comune capacità di organizzare il progetto delittuoso attraverso una associazione per delinquere da lui capeggiata insieme a Massimo Carminati». La loro attività «ha avuto la capacità di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione».