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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Periscopio

Spesso gli umoristi sono grandi depressi. Antonio Pennacchi, scrittore (Eleonora Barbieri). Il Giornale.
Chi resiste in comunità un triennio difficilmente inciampa. Perché il problema, come dicevo, non è la disintossicazione del sangue. È quella del cervello a richiedere un lungo periodo. Padre Eligio (Vittorio Feltri). Libero.

Mario Monti ha fatto solo la riforma pensionistica. Poi si è sgonfiato. Gianni Letta è stato vischioso, lento e indeciso. Molto deludente. Oscar Giannino (Giancarlo Perna). Libero.

C’è stato un tempo in cui sembrava che la voce di Bob Dylan fosse una spiegazione dell’America. Ma oggi il paese è etnicamente, culturalmente e politicamente troppo frammentato. Ci sono molte Americhe e Dylan è una delle tante. Alessandro Carrera (Antonio Gnoli). la Repubblica.

«Il vero problema, è quello di sempre. Basteranno le nostre parole a rovesciare questa vecchia società come un guanto? Riusciremo ad affidare, come diceva Gorkij, i fucili al popolo?». «Più che i fucili il popolo gradirebbe buoni-benzina», obiettò Mario. Nantas Salvalaggio, Il salotto rosso. Mondadori, 1982.

L’America è prima al mondo solo in tre cose: la percentuale di cittadini incarcerati, la percentuale di cittadini che credono che gli angeli esistano davvero, e il budget militare, dove spendiamo più dell’insieme delle 26 nazioni che seguono, 25 delle quali sono nostre alleate», come grida infuriato in un celebre monologo il protagonista della serie Tv The Newsroom, più utile di un trattato sociologico per capire gli States. Maurizio Pilotti. Libertà.

La mia canzone Emilia paranoica era uno sguardo sulla realtà della pianura reggiana. E sì, mi dava la sensazione che la vita si riducesse a questo: produci, consuma e crepa. Quando gli uomini perdono la dimensione spirituale e religiosa quello che resta è poco. Giovanni Lindo Ferretti, dressatore di cavalli e musicista (Luca Valtorta). la Repubblica.

La seconda guerra mondiale ha diviso i belligeranti europei in vincitori e vinti, entrambi perdenti però. I vinti hanno perso parte della loro sovranità e, come la Germania, parte del loro territorio sul quale è calata la cortina di ferro. I vincitori hanno perso solo i loro imperi coloniali, e, in qualche caso, il loro statuto di grandi potenze. Gli uni e gli altri erano e sono rimasti Paesi normali. Solo all’Italia è toccato di essere vinta e vincitrice. E dunque solo all’Italia è toccato di conservare una sovranità intera ma finta e di essere divisa in due da una barriera immateriale, che non seguiva né i meridiani, né i paralleli, bensì la coscienze ed i partiti. Saverio Vertone, L’ultimo manicomio. Rizzoli, 1992.

Da una parte, alla vigilia della svolta di Occhetto che cancellò il termine partito comunista, c’era chi pensava che svolta volesse dire recidere un vecchio cordone ombelicale con comunismo sovietico, cordone ombelicale ormai atrofizzato. Cambiare nome e basta. Valorizzando così, ed esplicitando la peculiarità politica del Pci. Dall’altra c’era chi si sforzava di dire che il problema non era di cordone ombelicale, ma di un dna comunista ben più pervasivo dell’insieme dell’organismo del pur peculiare e democratico Pci. Massimo De Angelis, Post – Confessioni di un ex comunista. Guerini e associati, 2003.

Paolo Villaggio era un uomo di cultura mostruosa e di intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Paolo sosteneva ci fossimo conosciuti a Cortina, dove a metà pomeriggio faceva aprire i ristoranti per mangiare polenta e capriolo. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi. Fu lui a presentarmi Fabrizio De Andrè, che scoprii essere timidissimo. Adriano Panatta, tennista (Gaia Piccardi). Corsera.

Mussolini è il primo politico che mette il corpo al centro della scena, come strumento di dominazione e seduzione delle masse. Violento se ferisce, erotizzato se seduce. I commentatori che bollano i nuovi leader populisti come fascisti, dimenticano che sono eredi di Mussolini in quanto lui è l’archetipo del leader populista, non in quanto fondatore del fascismo. Attenti a liquidare come stupidi Trump o altri, perché tutti hanno un corpo, mentre non tutti hanno un dottorato ad Harvard e con il loro corpo, i populisti comunicano al corpo di tutti. In M1 racconto il corpo violento ed erotizzato, in M2 il corpo diventa mistico, trasfigura in un simulacro impalpabile perché si materializza nei busti, nel filmati Luce: ma è un corpo malato, afflitto da ulcera duodenale per tutta la sua vita politica adulta. Per cinque settimane Mussolini è stato lontano dai riflettori, per l’ulcera che l’ha portato quasi alla morte. Fatto noto, ma gli storici lo liquidano in due righe. Antonio Scurati, autore di M. L’uomo della Provvidenza (Luca Mastrantonio). (Sette).

La manualistica tecnica non è l’unico settore intramontabile della Hoepli, è un nome di punta anche per le lingue straniere. Non poteva che essere così, ai pranzi con il nonno si partiva con il francese, per poi passare al tedesco, lingua madre della nonna. Parliamo tutti tre quattro lingue, io ho messo dentro anche l’arabo per differenziarmi. Sorprende che ai tempi di Google traduttore ci sia interesse per i dizionari? Nel nostro catalogo ci sono 27 lingue, urdu e swahili compresi. Matteo Hoepli, editore. Corsera.

Sui carretti gli uomini e le donne, prima della guerra, in Polonia, erano magri e allampanati al pari dell’unico animale che li trainava, il muso basso fin quasi a toccare la polvere della strada e se dietro era attaccata una vacca, era magra, dalle mammelle flosce, i fagotti erano pochi e piccoli. Il padre, la madre e i figli più grandi per metà del tempo andavano a piedi. Pure, costoro stavano assai meglio dei più poveri i quali come bestia da soma avevano addirittura solo se stessi. Sui carretti di costoro i fagotti erano pochi e piccoli e le scorte vive consistevano più che altro in qualche pollo o in qualche coniglio. Israeli Singer, Fratelli Ashkenazi. Longanesi, prima edizione originale, 1937

Quando mio padre si sentì scivolare via, con tranquilla stanchezza ne dette l’annuncio: «Ho sonno, ciao figlio mio». Ciao papà, risposi, e riposa tranquillo. Cominciò la sua discesa. Di lui restò solo il respiro. Fuori, le cicale fibrillavano al ritmo di Beguine the Beguine, la canzone che papà portò dall’Africa per annunciare che la guerra era finita e che il mondo parlava inglese. Paolo Guzzanti, I giorni contati. Baldini&Castoldi., 1995.

Alla pace dei sensi vorrei arrivare dopo tante tregue. Roberto Gervaso.