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 2020  ottobre 18 Domenica calendario


Banksy, il murale con copyright

Riecco Banksy e questa volta non si nasconde, ma anzi rivendica su Instragram la sua ultima opera apparsa a Nottingham: una bambina che fa l’hula hoop con una ruota di bicicletta. Era apparso martedì scorso, sul muro di un salone di bellezza, accanto a una bicicletta rotta legata a un lampione. È lui o non è lui? La domanda ha tenuto banco per tre giorni. Nel frattempo, il Comune ci aveva fatto montare davanti uno schermo di protezione: viste le quotazioni milionarie raggiunte dall’artista mascherato, meglio non rischiare. E ieri mattina è arrivata la conferma dall’account di Banksy su Instagram, che ne ha rivendicato la paternità.
A pensare male si può pensare che questa firma digitale sia legata alla recente causa persa contro una ditta di biglietti di auguri per il copyright su uno dei suoi graffiti più famosi, The Flower Thrower, un manifestate con il volto coperto da una mandana dipinto mentre lancia un mazzo di fior come se fosse una bomba molotov. Non avendo mai rivelato la sua identità, la sentenza ha stabilito che Banksy non poteva essere identificato come l’autore.
Ma forse non c’è troppo da pensare male, e questo è semplicemente un altro messaggio in codice dell’artista originario di Bristol, che ha voluto portare un po’ di gioia e ironia a Nottingham, una delle città più colpite dalla seconda ondata di Covid e dove gli studenti universitari sono chiusi nei loro dormitori, in quarantena. Infatti l’opera è su un muro proprio di Lenton, il quartiere degli studenti e la bambina – leggendo tra le righe – trova il modo di divertirsi nonostante tutto e con quel poco che ha, ovvero la ruota di una bicicletta distrutta. Per rimanere nella simbologia, Nottingham è anche la città di Robin Hood, il ribelle che si fa beffe dello sceriffo cattivo, simbolo dell’autorità e del potere, anche molto in stile Banksy.
Se l’idea era di portare un po’ di sorrisi nel clima pesante della pandemia, Banksy ha centrato l’obiettivo. Da giorni si sono formate code di gente per la foto ricordo e nella stradina è apparso addirittura il baracchino di un venditore di gelati, tal Silvestro Biondi, di chiara origine italiana, che ha deciso di rallegrare a sua volta l’allegra brigata di visitatori. Al cronista della Bbc ha dichiarato: «Io sono di Lenton. È bello avere un Banksy qui, rallegra le persone».
Sempre la Bbc ha interpellato il maggior esperto britannico dell’artista, il professor Paul Gough della Arts University Bournemouth, che commenta: «È curioso. Le ultime quattro o cinque opere di Banksy sono tutte collegate al Covid o alle notizie di cronaca. Forse questo è il messaggio: siamo in tempi difficili, cerchiamo di sfruttarli al meglio e di tirare fuori un po’ di divertimento da qualcosa che è rotto».
Dall’inizio della pandemia, Banksy è stato molto presente nel dibattito pubblico, pro mask e accanto gli «eroi» del servizio sanitario, mandati a combattere in prima linea senza strumenti (questa le retorica nazionale). Ad aprile a Bristol sul volto del famoso murale della ragazza dall’orecchino di perla di Vermeer è apparsa una mascherina. A maggio il misterioso artista ha fatto recapitare all’ospedale di Southampton, dove molti medici e infermieri sono morti per Covid, una sua opera in bianco e nero con un bambino che butta in un cestino della carta straccia i suoi modellini di Spiderman e Batman e fa volare una infermiera con il pugno chiuso in posizione da Superman. E a luglio un uomo mascherato – si suppone lui – aveva riempito un vagone della metropolitana di Londra di topi che starnutiscono e altri con le mascherine. Li hanno cancellati, perché la regola è tolleranza zero per i graffiti sulle carrozze. Forse li avrebbero tenuti, se li avesse coperti da copyright.