Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  ottobre 18 Domenica calendario


Sacerdozio femminile e celibato dei preti

CITTà DEL VATICANO – Il Cammino sinodale apertosi lo scorso gennaio in Germania vede la maggioranza dei vescovi tedeschi (una sessantina in tutto) favorevoli alle aperture più dirompenti rispetto alla prassi che la Chiesa cattolica ha seguito fino a oggi: il sì alle donne prete e la benedizione delle unioni fra persone omosessuali. Non c’è un capofila di questa spinta, ma è evidente che fra i nomi più significativi spiccano quelli del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e membro del Consiglio di cardinali che coadiuva il Papa nel governo della Chiesa, e il presidente degli stessi presuli tedeschi, monsignor Georg Bätzing, che in una recente intervista a Repubblica ha dichiarato: «Tra il popolo di Dio le ragioni per il “no” all’ordinazione delle donne spesso non sono più accettate». Il Cammino è stato aperto lo scordo inverno a Francoforte in una assise nella quale laici e vescovi hanno lavorato allo stesso tavolo, senza sudditanza dei primi rispetto ai secondi. La Messa di apertura, non a caso, è stata concelebrata da tre presuli mentre tutti gli altri sedevano fra il popolo come semplici laici, come espressione della volontà di equiparare, in qualche misura, classe clericale e classe laicale. Le due anime della Chiesa, quella più aperturista e quella meno, non trovano le medesime risposte a Roma. Sia Francesco sia Benedetto sono contrari all’ordinazione sacerdotale delle donne. Sulle medesima posizione, però, ci sono soltanto quattro o cinque vescovi tedeschi, fra loro il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki e il vescovo di Ratisbona Rudolf Voderholzer. Di certo da Oltretevere non arriveranno strappi. Nonostante da tempo in Germania c’è chi pensa di cambiare. L’impressione è che popolo e clero teutonico ritengano che Francesco sia vescovo di Roma più disponibile a modifiche, ma non è così. In una intervista ad Avvenire, monsignor Schick, arcivescovo di Bamberga, ha confermato l’esistenza di due anime nell’episcopato: «C’è chi propone nuove vie di annuncio; chi una nuova forma di Chiesa aperta anche al sacerdozio femminile». Mentre sulla possibilità di uno scisma qualora i presuli non riuscissero a imporre i cambiamenti, Schick si è mostrato prudente: «Non ho l’impressione che i membri dell’assemblea siano dei rivoluzionari. Cercano una via per la Chiesa del futuro. Tutti quanti vogliono migliorarla per affrontare questa sfida. Questa impressione e convinzione mi dà la fiducia che alla fine non ci sarà uno scisma. Qualche volta, a dire il vero, lo temo, ma poi viene di nuovo la speranza».