Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  ottobre 17 Sabato calendario


Torneo di Robinson, nel segno delle scrittrici


Stiliamo un bilancio di questi sedicesimi.
Facile: sono passati agli ottavi sei titoli provenienti dalle Qualificazioni, quattro titoli provenienti dai Gironi e sei teste di serie. Possiamo considerare il risultato delle teste di serie deludente. Le sedici teste di serie erano state scelte non in base alla qualità dei romanzi — il giudizio sulla qualità è nelle mani dei Circoli di lettura — ma solo seguendo il criterio della chiara fama o del successo commerciale. Alla prova del campo — cioè della effettiva lettura e messa a confronto con altri titoli — chiara fama e successo commerciale si sono in gran parte rivelati fallaci. Libri provenienti da dure selezioni hanno avuto la meglio due volte su tre. Risultati che meriterebbero qualche riflessione profonda sul nostro sistema editoriale.
Invece le qualificazioni...
Bisogna considerare straordinari i successi di Abbadessa, Caminito, Erba, Lo Iacono, Savino, e quello delle sorelle Scola, che si sono guadagnati gli ottavi vincendo prima le Qualificazioni (vittoria su altri nove concorrenti), poi i Gironi ( primi su otto), quindi superando lo spareggio e battendo poi le teste di serie. Qualunque cosa succeda adesso, i sei devono già considerarsi dei vincitori.
Anche per i giudizi che abbiamo letto.
Qualche volta addirittura estasiati, come nel caso della Lo Iacono e di Erba. Voglio aggiungere che, nel gruppo dei sei provenienti dalle Qualificazioni, cinque sono donne. Non ci sono donne nei quattro che sono partiti dai Gironi. Le scrittrici teste di serie, in origine sei, sono adesso due.
Cominciamo dal risultato più clamoroso, il 15 a 0 rifilato da Starnone a Sveva Casati Modignani.
Avremmo potuto mettere Starnone fra le teste di serie, naturalmente, e ammettiamo di aver assegnato la pole position alla Casati Modignani per sicuri meriti commerciali. Il Circolo di Napoli non ha avuto dubbi sulle preferenze da dare.
Sentiamo i giudizi.
Viviana Calabria: « Segreti e ipocrisie di Sveva Casati Modignani è un mix tra una soap opera e una serie tv simil Sex and the city. Le vicende sono banali, i personaggi e i messaggi superficiali. In particolare mi ha infastidito questa frase: “ Allora, tra voi due, chi è la donna?” che trovo alquanto offensiva. Insomma, assolutamente superfluo e proprio per questo ha successo, perché non fa riflettere».
Mamma mia.
Devo continuare?
Faccia lei.
Beh, Bianca Ferrara, che pure ha votato per Starnone, dà un giudizio diametralmente opposto: «L’amicizia, l’amore, l’infedeltà ma, soprattutto, l’inganno sono gli ingredienti di questo libro che racchiude, e mostra, la grande sapienza narrativa di Sveva Casati Modignani. In una splendida cornice di riferimento nella villa Sans-souci, Maria Sole ripercorre tutta la sua vita, il suo grande amore per Mariano e il terribile segreto che ha distrutto l’incanto di una vita perfetta » . Carina la stroncatura di Maria Grazia De Dominicis: « Leggo per la prima volta la Modignani e mi sembra di tornare indietro alla mia primissima adolescenza, quando — prima di imbattermi nella letteratura seria — mi piaceva dilettarmi con quei libricini che parlavano di amore e di innamoramento, quelli che in casa mi vietavano assolutamente».
Forse non è una stroncatura.
Alla fine dice: « Letto d’un fiato » . Però aggiunge: «E, come un fiato, è passato senza lasciare traccia». Senta Marcello Marasco, che si dichiara sensibilissimo ai libri delle e sulle donne («se non ci fossero state anche le donne questo pianeta sarebbe andato a farsi benedire già poco dopo la scoperta del fuoco » ): « Ma davvero “ Oggi” ( come il primo capitolo del libro) una donna avvocato viene chiamata “ avvocatessa” e ha a sua disposizione una specie di inserviente ( rigorosamente donna: maschilismo di ritorno?) che si premura di prendere in consegna dall’avvocata medesima “ guanti, sciarpa, cappotto”»?
Sentiamo i giudizi su Starnone.
Limitiamoci alla recensione di Silvana De Rosa, dato che di Confidenza ( Einaudi) ci occuperemo ancora: « Tre racconti racchiusi in un unico libro e narrati da tre personaggi, Pietro, la moglie Nadia e la figlia Emma ma già dalle prime pagine il vero protagonista del libro è il “ segreto” che accompagna Pietro, vittima della sua stessa mediocrità che lo tormenterà tutta la vita. Tante le tematiche trattate — relazioni sociali e di coppia, senso di colpa, fragilità interiore, tradimento — tutte importanti e tutte affrontate con il giusto peso. Il linguaggio è diretto, la struttura narrativa asimmetrica, il ritmo non è mai lo stesso; accelera e rallenta per stare al passo con gli stati d’animo delle voci narranti, lasciando il lettore incollato alle pagine del libro come davanti ad un avvincente film giallo».
Veniamo alle due teste di serie.
La Ferrante ha avuto la meglio sul Max Fox di Sergio Luzzatto ( Einaudi) ma per un solo punto. Luzzatto ha intervistato e, attraverso l’intervista, raccontato la storia di Massimo De Caro, che, profittando del suo ruolo, rubò i libri antichi dalla biblioteca dei Girolamini di Napoli. Personaggio antipatico da cui Luzzatto, volendo fare “ storia del presente”, non prende abbastanza le distanze, e questo gli è costato qualcosa. Alla fine, i lettori del Centro studi piemontesi coordinati da Albino Malerba hanno preferito La vita bugiarda degli adulti della Ferrante. Quanto alla Mazzucco, L’Architettrice — cioè Plautilla Bricci ( 1616- 1705) — se l’è vista con Il mondo che so di Raffaele Nigro, un libro di viaggi in Italia che a troppi è risultato «noioso» (Filippo Sevini, Barbara Allason), «pedante» (Elena Vallero), «troppi dati, troppi eventi, troppi riferimenti » ( Silvia Anglesio). Giudicavano i lettori del Circolo di Ispra, coordinati da Chiara Anglesio. Vittoria netta di Plautilla per 13 a 2: « L’impressione è proprio di essere lì, nel secolo diciassettesimo. Che tenerezza il rapporto fra il padre e la figlia, anche se non è la tenerezza che intendiamo noi oggi. Mai un complimento o un incoraggiamento, ma questo padre non esita a costruirsi una rudimentale sedia a rotelle per accompagnare la figlia a San Pietro e nei luoghi d’arte che lui pensa irrinunciabili per lei. E noi dietro a loro, magari consultando una mappa di Roma antica per capire meglio » ( Silvia Anglesio), « Viaggio meraviglioso nella vita e nelle idee di una donna del Seicento » ( Valeria Rombolà), eccetera eccetera. Ne parleremo ancora.
C’è questo romanzo napoletano che va come un treno.
Vuol dire La sartoria di via Chiatamone della Marinella Savino ( Nutrimenti). Sì, è un’autrice che ha superato le Qualificazioni, i Gironi, gli Spareggi, adesso è arrivata agli ottavi dove se la vedrà con la Mazzucco. I lettori di Porto Sant’Elpidio, coordinati da Giovanna Taffetani, l’hanno preferita all’Anima ciliegia di Lia Levi. « Ambientato negli anni ’ 30 del Novecento L’Anima ciliegia è la storia di Paganina, così chiamata dal padre, ateo convinto, cui era mancato il coraggio di chiamarla Ateina. Ritratto di donna singolare, che anche in età adulta conserva sogni e anima di fanciulla, Paganina fa coesistere l’amore per i figli e la famiglia con gli ideali di impegno civile e intellettuale ereditati dal padre. Molto originale l’espediente narrativo di chiudere ogni capitolo con la descrizione di una fotografia di famiglia che lo riassume e in qualche modo lo suggella. La scrittura perfetta e lieve, non disgiunta da una delicata ironia e, talvolta, da una vena malinconica, rende la lettura estremamente gradevole». Così Anna Maria Morello e come il suo tanti altri giudizi positivi. È ormai un luogo comune: i lettori, quando non stroncano con ferocia, elogiano volentieri i libri che non votano.
Stranezze della vita.
Anche La sartoria di via Chiatamone, come sappiamo, racconta la storia di un donna, la Carolina, sarta napoletana, che prevedendo la guerra ha pensato per tempo a far provviste. Venuti i tempi bui, mette i suoi tesori a disposizione di tutte le persone che le sono care. «Carolina, cioè l’essenza del popolo napoletano — scrive la torinese Sara Giardini, mamma di un bambino di sette mesi e diffidente di thriller e gialli — , donna di polso, concreta, diretta, dedita (a modo suo) al bene della famiglia; è lei l’uomo di casa, quella “ con i pantaloni”. La sua cultura è fatta di aghi e fili, di grandissime capacità sartoriali, di una manualità unica e di una grande esperienza. La sua lingua è il dialetto, schietto e senza veli, un dialetto che compare vivido in ogni capitolo, che riesce a coinvolgere il lettore e farlo sentire parte integrante della storia». Da sabato prossimo si comincia a dar conto degli ottavi, la fase finale si avvicina.