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 2020  ottobre 17 Sabato calendario


L’eroina costa quanto una pizza

Maria Cristina, Flavio e Gianluca. Diciotto, sedici e quindici anni. Tre liceali di Terni, città di 110mila abitanti nella provincia umbra. Tre adolescenti uccisi dalla droga nel giro di pochi mesi. A luglio i due ragazzi sono morti nel sonno dopo aver bevuto una boccetta di metadone venduta da un pusher per 15 euro. La stessa sorte toccata a Maria Chiara il 10 ottobre, che non si è svegliata per un’overdose di eroina.
«La droga era il suo regalo di compleanno, per lei era la prima volta», ha detto agli investigatori Francesco, il ventunenne che frequentava da tre mesi, ora indagato per omicidio preterintenzionale dalla procura di Terni.
Tre morti che gettano luce sul rapporto tra i giovani e le droghe, mutato negli ultimi anni. Un rapporto che mette in difficoltà i giovani e che spesso coglie impreparati genitori ed educatori, nella pochezza delle politiche di prevenzione. E così si riapre un dibattito che ciclicamente coinvolge l’opinione pubblica, all’insegna degli stereotipi generazionali e delle strumentalizzazioni della politica.
Reperire una dose di qualsiasi sostanza  e dai prezzi sempre più bassi è oggi la normalità: non più solo nelle piazze di spaccio, ma anche online, sui market del dark web.
«I consumi di sostanze, tra giovani si sono modificati in questi ultimi anni. C’è una minore considerazione dei rischi correlati all’utilizzo dei diversi tipi di sostanze, che è bene ricordare non sono tutte uguali, per gli effetti che hanno e per le conseguenze sul corpo». Sabrina Molinaro, epidemiologa del Cnr, è la responsabile dei dati che ogni anno vengono pubblicati nella Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze.
Nell’ultimo rapporto, risulta che il 33,6 per cento degli studenti italiani, circa 870mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni, ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita. Tra questi, il 10,6 per cento è un “poliutilizzatore”, ovvero ha assunto due o più droghe.
«I ragazzi utilizzano diverse sostanze, non c’è più quella “d’elezione”, sembra essere stato sdoganato l’utilizzo di alcune sostanze, come l’eroina, che per chi assumeva droghe negli anni passati era spesso la fine di un percorso. Ora invece è tutto mischiato, è farsi uno spinello è come farsi una dose di eroina, cocaina, o di una Nps».
Le Nps sono le “Nuove sostanze psicoattive”, sostanze chimiche di nuova creazione che imitano l’effetto delle droghe proibite. Sono al secondo posto tra le droghe utilizzate dai più giovani, dopo solo alla cannabis, e davanti a allucinogeni, eccitanti, cocaina ed eroina. Questi ultimi due stupefacenti sono stati consumati da 74mila e 38mila ragazzi, che iniziano ad utilizzarla quando hanno tra i 15 e i 17 anni. Droghe “pesanti”, con effetti devastanti sull’organismo soprattutto nell’età dello sviluppo, ma che non spaventano i ragazzi.
«Da noi stanno arrivando persone sempre più giovani, l’età si sta abbassando continuamente. Arrivano sempre più adolescenti, e anche preadolescenti», spiega Silvia Biscontini, direttore del Dipartimento delle dipendenze della Usl Umbria 2, che si occupa anche di Terni, città di Maria Cristina, Flavio e Gianluca. «Non c’è tanto una differenza di estrazione sociale, né di problematiche personali nei ragazzi che aiutiamo: sono tutti accomunati da un senso di vuoto e difficoltà relazionali. E trovano nelle sostanze il rimedio più semplice a tutto».
Queste situazioni si sono aggravate con le restrizioni sociali per il contenimento dell’epidemia. «Non frequentano più la scuola, i gruppi di amici, e il computer è diventato il loro migliore amico», continua Biscontini. «Noi stiamo portando avanti un programma, “Giovani 2.0”, rivolto a minori e giovani adulti: seguiamo quasi duecento ragazzi, e il numero purtroppo è in crescita».
I tre ragazzi di Terni non sono un caso isolato. Nell’ottobre del 2018 un’overdose aveva ucciso Alice, 16 anni, ritrovata nel bagno della stazione di Udine. O le immagini impressionanti del boschetto di Rogoredo, a Milano, dove ragazzi di tutte le età andavano a comprare una dose. E nell’ultimo anno sono state 373 le morti per overdose in Italia, con un aumento dell’11 per cento rispetto all’anno 2018, ha scritto la Direzione centrale servizi antidroga del Ministero dell’Interno nella sua relazione del 2020.
«Purtroppo questi fatti di cronaca sono ormai abbastanza episodici, ma ormai si stanno ripetendo con una certa frequenza. La questione centrale è che da anni non abbiamo campagne efficaci di prevenzione sulle sostanze», ragiona Riccardo De Facci, presidente di Cnca, il coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. «Tra 1993 e 1994 avevamo tra i 1300 e i 1400 morti di overdose l’anno, oggi sono intorno ai 300. La paura creata dalle campagne di sensibilizzazione, nonostante fossero quasi terroristiche, aveva eretto un cordone di salvataggio, almeno contro l’eroina. Che oggi è completamente saltato, soprattutto tra i più giovani».
Alla mancanza di una forte campagna di sensibilizzazione pubblica e di una politica di educazione sugli effetti e i danni degli stupefacenti sulle persone comune a tutte le scuole del territorio nazionale, si aggiunge un atteggiamento “schizofrenico” degli adulti. «Ci troviamo spesso di fronte a un’iper-preoccupazione o a un’iper-sottovalutazione: entrambi sono sintomi dell’incapacità del mondo adulto di gestire l’educazione dei propri ragazzi. Non c’è una via di mezzo tra chi vuole mandare i cani a scuola a trovare qualche dose e chi invece nasconde la presenza di un problema. A farne le spese è sia l’educazione dei più giovani, sia la prevenzione».
Anche De Facci individua nel “poliuso” la parola chiave del rapporto tra giovani e droghe. «Questa condizione, fino a pochi anni fa, era avvertita come il pericolo massimo, la situazione limite. Ora invece è una situazione che troviamo sempre più spesso. Come anche l’arrivo all’eroina: prima era l’ultimo momento di un percorso, oggi invece ci si arriva molto più facilmente».
A essere cambiata è anche la possibilità di accesso dei ragazzi alle droghe. Il primo motivo: i prezzi. Nell’ultima relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze, i dati indicano un calo del costo minimo e di quello massimo di quasi tutte le sostanze, così come del prezzo medio: una dose di marijuana e hashish si può trovare con 8 o 10 euro, eroina e cocaina tra i 38 e i 70. 
Ma su internet si possono trovare anche stupefacenti a prezzi inferiori. Sono le sostanze che mimano gli effetti delle altre droghe, le Nps. Si trovano sui market del dark web, a cui può accedere chiunque e con pochi passaggi è possibile farsi spedire direttamente a casa quello che si preferisce. La transazione è in bitcoin e i venditori si celano dietro nickname che ne rendono più difficile l’identificazione. Chi compra ha spesso tra i 15 e i 40 anni, con una prevalenza degli under 20.
«Durante il lockdown le restrizioni hanno fatto cambiare le modalità di reperimento e di vendita al dettaglio delle dosi. In questo il dark web ha avuto un ruolo centrale. La pandemia ha dato una spinta all’economia digitale anche nel settore dello spaccio», afferma il Nicola De Benedictis, generale della Guardia di Finanza in servizio alla Direzione centrale servizi antidroga. 
Sul dark web si può trovare di tutto, ma arriva spesso una bustina anonima con una polvere o una pasticca qualsiasi. Alla fine, non si sa bene cosa si sta assumendo. «Questo aumenta il rischio di overdose: non saprai mai come potrà reagire il tuo corpo, né se quella sostanza è troppo forte per lui», spiega ancora Riccardo Facci, presidente Cnca. E che i ragazzi non facciano troppo caso a quello che assumono è un dato presente anche nei dati dell’ultima relazione sulle tossicodipendenze: 30mila studenti hanno riferito di aver assunto pasticche, sostanze liquide, miscele di erbe, polveri o cristalli, senza sapere cosa fossero.
La droga però continua a essere venduta anche nelle piazze di spaccio, rifornite dalla criminalità organizzata, che non si è fermata nemmeno con la pandemia. «Negli ultimi tempi c’è stato un aumento della droga in circolazione. Nel ternano c’è stato un boom dell’eroina da quando è iniziato l’epidemia, forse anche grazie alla vicinanza a Roma», racconta Silvia Biscontini di Usl Umbria 2. Non solo l’eroina che ha ucciso Maria Cristina nel sonno, ma anche la cocaina che arriva in Italia soprattutto attraverso i canali della ‘Ndrangheta che, negli ultimi anni, ha assunto un ruolo di predominio nel narcotraffico di ogni sostanza. Per questa sua capacità di monopolizzare ha stabilito i prezzi di vendita sotto i quali non si può scendere all’ingrosso. «Le ‘ndrine si sono affermate nel traffico di cocaina e eroina negli ultimi anni, a un livello molto alto. Hanno strutture organizzative anche nei paesi di produzione, e riescono a controllare buona parte della catena di approvvigionamento e dell’arrivo dei carichi nei porti italiani e del resto d’Europa», afferma il generale De Benedictis. «Così hanno potuto aumentare i carichi e abbassare i prezzi».