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 2020  ottobre 17 Sabato calendario


In morte del metropolita Gennadios

È stato il primo vescovo ortodosso in Italia dopo 275 anni e il primo a ricevere l’ordinazione episcopale nel nostro Paese, nel 1970, alla presenza di rappresentanti del Vaticano. Dal 1996 era arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta ed esarca per l’Europa meridionale. Ieri il metropolita Gennadios, al secolo Tsambikos Zervos, protagonista dei rapporti fra Chiesa cattolica e patriarcato ecumenico di Costantinopoli negli ultimi 50 anni, è morto a Venezia, all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia.
La sua vita è stata segnata fin dall’inizio dal rapporto con il nostro Paese. Era nato infatti nel 1937 a Kremastì, sull’isola di Rodi, quando il Dodecaneso era sotto il dominio italiano. Così aveva raccontato in un’intervista le sue origini umili: «Mia madre, Stamatìa, desiderando un figlio che tardava ad arrivare, aveva fatto un voto alla beata Vergine di Tsambìc – che vuol dire coronata di fiamma, di luce – e aveva percorso in ginocchio per seicento metri la strada di montagna che saliva fino al monastero dove è la cappella che custodisce l’icona di questa Madonna, a cui la tradizione vuole che si rivolgano le donne per ottenere la grazia di un nascituro. Per le sue preghiere sono nato io, ricevendo il nome di Tsambikos. Dopo di me sono nati una sorella, Maria, e un fratel-È lo, Dimitrios, vissuto solo pochi mesi. Mio padre, Michaìl, è morto a 33 anni, lasciandoci in una condizione di grande povertà. Mia madre, una donna veramente eroica, ha lottato per farci crescere: andava a mietere nei campi, a fare lavori agricoli sotto padrone. Durante i tempi difficili dell’ultima guerra, per sfamarci ha venduto tutto quello che aveva: anche la mia catenina di Battesimo, che per noi è molto importante. Frequentavo le prime classi elementari e a volte tornavo a casa piangendo perché i miei compagni avevano la catenina e io no, e ricordo ciò che mi disse con solennità: “Tu avrai grandi croci nella vita”».
Gennadios compì i suoi studi teologici alla Facoltà teologica di Chalki-Costantinopoli, in cui fu compagno di banco del futuro patriarca ecumenico Bartolomeo. Poi la sua vita si spostò in Italia, dove fu inviato dall’allora patriarca ecumenico Atenagora. «Abbiamo bisogno di nuovi sacerdoti per i tempi che vengono, tempi di riconciliazione e di dialogo con la Chiesa cattolica» gli disse. Dal 1961 esercitò il suo ministero a Napoli, lì perfezionò gli studi, insegnando per decina d’anni Patristica all’Istituto di teologia ecumenica San Nicola di Bari. Nel 1996 la nomina che lo portò a trasferirsi a Venezia. «Con il metropolita Gennadios abbiamo condiviso e avviato processi che hanno favorito passi importanti, in particolare quello della stima fraterna tra le nostre Chiese – ha scritto il cardinale e presidente della Cei Gualtiero Bassetti, a nome dell’episcopato italiano, in un messaggio inviato al vicario generale dell’arcidiocesi ortodossa padre Evangelos Yfantidis – il caro metropolita è stato un riferimento nel sostenere e incoraggiare la fiducia reciproca, anche nei momenti difficili».
«Proprio nei giorni scorsi, con la particolare sensibilità che gli apparteneva, aveva voluto che fossi informato sulle sue ormai gravi condizioni di salute» ha ricordato il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, scrivendo alla comunità ortodossa della città, «in questi anni a Venezia ho potuto apprezzare in più occasioni il suo tratto di uomo di Dio e di persona ricca di gioia, capace di dolcezza e tenerezza come pure di quella saggezza e di quell’equilibrio che si richiedono, in modo speciale, a chi ha ricevuto e presta l’ufficio del servizio di guida del popolo santo di Dio». Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha ricordato Gennadios come «instancabile interprete e testimone del dialogo della Vita e dell’Amore» in un messaggio di cordoglio inviato al patriarca Bartolomeo.