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 2020  ottobre 17 Sabato calendario


Pensione di reversibilità e matrimonio religioso

Può capitare che una vedova si risposi secondo i dettami del matrimonio canonico, vale a dire con nozze siano celebrate solo in chiesa e soprattutto senza trascrizione nei registri dello stato civile. Questa procedura viene richiesta in linea di massima per un motivo molto concreto: per continuare a riscuotere la pensione di riversibilità del primo marito. E quindi per superare la legge che in caso di nuove nozze toglie immediatamente la pensione ai superstiti, indipendentemente dalla situazione economica e reddituale del nuovo nucleo familiare.
È legittima un’operazione del genere? Sì, senza alcun dubbio. Ma la situazione precipita nel momento in cui, pressati da sopraggiunte necessità personali o familiari o per qualsiasi altro motivo, gli sposi anni dopo decidano di far emergere il coniugio al di là delle mura della chiesa e ne chiedano la registrazione. Tutto ciò diventa immediatamente doloroso dal punto di vista pensionistico: l’Inps subito interviene, revoca la pensione e, attenzione, chiede indietro le rate mensili fino a quel momento pagate. Il motivo? Perché gli effetti del matrimonio civile retroagiscono al tempo della celebrazione di quello canonico.
La trascrizione tardiva infatti non annulla il fatto che il matrimonio sia nato allora, cioè fin dal primo momento. La legge pensionistica si accoda alla norma del codice civile e fa scattare il diritto al recupero della pensione non dovuta e tenuta riservata fino a ora. La suprema Corte di Cassazione respinge le richieste di considerare la pensione correttamente pagata fino al mese precedente le nuove nozze e pertanto di negare all’Inps il diritto di chiedere il rimborso dei pagamenti precedenti.
L’emersione delle nozze a livello di anagrafe comunale diventa una batosta per gli interessati, soprattutto quando essa si palesi dopo sette/otto anni dalla celebrazione religiosa. Una pensione, ad esempio, di 800 euro al mese comporta la restituzione di 83 mila euro.