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 2020  settembre 16 Mercoledì calendario


Periscopio

Stefano Caldoro (il suo prossimo avversario alle elezioni regionali ndr) è un pastorello del presepio di San Gregorio Armeno. Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. Corsera.
La magistratura dovrebbe essere un ordine, un corpo dello Stato, e invece è diventata un potere. Ma l’unico potere dovrebbe essere quello del Parlamento. Giulio Sapelli, storico dell’economia (Stefano Zurlo), il Giornale.

Gassman era uno che incuteva terrore. A 18 anni mi ha fatto piangere. Urlava, ti distruggeva con un modo lessicale. Diceva «io sono democratico ma un assetato di sangue». Faceva paura, da raggelare il sangue. Giulio Base, regista, allievo e amico di Vittorio Gassman (Stefano Baldolini), Huffington Post.

Non ho mai voluto fare il direttore. Eugenio Scalfari mi chiamò una mattina alle 9 da un albergo parigino dove non era mai stato prima. Già questo mi parve una stranezza. «Tra tre mesi ti trasferisci in Piazza Indipendenza, nella mia stanza». «Sei matto?». Fare il direttore era l’ultima cosa che mi passava per la testa. Preferivo esercitare la mia curiosità viaggiando. E poi non ne avrei avuto le qualità. Nonostante avessi fatto il militare, sarei stato più un compagno di lavoro che un comandante, e non è il modo migliore per prendere decisioni ed essere obbediti. Bernardo Valli, inviato speciale internazionale (Simonetta Fiori), la Repubblica.

Io, ex Guardasigilli, al contrario di molti, dico che la trattativa Stato-Mafia c’è stata. Ma, se era per evitare un danno, dov’è lo scandalo? Lo scandalo è che la neghino. La domanda è: la trattativa ha impedito nuove stragi? No. Vedendo i cedimenti dello Stato, Riina ordinò: «Bisogna dare ancora un colpettino». E sono seguite le bombe di Milano, Firenze e Roma. Chi si fa pecora, il lupo se la mangia. Claudio Martelli, ex delfino di Craxi (Giancarlo Perna), la Verità.

Ci sono delle riforme che non hanno costi, ma non si fanno. Allevierebbero le tensioni prodotte dalle mancate riforme costituzionali, a cui ci si è dedicati per quaranta anni senza successo: in assenza della modernizzazione dei «rami alti», modernizzare almeno i «rami bassi». Queste riforme non richiederebbero referendum, sono reclamate a gran voce tutti i giorni, ma senza successo. Sabino Cassese. Corsera.

Alla fine degli anni Novanta, a testimonianza di come la censura italiana impedisse agli italiani di conoscere la verità sulla dittatura comunista sovietica, una prefazione di Gustaw Herling a una nuova edizione Einaudi dei Racconti della Kolyma che metteva in luce le analogie tra i «gemelli totalitari», il nazismo e il comunismo, venne bruscamente rispedita al mittente e prima di morire Herling dovette pubblicare quello scritto presso una piccola ma combattiva casa editrice di Napoli, «L’ancora del Mediterraneo«. Alberto Ronchey e Pierluigi Battista, Il fattore R. Rizzoli, 2004.

Veniamo così al match fra me e gli esponenti del sindacato Rai. Sbrigate le presentazioni e i preamboli, il giornalista Di Trapani, il Segretario, tutti i suoi lo chiamano così con un’implicita S maiuscola, si toglie con calcolata calma i molti anelli che ha sulle dita e li dispone davanti a sé accanto al cellulare silenziato, come a prepararsi a uno scontro a mani nude. Mi guarda con un sorriso sfidante: «Allora, vorremmo che tu ci spiegassi il tuo programma. Prego». Carlo Verdelli, Roma non perdona. Feltrinelli, 2019.

Ho avuto una bellissima infanzia schizofrenica. A 6 anni vidi che la penna scriveva. Avevo trovato la via di uscita. La nonna materna ad Assisi ci menava con il rosario, per lei tutto era peccato: la risata, l’altalena, l’orlo delle mutandine. I nonni toscani, anarchici, vivevano di opere liriche. Barbara Alberti, scrittrice (Stefano Lorenzetto). Corsera.

Ricordo ancora quando negli anni 70 Galimberti insegnava filosofia al mio liceo a Monza e scriveva per il Manifesto. Da bravo comunista, Umberto Galimberti citava la XI Tesi di Marx: non bisogna interpretare il mondo ma cambiarlo. Adesso invece scrive opinioni su Repubblica, e dispensa consigli filosofici su appuntamento. Renato Farina, Libero.

Incontrai alle Olimpiadi di Berlino Ondina Valla, prima della finale degli 80 metri a ostacoli. Le dissi: «Abbiamo sentito tanti inni, ma non ancora l’inno italiano...». Vinse clamorosamente e grazie a lei ascoltammo la Marcia Reale all’Olympiastadion, uno stadio meraviglioso. Era la prima volta che una donna italiana conquistava una medaglia d’oro olimpica. L’organizzazione tedesca era perfetta. Avevo studiato il tedesco, amavo la loro cultura, anche se ovviamente non i nazisti di cui ancora si capiva poco. Eravamo prima dell’Anschlüss. Pensavamo che non avrebbero scatenato la guerra. Marida Recchi, 102 anni (Aldo Cazzullo). Corsera.

Certo ho composto anche una ballata per Che Guevara. Il ribelle che lascia la Cuba di Castro e il potere per continuare a combattere. In Mozambico, in Bolivia, dove lo ammazzarono. Ma se avessi discusso con il Che, non ci saremmo trovati d’accordo. Tra l’altro è nato il 14 giugno. Come me e come, purtroppo, anche Trump. Francesco Guccini, cantautore (Aldo Cazzullo). Corsera.

Non possiamo mai eludere totalmente le incertezze che caratterizzano lo stato di natura descritto da Hobbes, e possono essere illustrate dal Far West, dalla paura dei passi che sentiamo alle nostre spalle quando percorriamo di notte una strada deserta di una grande città o (per citare lo stesso Hobbes) dalla necessità di chiudere a chiave la porta di casa. Kenneth Minogue, Breve introduzione alla politica. IBL Libri.

Di solito, quando parliamo del fanatismo, abbiamo in mente i fondamentalisti religiosi o politici che vogliono un regime totalitario. Ma c’è anche un fanatismo laico che vuole dittature. È il fanatismo ambientalista e no global e perfino il fanatismo delle squadre di calcio. Amos Oz, scrittore israeliano (Wlodek Golkorn). la Repubblica.

Ne L’imitatore di voci, che è uno dei testi più famosi di Thomas Bernhard, si racconta di un personaggio che riusciva a imitare le voci degli altri, ma si dimostrava del tutto incapace e interdetto quando gli si chiedeva di imitare la propria. Luca Beatrice. Il Giornale.

La società civile ha un ruolo cruciale nel chiedere un progetto di giustizia internazionale. Uniamo le forze, pretendiamo che i giudici non vengano scelti dai governi ma da una Internazionale dei giudici. E non dimentichiamo la lezione di Mandela: la giustizia non solo punisce, ma riconcilia. Daniele Archibugi, Delitto e castigo nella società globale. Castelvecchi.

Chi mi presenterà Dio? Roberto Gervaso.