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 2020  settembre 16 Mercoledì calendario


Dall’asta dell’Enoteca Pinchiorri 3,3 milioni

Previsioni ampiamente superate per l’asta battuta ieri a Londra di alcuni vini dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze. Le 2.500 bottiglie (delle oltre 60 mila di sua proprietà) affidate da Giorgio Pinchiorri alla Zachy’s di New York hanno fruttato 3,3 milioni di euro, stando ai calcoli del sito specializzato Winenews. Russi e cinesi, secondo indiscrezioni, gli acquirenti di gran parte degli 864 lotti che alla vigilia erano quotati un 30% in meno. 
Le performances maggiori ed è un bel segno per l’enologia italiana sono state dei vini da invecchiamento piemontesi e toscani: poco più di 20.000 euro per una bottiglia di 15 litri di Masseto 2014; 6.700 euro per una cassa da sei di Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno 2013. I vini di di Borgogna e Bordeaux hanno ovviamente spuntato come previsto – i prezzi più alti, ma con incrementi sulla base d’asta minori degli italiani. 
PIÙ CARI
Le tre singole bottiglie aggiudicate al prezzo più alto sono state una Vosne Romanee Cros Parantoux 1985 di Henri Jayer (80.600 euro), quindi la magnum di Musigny 1990 di Georges Roumier (51.000 euro) e l’imperiale (6 litri) di Petrus 2009 a 45.700 euro. Tornando agli italiani, ottimo il dato dell’imperiale (6 litri) de Le Pergole Torte Riserva Montevertine 1990, aggiudicata a 6.450 euro. Da segnalare anche le due magnum di Barolo Bartolo Mascarello 1990 – Etichetta d’Artista, a 4.800 euro; le tre doppie magnum di Solaia 2015 di Antinori e le 12 bottiglie di Sassicaia 2016, a 3.000 euro. 
Quindi la jeroboam (5 litri) di Tignanello 1978, ancora di Antinori, battuta a 2.700 euro; le 7 bottiglie di Brunello di Montalcino Cerbaiola (del 1985 e del 1988) di Giulio Salvioni (1.750 euro) e le 6 bottiglie di Barbaresco Sorì San Lorenzo Gaja 2015 (1.600 euro). Buon prezzo, fuori area classica, per le 3 bottiglie di Amarone della Valpolicella 1995 di Romano Dal Forno (1.200 euro). 

LA SODDISFAZIONE
Insomma, l’asta è stata un tale successo che sicuramente Giorgio Pinchiorri non si sarà pentito di aver venduto una minima parte di quella che continua ad essere la più ricca carta dei vini di ristorante del mondo. «Prima di vederle uscire dalla mia cantina le ho baciate una ad una e ho pianto, sia con gli occhi che con il cuore», aveva detto alla vigilia dell’asta. «Ma la prima cosa che farò ora sarà liquidare gli arretrati ai dipendenti nella busta paga di dicembre. Questi soldi ci aiuteranno anche nel 2021, perchè la crisi ci stangherà almeno per i primi sei mesi», conclude.