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 2020  settembre 16 Mercoledì calendario


Assange come El Chapo: questo lo aspetta negli Usa

È la più dura tra le prigioni di massima sicurezza negli Stati Uniti. Si chiama Adx Florence, si trova in Colorado e vi sono rinchiusi criminali violenti come El Chapo, Unabomber e Zacarias Moussaoui, l’unico finito in galera per gli attentati dell’11 settembre. È in questa prigione che Julian Assange rischia di finire, se gli Stati Uniti riusciranno a estradarlo e condannarlo per la pubblicazione dei documenti segreti del governo americano, che hanno permesso di rivelare crimini di guerra e torture in Afghanistan e in Iraq e le identità dei 779 detenuti di Guantanamo.
A spiegare che il fondatore di WikiLeaks rischia di essere sepolto a vita in questo penitenziario è stato ieri Eric Lewis, avvocato americano che ha difeso vari prigionieri nel lager di Guantanamo. Lewis è uno degli esperti chiamati a testimoniare dalla difesa di Julian Assange, durante il processo di estradizione attualmente in corso a Londra. L’avvocato statunitense ha chiarito che, al momento, non c’è la certezza che Assange finirà nella stessa prigione de El Chapo, perché la decisione ultima sulla destinazione dei condannati spetta allo U.S. Bureau of Prisons, ma se gli Usa lo condanneranno a una pena estremamente severa, come quella che rischia – 175 anni – è probabile che finisca nel Colorado, considerando che il governo americano accusa Assange di aver gravemente danneggiato la sicurezza nazionale. Le condizioni di detenzione in questo penitenziario sono così estreme che sono finite spesso nel mirino delle organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, e dei media, come il New York Times. Ma, anche prima della sentenza, la situazione di Julian Assange sarebbe molto seria, secondo Eric Lewis. Se infatti l’Amministrazione Trump riuscirà a ottenere l’estradizione dall’Inghilterra – dove il fondatore di WikiLeaks si trova, in prigione nell’istituto di massima sicurezza di Belmarsh, in attesa che la giustizia britannica decida il suo destino – Assange finirà, in tutta probabilità, in custodia cautelare nell’Alexandria Detention Center, in Virginia, in attesa del processo. È il penitenziario in cui in passato si trovavano criminali come Zacarias Moussaoui e Robert Hanssen, condannato a quindici ergastoli per spionaggio.
Anche qui le condizioni saranno molto dure: uno stato di isolamento per 22 ore al giorno in una cella delle dimensioni di un parcheggio, con il rischio di misure speciali tipo quelle che prevedono l’ora d’aria solo di notte, quando nessun altro detenuto si trova nei paraggi, senza possibilità di esercizio fisico all’aperto o di accesso all’aria fresca, impossibilità di comunicare con gli altri detenuti e i contatti familiari generalmente ridotti a una telefonata di quindici minuti al mese. “Reporters Sans Frontières è preoccupata per le condizioni di Julian Assange nella prigione di Belmarsh, aggravate dal rischio Covid, ma queste condizioni impallidiscono al confronto di quelle che Assange si troverebbe ad affrontare se estradato negli Usa”, dichiara al Fatto Rebecca Vincent, direttore delle campagne internazionali di Reporters Sans Frontières, che monitora il processo di estradizione. Vincent ci dice che il caso deve essere chiuso: “Julian Assange deve essere rilasciato immediatamente”.