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 2020  settembre 16 Mercoledì calendario


I mille quesiti dei miei piccoli alunni

“Maestro, ma l’Azzolina vuole che prendiamo i fogli di carta?”. Nell’anno scolastico 2020/2021 il nome più citato dai miei alunni in questi primi due giorni di scuola è quello della ministra dell’Istruzione. Fino al mese di marzo neanche sapevano chi fosse, ora tutti i bambini la conoscono. Nel bene e nel male: se devono fare l’intervallo seduti è “colpa” della Azzolina così come la ringraziano perché ha detto sì al rivedersi tutti insieme in presenza. La prova del nove finora è andata bene. Per una settimana noi insegnanti abbiamo studiato ingressi, uscite, percorsi; appeso cartelli per ricordare la necessità del distanziamento di un metro tra l’uno e l’altro; preparato il gel igienizzante in classe; appiccicato a terra bollini che indicano dove deve stare il banco. E ora che è suonata la prima e anche la seconda campanella, è arrivato il momento della verifica.
Alle 8,30 noi maestri siamo già tutti a scuola con tanto di mascherina chirurgica sulla bocca e il naso. Ce le avevano promesse e sono arrivate. Anzi a chi ha chiesto la visiera, pur non essendo insegnante di sostegno, è stata comunque comprata. La porta per far entrare i bambini non è più una ma sono quattro e ad aprirle non è solo la bidella ma anche noi insegnanti. La prima classe accede da quella che fino allo scorso anno era la sala mensa; la seconda e la quarta dall’ingresso principale ma in momenti diversi; la terza raggiunge la sua aula attraverso la palestra e la quinta ci arriva dalle scale anti-incendio. In pochi minuti son tutti in classe con tanto di mascherina fornita dal Commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri. Non ci credevamo che sarebbero arrivate e invece almeno per i primi due giorni ogni alunno e ogni maestro l’hanno avuta. “Maestro ma ora quale mettiamo, la nostra o quella che ci ha dato la scuola?”. Risposta difficile visto che ufficialmente potrebbero usare anche la loro purché sia sanificata ogni giorno. Ma chi controlla che sia stato fatto e come? Meglio tagliar corto: “A scuola usate quella chirurgica”.
E la febbre? “Bambini l’avete provata a casa?”. Pronta la risposta: “Certo. Io ho il termometro a pistola”, dice Michael. “Io ho ancora quello vecchio, invece ma mamma dice che è meglio”, spiega Alice. Chissà qual è il migliore: non sta certo al maestro dirlo. Il nostro compito è un altro e in questi primi giorni di accoglienza la parola d’ordine è: emozioni.
Con le colleghe abbiamo scelto di spiegare le regole ma soprattutto di fermarci a parlare dei sentimenti che i bambini hanno provato nei mesi scorsi, affrontando persino il tema della morte. Abbiamo deciso di riflettere con i bambini su tre parole chiave che ci accompagneranno in questa prima settimana: serenità, pazienza, divertimento. Le filastrocche di Roberto Piumini ci aiutano. Così anche Gianni Rodari.
Gli occhi di Lucia, Donato, Marco, Chiara, William e degli altri sono sgranati. Una volta seduti al banco finalmente rivedo il loro volto, il loro sorriso, le smorfie, il ghigno beffardo. Qualcuno ha avuto l’ordine dai genitori di tenere la mascherina sempre. Provo a spiegare che non serve ma la paura vince sulle mie parole. E la distanza? Quella c’è, quasi sempre. Quasi, perché Mirko non vede bene la lavagna e non può che spostarsi un pochino. Nicolas ha il sole che entra dalla finestra puntato proprio su di lui e non resta che accorciare le distanze. E poi l’istinto di alzarsi dal banco per andare a dire qualcosa all’orecchio del compagno non lo ferma nessuno, nemmeno il mantra di noi insegnanti. I più diligenti a ogni passo alzano la mascherina ma c’è anche chi è distratto e raggiunge il banco (non abbiamo la cattedra per fortuna) del maestro senza che me ne accorga.
Alle 10 tutti in bagno. Rigorosamente in fila, sempre lontani l’uno dall’altro. Almeno ci si prova. Il corridoio è così corto che se dovessero mettersi proprio a un metro di distanza vedrei solo una parte della fila, perdendo di vista qualcuno. E l’intervallo? Fuori, all’aperto. Almeno finchè si può. Unica regola: tutti divisi, nessuna classe può incontrarsi. Nessun bambino di quarta può giocare con il compagno di quinta. Addio alla comunità scolastica. La sicurezza vince sulla pedagogia, ahimé!
Li osservo, si divertono comunque ma qualche dubbio c’è: “Maestro ma come mangio la merenda con la mascherina?”. Me l’aspettavo questa domanda: “Puoi toglierla in questo momento”.
Alle 12,30 la campanella di fine scuola. Si esce sempre a distanza: la mia classe, una quinta, si è già organizzata in maniera autonoma ma anche stavolta il metro mentre si scendono le scale diventa 80-70 centimetri. Forse anche 60. Impossibile riuscire a tenere a bada il primo della fila e l’ultimo. Impareranno, pian piano. L’educazione è l’arte della pazienza.
Anche oggi è andata. Domani s’inizia con la mensa. No pardon, con il lunch box. I bambini mangiano in classe. Ancora non ho capito chi dovrà pulire i tavoli prima e dopo il pranzo. Qualcuno dice che toccherà a me farlo. Credo che forse sia un compito della bidella o degli addetti alla refezione. Forse dovrei fare come i bambini: chiederlo alla Azzolina.