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 2020  settembre 15 Martedì calendario


In mostra a Malmö alcolici da horror

Dal Museo del cibo disgustoso è difficile aspettarsi una rassegna dedicata alla nouvelle cuisine. Ma la mostra temporanea inaugurata nei giorni scorsi a Malmö, in Svezia, è davvero singolare: gli alcolici più bizzarri del mondo, a volte dei distillati davvero rivoltanti, sono i protagonisti di un percorso – per fortuna non sensoriale – che si snoda tra storia e tradizione, comunque sconsigliato ai deboli di stomaco.
Nel museo svedese ci si può imbattere in alcolici singolari, ma il fiore all’occhiello dell’esposizione è una grande brocca ripiena di un liquido paglierino, semitrasparente: è probabilmente il prodotto che ha messo maggiormente a dura prova i visitatori. Tenetevi stretti, si tratta di un vino ottenuto da escrementi umani. «Ma si tratta di un prodotto della medicina tradizionale coreana», precisa Andreas Ahrens, il curatore della mostra, che si è occupato in prima persona della fermentazione. «Non è quindi di uso comune: diciamo così che è una bevanda storica, usata per curare contusioni o fratture. Insomma, una medicina».

Ma la rassegna di alcolici bizzarri è ricca e variegata. Ci sono alcuni esempi di birra, come quella ottenuta dai testicoli di balena islandese; oppure una scozzese che ha un livello alcolico del 55% ed è venduta all’interno di uno scoiattolo tassidermizzato. Sul fronte enologico ci si può imbattere nel pruno, il vino delle prigioni americane, ottenuto dalla fermentazione di diversi frutti; mentre tra i superalcolici c’è un whisky islandese affinato con sterco di pecora. Non ci sono solo questi casi limite, ma anche prodotti che, come spiegano gli organizzatori, nei loro Paesi hanno un grande successo, mentre all’estero non sono considerati allo stesso modo: dal Waragi, un gin dell’Uganda, all’italiano Fernet Branca, fino alla sua versione danese, il Gammel Dansk. «In Scandinavia è un amaro comune», sottolinea Ahrens, «ma nel resto del mondo è considerato piuttosto disgustoso».

Ed è proprio questo il concetto che sta alla base del Disgusting Food Museum, fondato dallo psicologo Samuel West: ciò che è delizioso per una persona può essere rivoltante per un’altra e il museo invita i visitatori a esplorare il mondo del cibo e sfidare le loro nozioni su cosa è e cosa non è commestibile. «Cambiare le nostre idee di disgusto», si legge sul sito del museo svedese, «potrebbe aiutarci nel futuro ad abbracciare gli alimenti sostenibili dal punto di vista ambientale».