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 2020  settembre 15 Martedì calendario


Mattia Santori, niente idee ma confuse

Se la fase peggiore dell’emergenza sanitaria sembra passata, quella delle Sardine sembra essere appena iniziata.
Si potrebbe dire che dalla foto col duo Benetton-Toscani in poi, s’è capito che intorno a Mattia Santori bisognerebbe istituire una specie di zona rossa, isolarlo, capire se il ceppo anti-casta sta mutando e lasciarlo libero solo quando pare sentirsi meglio. Voglio dire, dopo la faccenda del Ponte Morandi forse anche Fabrizio Corona avrebbe trovato inopportuno farsi ritrarre con Benetton, ma lui non c’è arrivato. Poi è andato ad Amici facendosi migliaia di nemici, il 16 maggio ha riempito di piantine piazza Maggiore per un’iniziativa a sostegno dell’aria pulita dopo due mesi e mezzo di lockdown, cioè nell’unico momento in cui c’era un’aria vagamente pulita. Quest’estate è sparito, probabilmente impegnato in un torneo nazionale di frisbee o ad assecondare il suo animo vagabondo. I riferimenti sono ovviamente alla sua spassosa agiografia pubblicata a fine estate sulla pagina delle Sardine, quella in cui veniva descritto come una strana figura a metà tra Winston Churchill e Enzo di Un sacco bello, un po’ statista di spicco e un po’ groupie degli Inti Illimani. Agiografia che ovviamente era scritta da Mattia Santori stesso, un po’ come quelli che hanno pubblicato un libro sulla corretta toelettatura del cocker spaniel e si scrivono da soli una pagina Wikipedia che ha dodici paragrafi, più di quella di Hemingway. Comunque, l’agiografia di per sé non era un peccato grave, ma era evidente indizio di un ego che sta lievitando. Alla sardina Santori, è evidente, la scatola sta ormai stretta e le piazze stanno ormai larghe, dunque cerca una sua collocazione. Che al momento, sembra essere “anti-qualcosa, purché mi si noti”. Il problema è che al momento si nota più la sua assenza che la sua presenza. Ad esempio, ha fatto notizia la sua assenza in piazza Santi Apostoli a Roma, dove domenica si svolgeva la festa del “Così No”, a sostegno del no al referendum. C’erano le altre sardine Jasmine Cristallo e Lorenzo Donnoli ma lui, saputo che il pubblico, scarsissimo, era già tutto per il No, nel senso che “No, alla manifestazione non ci vengo”, ha dribblato la figuraccia e da frontman delle Sardine è diventato, al massimo, il batterista che salta un giro perché la sera prima s’è ubriacato. “Hanno soppresso il suo treno”, ha scritto qualcuno. Certo, magari aveva anche il corso di pilates e gli era morta nonna. Ed è un vero peccato, perché la piazza attendeva le sue spumeggianti argomentazioni a sostegno del no, ovvero, come ha spiegato l’altra sera a DiMartedì: “Votiamo no in tanti e più di quello che il Pd pensa, perché nel toccare la Costituzione ci vogliono mani di fata”.
Mani di fata. Detto da quello che ad agosto pubblicava l’auto-agiografia col suo ritratto intento ad ammirare due arcobaleni. Il suo costituzionalista di riferimento sarà Fantaghirò, si presume.
E non spiega molto altro, a parte che “trovo patetico che nel 2020 si debba sbandierare la paura delle destre per giustificare una posizione folle sul referendum”. E quindi dice “no” affermando: “Ce l’ho col Pd che mi chiede di firmare l’ennesimo accordo in bianco con Di Maio, di cui non mi fido”. In pratica, il sì solo per andare contro le destre è folle, il no solo per andare contro Di Maio è saggio. Un avvitamento interessante, tra un po’ dirà che vota “ni” per allinearsi a Martina Colombari, perché di Costacurta non si fida. Ed è così che forte del suo pensiero si è presentato a Cascina, fortino leghista, dove l’attuale candidata della Lega alla presidenza della Regione Toscana è stata sindaco, per essere un po’ anti-qua e anti-là. Si è dunque palesato prima alla manifestazione delle Sardine chiamata “L’AperiCeccardi, le bufale di Susanna”, che voglio dire, tra una “sinistra” che sforna un nome idiota come questo e la Ceccardi, viene voglia di votare la Ceccardi pure ai partigiani sopravvissuti del Mugello. Poi è apparso al comizio di Di Maio, sempre a Cascina, per fare un contro-comizio, indossando fiero la maglietta “Così no”. A quel punto uno si aspettava che Mattia l’anti-qualcosa, la sera, andasse pure alla Festa dell’Unità con la stessa maglietta, ma lì stranamente si è cambiato. Sarà stata colpa dell’ascella pezzata, o forse di una posizione rappezzata all’ultimo, per non infastidire qualche leader di Pd, fatto sta che lì il suo spavaldo “Così No” era stampato al massimo sull’elastico dei boxer.