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 2020  settembre 06 Domenica calendario

I ritardi della giustizia civile costano 40 miliardi

Cosa rende un Paese competitivo? Tra le varie cose, una giustizia efficiente e un sistema efficace di contrasto alla corruzione. Entrambi favoriscono l’attrattività dal punto di vista dello sviluppo di nuovi business (e di quelli già esistenti). Una giustizia italiana più «snella» potrebbe portare a un beneficio economico, in termini di risparmio dei costi, che oscilla fra l’1,3%e il 2,5% del Pil italiano. Tradotto: 22-40 miliardi di euro. Come si spiega? La lentezza della giustizia italiana è uno dei fattori che più viene citato a proposito della ritrosia degli attori esteri a investire in Italia. Basti pensare che in Europa è l’Italia il Paese con il maggior numero di cause pendenti civili e commerciali: nel 2018 erano 3.400 ogni 1.000 abitanti, 2,4 volte la media dei Paesi Ue. Ecco perché, se venissero allineate le performance del sistema di giustizia italiano alla media di Germania, Francia e Spagna, l’Italia sarebbe più attrattiva per i capitali esteri. Un cambiamento che porterebbe fino a 170 miliardi di investimenti stranieri in più.
A fotografare la situazione è la ricerca realizzata da The European House – Ambrosetti, curata da un gruppo di lavoro composto da Valerio De Molli, Jonathan Donadonibus, Federico Jarach, Diego Begnozzi, Silvia Lovati, Chiara Piloni e Carmen Lojacono. Una riflessione, quella sull’efficientamento della giustizia, quanto mai attuale. Ne è un esempio il fatto che l’Unione europea, nell’ambito delle richieste all’Italia per lo sblocco dei 209 miliardi del Recovery Fund, abbia ribadito la necessità di una riforma del sistema giudiziario italiano. La ricerca Ambrosetti sostiene poi che alla riduzione dei tempi della giustizia – fattore chiave per la fiducia nel ciclo economico e per la tutela dei diritti dei cittadini – deve unirsi la lotta alla corruzione. «Siamo certi che la riduzione dei fenomeni corruttivi nel nostro Paese sia importante tanto quanto la certezza del diritto, intesa sia in un’ottica di pena che di tempi certi – è riportato sulla ricerca —. Riteniamo infatti che laddove non c’è certezza del diritto, l’economia e la società non funzionino correttamente come dovrebbero».
La lentezza del sistema giudiziario e la presenza di fenomeni corruttivi hanno infatti un comprovato impatto negativo sia sull’economia italiana che sul benessere dei cittadini. Nel lungo periodo, sia a livello macroeconomico, sia sui comportamenti dei cittadini e sulla società, l’unione delle due favorisce un clima di incertezza e sfiducia che incide sulla capacità imprenditoriale di un Paese. A essere colpite maggiormente sono le aziende, che devono sostenere più alti costi dovuti alla lentezza del sistema, ma anche di natura legale, e l’allocazione e il costo del credito. Ma l’impatto si sente anche sulla natalità delle imprese, sulla loro capacità di entrare nel mercato e sulla loro competitività. La corruzione porta invece a una riduzione della crescita economica e degli investimenti.
Come invertire la rotta? Secondo The European House – Ambrosetti si deve continuare a lavorare sulla digitalizzazione dei processi e sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’ordinamento giudiziario. Tra le proposte c’è anche rafforzare gli strumenti di valutazione della giustizia, l’introduzione di criteri manageriali nella gestione e organizzazione dei tribunali, la separazione dei percorsi di gestione tra nuove cause e cause pendenti e il ricorso alle udienze a distanza grazie al digitale.