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 2020  agosto 01 Sabato calendario


MAria Maddalena, la tredicesima apostola

Per tutti i baby-boomer, ovvero quanti sono nati tra la fine della Seconda guerra mondiale e la metà degli anni Sessanta, Maria Maddalena ha il volto e soprattutto la voce di Yvonne Elliman, che l’ha impersonata nel film Jesus Christ Superstar del 1973, tratto dall’omonimo doppio disco inciso giusto cinquant’anni fa con musiche di Andrew Lloyd Webber su parole di Tim Rice, (molto) liberamente ispirate al Vangelo di Giovanni. Il disco, il film e il musical nel frattempo portato in scena godono tuttora di grande successo (il più recente allestimento è andato esaurito al Barbican di Londra la scorsa estate, mentre Stefano Bollani ne ha riletto la partitura al pianoforte). Nel film, la Maddalena veglia su Gesù addormentato e si interroga su di sé, su come sia cambiata dopo averlo incontrato, su un uomo così diverso da tutti quelli da lei conosciuti ma non amati prima, sull’amore che prova per lui, che vorrebbe confessargli, ma sa di non poterlo fare.
Prostituta redenta, accanto a Gesù durante la sua predicazione e ai piedi della croce, prima testimone della sua resurrezione, quando Gesù le intima di non toccarlo (Noli me tangere, l’episodio tra i più raffigurati dell’iconografia del Cristo risorto): sono questi i tratti che una lunga tradizione ha assegnato a Maria di Magdala. In realtà, questa immagine nasce dalla fusione, se non confusione, di almeno tre figure distinte: l’autentica Maria Maddalena è l’unica tra le donne itineranti con Gesù di cui è riportato il nome in tutti e quattro i Vangeli canonici, probabile indizio di una posizione di spicco tra di esse (e non solo), e che è detta guarita da malattie e demoni grazie a Cristo; Maria di Betania, sorella di Lazzaro, che nella sua casa versa dell’olio profumato sul capo di Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni; infine l’anonima prostituta che nel racconto di Luca cosparge di lacrime e di profumo i piedi di Gesù. L’affinità del gesto (nonostante la diversità di luoghi e interlocutori) ha determinato la sovrapposizione della peccatrice con Maria di Betania, e l’omonimia l’accostamento di entrambe a Maria di Magdala. Un percorso durato qualche secolo e consacrato dalle parole di Papa Gregorio Magno in una omelia: «Questa che Luca menziona come la peccatrice, chiamata Maria da Giovanni, crediamo sia quella Maria dalla quale, come attesta Marco, furono scacciati sette demoni. E cosa sono quei sette demoni se non tutti i generi di vizi?». Una confusione che ha generato una serie di capolavori artistici, letterari e musicali (Jesus Christ Superstar arriva dopo una discreta serie di oratori sei e settecenteschi dedicati alla Maddalena), ma ha attenuato altri aspetti ben presenti ai primi esegeti cristiani, tra tutti il carattere di «apostola degli apostoli», ovvero di colei che per prima è «inviata» (tale il significato del termine greco «apostolo») ad annunciare ai discepoli di Gesù la resurrezione, perché a loro volta portino la buona notizia sino ai confini della terra. Per Ambrogio, Agostino, lo stesso Gregorio Magno, poi, Maria Maddalena rappresenta l’anti-Eva: quest’ultima ha introdotto la morte, la Maddalena ha annunciato la resurrezione.

La moderna critica storica ha da tempo sciolto l’equivoco della sua identità e negli ultimi decenni Maria di Magdala è diventata una bandiera della teologia femminista: in questa chiave ne rilegge la figura e la lunga vicenda agiografica Adriana Valerio, una tra le più importanti teologhe ed esegete italiane (e non solo) nel libro Maria Maddalena (il Mulino). Nella prospettiva femminista, l’importanza della Maddalena tra i seguaci di Gesù (sullo stesso piano, se non addirittura superiore a quello dei discepoli maschi) è stata sistematicamente depotenziata in parallelo all’affermarsi di una struttura ecclesiastica caratterizzata in senso patriarcale (l’identificazione con una prostituta sarebbe l’ultimo tassello di questa dinamica). In altri termini, le successive comunità cristiane non sono risultate all’altezza dell’atteggiamento rivoluzionario di Gesù, che non faceva alcuna distinzione di sesso e di condizione sociale, e si sono invece piegate a riprodurre al loro interno i medesimi rapporti sociali esistenti nelle società del Mediterraneo tardo antico. Nei testi canonici rimangono così solo poche tracce della verità storica e risulta attenuato il primato della Maddalena nell’apostolato, che avrebbe implicato un ruolo attivo delle donne nell’annuncio e nella predicazione (come nel film Mary Magdalene di Garth Davis, con Rooney Mara e Joaquin Phoenix, del 2018). In seguito alla Maddalena venne sottratto anche l’antagonismo teologico con Eva, trasferito a Maria, Madre del Salvatore.
Al contrario, la figura di Maria di Magdala è centrale in alcuni testi provenienti da gruppi cristiani cosiddetti gnostici. In questi scritti, tra tutti il Vangelo di Maria del II secolo, la Maddalena è portatrice di una conoscenza salvifica a lei direttamente rivelata da Gesù, cosa che la pone in diretta contrapposizione a Pietro, simbolo della Chiesa istituzionale che considerava eretici quei gruppi.
La critica femminista vede nell’esaltazione della Maddalena una testimonianza, o quanto meno una possibile eco, della sua particolare vicinanza a Gesù e di un suo ruolo di assoluto rilievo tra i discepoli (va però ricordato che in altri testi la funzione di collettore dell’insegnamento esoterico di Gesù era affidata a Giuda, compagnia forse non del tutto raccomandabile).
Nel complesso sistema gnostico, una donna da associare a Gesù risultava in qualche modo necessaria per ristabilire l’originario equilibrio tra l’elemento maschile e quello femminile che caratterizzava il mondo divino prima della caduta che ha generato il mondo materiale e la condizione di sofferenza dell’umanità. Proprio un tale disprezzo del creato rende impossibile leggere in questi testi qualsiasi implicazione di carattere sessuale nel rapporto tra Gesù e la Maddalena (come invece succede nel Codice da Vinci di Dan Brown): «He scares me so… I love him so» («Lui mi sgomenta così tanto… Io lo amo così tanto»), con la voce di Yvonne Elliman.