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 2020  giugno 30 Martedì calendario


Biografia di Denise Tantucci raccontata da lei stessa

Sarà una lunga estate sui libri. Che si fa fatica a crederci: Denise Tantucci è in circolazione con il film Buio di Emanuela Rossi, in attesa di conoscere il futuro di Tre piani di Nanni Moretti dove è fra i protagonisti, e nella testa ha l’esordio da regista, eppure non cede alla tentazione vacanziera. «Devo pensare alla laurea a dicembre» dice con il piglio deciso l’attrice marchigiana, 23 anni, che vive a Milano con il fidanzato.
Una laurea in fisica, alla Statale: il Cern al posto di un set?
«Provo un’attrazione intellettuale per la fisica, ho l’ambizione di scoprire una nuova particella. E lavorare al Cern magari per un progetto a tempo».
Quale sarà il red carpet per «Tre piani» di Moretti?
«Nessuno di noi sa quali siano i progetti, soprattutto dopo la delusione del non andare a Cannes».
Facilmente sarà sulla Croisette la prossima edizione.
«Noi del cast non la sappiamo, con la pandemia è saltata persino la prima visione collettiva del film, che uscirà nel 2021».
Quanto ci ha messo Moretti a sceglierla?
«E’ stata un’attesa lunga. Ho fatto un primo incontro, poi un secondo provino e ho aspettato due mesi la chiamata. Dopodiché il set è stato pazzesco».
Nessuna soggezione davanti a lui?
«Tutti davanti a Moretti provano soggezione, perché sa fare tutto e conosce qualunque cosa, ma diversamente da quanto si immagini, non giudica l’ignoranza altrui. Ascolta molto, è interessato a chi ha di fronte». 
E’ la storia di tre famiglie, lei ha il ruolo di figlia?
«Non posso dire nulla».
Lo è in «Buio», storia dark con surreale aderenza al Covid-19: come si è rivista dalla quarantena?
«E’ stato strano già alla Festa di Roma, con la storia apocalittica di queste tre sorelle recluse in casa. Un ruolo drammatico, io sono la maggiore, ma anche la madre, e l’amante del padre si intuisce. Un lavoro iniziato mesi prima delle riprese, era necessario che io e le due ragazze più giovani ci conoscessimo, avessimo una confidenza vera prima di entrare nella sceneggiatura. Io non soffro il panico da set, non perdo il sangue freddo». 
E nella relazione sentimentale riesce a tenere in equilibrio lavoro, studio e amore?
«Mi sono trasferito a Milano perché ho bisogno della giusta distanza dal mondo dello spettacolo romano. E all’università ho conosciuto il mio fidanzato: con impegno, viviamo la normalità».
Il successo gliel’ha consegnato la fiction «Braccialetti rossi»: l’è rimasto attaccato addosso?
«E’ stata una fortuna quel progetto, ancora ai provini tutti lo citano. Per fortuna c’è stato Sirene dopo, che mi ha portato fuori».
Ha iniziato a 15 anni a teatro, ha il tempo per vivere più di una vita professionale: ci pensa?
«Sì, infatti la fisica ha il suo spazio. E per questo sto scrivendo la sceneggiatura del mio primo film, con Cinzia Bomoll: saremo entrambe registe. Un’altra strada nuova».