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 2020  giugno 30 Martedì calendario


Che aria tira a Roma, in attesa dei turisti

A vederla così, senza l’assedio dei turisti, Roma è ancora più struggente, con le magnifiche piazze semideserte inondate di luce, i sanpietrini lucidi che incorniciano la scalinata di Trinità dei Monti, i venditori ambulanti che sonnecchiano sulle sedie, i negozi vuoti coi commessi che chiacchierano. Ai tavoli esterni dei ristoranti, i cuochi senza comande osservano i passanti. Finita l’emergenza coronavirus, il centro della Capitale vive sospeso e sogna una ripresa che non è l’orizzonte, un’attesa che la illumina di una bellezza inedita ma che rischia di trasformarsi in dramma per l’economia di una città dove il turismo muove complessivamente 25 miliardi di euro l’anno e rappresenta il 15% del Pil. Oggi la linfa dell’ecosistema urbano sembra fluire attraverso due cerchi concentrici: quello interno, «il centro storico spopolato di giorno e spettrale di sera che è il più grande sito Unesco abitato del mondo», ricorda Stefano Di Niola, segretario della Cna di Roma, e l’anello esterno, i quartieri e le periferie più o meno immediate, dove la vita faticosamente riprende e a volte rifiorisce senza necessità o voglia di spostarsi altrove, e dove la notte riprende quota la movida. 
«I turisti non ci sono, gli impiegati lavorano a casa, i negozi aprono alle 11 quindi non ci sono più le colazioni e i romani se possono vanno al mare: non c’è nemmeno il classico pellegrino, così restiamo in attesa – fa la sintesi Angelo Tranfa, direttore di Canova, storico bar affacciato su piazza del Popolo – Abbiamo aperto il 18 maggio ma da allora la situazione non è cambiata: fatturiamo il 20% rispetto alla fase pre-Covid, lavoriamo in 12 mentre gli altri 25 dipendenti sono in cassa integrazione. Qui l’affitto è di 80 mila euro al mese, senza interventi del governo si rischia una ristrutturazione del personale». All’esterno del locale una decina di taxi è in fila: «Lavoro un giorno sì e uno no – racconta Alessandro Loffreda - se va bene incasso 700-900 euro al mese, prima era il doppio, ma devo pagare benzina, radio taxi, rata della macchina, Inps». «A Fiumicino si arriva anche a tre ore di attesa, qui si può aspettare un’ora magari per una corsa da 5 euro», aggiunge Fabio Grilli. 
Dei 1200 alberghi di Roma solo 200 sono aperti, appena il 16%, una situazione che non cambierà a breve: «Qualcuno riaprirà a luglio, o a settembre, ma la maggior parte preferiranno farlo a marzo-aprile 2021 – anticipa Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma - L’estate è bassa stagione e in queste condizioni aprire ha poco senso. In più le compagnie aree che fanno lungo raggio non ripartiranno prima di ottobre-novembre, e il grosso del turismo per noi viene da quelle rotte, Stati Uniti, Russia, Cina, Sud-est asiatico: siamo abituati a 200-300 mila turisti al giorno, adesso ce ne saranno un migliaio. Noi pensiamo che la ripresa vera ci sarà nel 2022, per questo il governo deve prendere atto che servono interventi nel medio periodo con fondi perduti importanti».
I dati dell’aeroporto di Fiumicino chiariscono la situazione: 13 mila passeggeri rispetto a 150 mila passaggi al giorno registrati negli anni scorsi durante i picchi estivi. Dei 130 voli tra arrivi e partenze, oltre il 50% sono domestici. Seguono Germania e Francia, mentre a Ciampino il traffico internazionale rappresenta il 92% del traffico con Romania, Spagna e Gran Bretagna come mercati principali. I numeri, però, continuano a essere troppo bassi. Secondo l’Ufficio studi dell’Ente nazionale del turismo, a fine 2020 a Roma ci sarà una riduzione del 42,5% dei turisti rispetto al 2019. Ricorda Stefano Di Niola: «Il centro storico sta vivendo un dramma. Non sappiamo quando il turismo ripartirà, quindi serve un sostegno maggiore alle imprese: prolungamento della cassa integrazione, meccanismi diversi per i crediti, ulteriori riserve pubbliche o queste attività moriranno o saranno infiltrate dalla criminalità o saranno a rischio usura». «Il 30% delle attività in città - ricorda - ha chiuso o potrebbe farlo entro fine luglio».
Questa strana stagione in cui soffrono le grandi griffe (il 15 luglio abbasserà le serrande la storica boutique di Gucci di via Borgognona) come i piccoli artigiani, ha due protagonisti: i monopattini, parcheggiati ovunque, e i liceali, che dopo la maturità sciamano in centro come api. La fontana di Trevi è transennata: per evitare assembramenti, è vietato avvicinarsi alla vasca per il lancio della monetina. Dentro il negozio di scarpe Sorè, la responsabile è sconsolata: «Che, non si vede come va? Non c’è nessuno». Dentro il caffè ristorante "Da Claudia", vista mozzafiato sul Pantheon, il direttore Agron Haxhiu sfoglia i libri contabili e scuote la testa preoccupato: «I nostri clienti sono soprattutto turisti, e senza gli incassi sono calati al 10-15% del periodo pre-epidemia: in questa fase non riusciamo a pagare l’affitto e se va avanti così dovremo chiudere». Dei 17 dipendenti, solo tre sono al lavoro. «Continuano parlare di una seconda ondata. È come dire a tutti "state a casa e non spendete": così distruggono l’economia».