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 2020  giugno 30 Martedì calendario


Cosa resta di Londra

"Londra o cara” scriverebbe oggi un giovane Arbasino invece della Parigi o cara che pubblicò nel 1960 celebrando, non so quanto consapevolmente, la fine di Parigi come città-leggenda dei ragazzi italiani, l’Altrove intellettuale d’Europa. Oggi è Londra la capitale che lo shock di civiltà della Brexit sta per imbruttire e degradare, oggi è l’Open Sea di Winston Churchill che sta per chiudersi. Ancora un anno infatti e sarà archiviato il romanzo di formazione dei nostri talenti nelle università inglesi che dall’anno accademico 2021- 2022 si svuoteranno di europei e si riempiranno di cinesi ricchi. E sembra addirittura una ritorsione, ma di quelle autolesioniste, la decisione del governo di Boris Johnson di aumentare da 9 mila a 25 mila sterline la retta annuale per gli europei, compresi gli inglesi non residenti, quelli cioè che pagano le tasse in altri paesi. E il governo ha anche deciso di escluderli dal prestito di Stato senza interessi che copre interamente le spese da restituire solo dopo il 25esimo anno d’età, con una detrazione dai futuri stipendi. C’è dunque ancora un anno per vedere e salutare la favolosa Londra dei 140 mila studenti europei, circa ventimila italiani transazionali che l’Inghilterra prepara per il globo globalizzato. «Ci vedo anche – diceva Umberto Eco – un valore sessuale, o se volete genetico …: perché molti si sono sposati con una studentessa o uno studente locale e se la tendenza s’intensifica, visto che poi nascerebbero figli bilingui, in una trentina d’anni potremmo avere una classe dirigente europea almeno bilingue.” Oggi il mio immaginario giovane Arbasino non ficcherebbe il naso nei portichetti bassi di Port Royal a Parigi, ma a Bloomsbury nel Portico grecheggiante di Ucl, University College London, 29 premi Nobel, e poco più in là nella lugubre Soas, dove si formano gli orientalisti.
"Londra o cara” dunque, per archiviare il quadro mentale del mondo che cerca il mondo fuori di sé a South Kensington dove c’è, immenso e solenne, l’Imperial College. Invece di sorprendere Simenon dal barbiere e di infilarsi in casa di Céline o di Aron, Arbasino accenderebbe la conversazione con “vedove abusive” e “donnette insignificanti ma potentissime” nel Golden Triangle: Cambridge, Oxford e la London della School of Economics e del King’s College con il suo famoso dipartimento di War Studies a due passi dal Palazzo di Giustizia. E ci sono pure le stanze dei Barristers nel bellissimo Middle Temple, dove però nessun avvocato difenderà Londra da Johnson – un bellissimo pasticcio di origini, anche ebree e turche – che sta attaccando la sostanza della sua storia. Vuole infatti toglierle i ministeri e spostarli in altre città, come tentò la Lega di Bossi e Maroni quando aprì dei ridicoli pied-à-terre ministeriali a Monza. Nel cuore del nazional-populismo c’è lo Stato contro le città Stato, l’Inghilterra contro Londra, la Spagna contro Barcellona, la Francia contro Parigi e … l’Italia contro Milano.