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 2020  giugno 30 Martedì calendario


Il morbo che spaventa Arezzo

In piazza Grande ad Arezzo non si vede un cane senza guinzaglio. Esemplari piccoli e grandi attraversano il cuore afoso della città ben accostati ai loro padroni. «Questa storia del gatto è un gran casino. Se lo lascio libero me lo portano via», sintetizza un uomo guardando il suo bastardino un po’ agitato dalla stretta. La “storia del gatto” è di quelle che al bar devi farti spiegare e rispiegare. Troppo complicata. «Sì, assurda, e poi proprio qui da noi. Chissà come mai», è il commento tra i tavolini della “Bottega di Gnicche”. Un perché però non c’è. È solo un caso se 18 anni dopo la prima e unica volta che è stato isolato al mondo, nel Caucaso, un tipo di lyssavirus parente di quello che provoca la rabbia sia saltato fuori nella città toscana. Per di più in un gattino, un esemplare femmina di 2 anni, di una famiglia che abita nella prima periferia di Arezzo. Risultato: riunioni tra ministero alla Salute, Istituto superiore alla sanità, Regione Toscana e azienda sanitaria Sud-Est (che copre questa zona della regione), doppia ordinanza del sindaco che obbliga tra l’altro ad usare appunto il guinzaglio per evitare che i cani vadano in giro e si infettino. Quelli trovati liberi verranno sequestrati e isolati per sei mesi. Si teme che la malattia possa colpire altri animali di compagnia e addirittura passare all’uomo come faceva appunto la rabbia finché non è scomparsa, oltre 50 anni fa. «Nessun allarme, il sistema di sorveglianza ha funzionato», dicono dall’associazione veterinari.
Venerdì 12 giugno la famiglia aretina è rientrata a casa dopo essere stata fuori un paio di giorni. La gattina che avevano adottato dopo averla trovatam sul motore del camper durante un viaggio, di solito mansueta, era diventata aggressiva e ha morso tre membri della famiglia. La sera stessa è stata portata dal veterinario, Paolo Barneschi, pure lui aggredito. «Si vedeva che soffriva ma non si faceva avvicinare, in effetti aveva sintomi compatibili con la rabbia», racconta, spiegando che quella malattia l’aveva solo studiata sui libri. Il dottore ha consigliato una visita in una struttura vicino a Montecatini in provincia di Pistoia, la clinica Valdinievole, dove sono esperti di problemi neurologici. «Abbiamo subito sedato la gattina – spiega dalla clinica Massimo Baroni – Poi è stata fatta una visita e una risonanza magnetica, sospettando una malattia neurologica». L’animale è morto nell’ambulatorio e i veterinari hanno inviato una parte del cervello all’Istituto zooprofilattico delle Venezie a Padova. Qui è stato isolato il virus ed è subito partito l’allarme. È scattata la profilassi per 13 persone, cioè 3 membri della famiglia proprietaria della gattina, il veterinario di Arezzo e 9 addetti della clinica Valdinievole, che non sono stati morsi ma hanno maneggiato il gatto. Anche se il virus non è quello della rabbia è un suo parente stretto (appartiene allo stesso genere) così il dipartimenti di prevenzione della Asl Sud-Est ha fatto fare a tutti il vaccino contro questa malattia, e ha pure avviato un trattamento con immunoglobuline. La possibilità che la malattia sia passata a queste persone è considerata remota ma è meglio non rischiare. Tra l’altro, va ricordato, la rabbia può passare dagli animali all’uomo ma non da persona a persona.
Ma la Asl si sta occupando anche di capire da dove arriva il virus. Vicino alla casa della famiglia c’è un noce dove vive una colonia di pipistrelli, forse attirati da una “bat-box”, sorta di nido usato da questi animali. Si pensa che sia stato uno di questi pipistrelli a mordere la gattina, magari perché è stato aggredito. Nei prossimi giorni arriveranno gli esperti dell’Istituto zooprofilattico per fare dei prelievi ai mammiferi. Si tratta di una specie protetta e la legge vieta abbattimenti, anche per motivi sanitari. Intanto ieri il cane e alcuni gattini della famiglia sono stati portati al canile comunale. La legge prevede che in caso di sospetto gli animali siano confinati per ben 6 mesi, anche se l’incubazione della malattia è di 3 settimane. Chi li segue deve seguire misure stringenti per evitare il contagio.
Il sindaco Alessandro Ghinelli ha poi fatto le due ordinanze. La prima appunto per sequestrare gli altri animali della famiglia, la seconda per far accalappiare tutti i cani vaganti. I possessori devono denunciare se il loro animale scappa o ha sintomi. Quello che sta succedendo ad Arezzo spinge molti a richiedere la vaccinazione anti rabbica per il loro cane. «Oggi abbiamo praticamente soltanto risposto al telefono per fissare appuntamenti per il vaccino», raccontava ieri un veterinario. Meglio non rischiare.