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 2020  giugno 29 Lunedì calendario


Vita di un uomo gentile, Stan Laurel

In Italia l’Attore/Regista Famoso (ma anche la mezza calzetta che ha fatto due film che hanno visto in sedici) ha un tempo di attenzione della durata iscrivibile tra i dieci e i quindici secondi. Poi le sue pupille si spostano a destra o a sinistra (dipende da chi inquadra dietro le tue spalle di più interessante/utile/gratificante/bona) escludendoti così dal suo panorama visivo, un nanosecondo dopo anche da quello cerebrale e chi se ne frega di quello che gli stavi dicendo. Né c’è più modo di recuperare, sei fuori, time out, puoi richiudere la bocca. O sventoli alla svelta un succoso contratto cinematografico o sei marchiato come un Trasparente. Un Trasparente appartiene a quella triste, grigia casta di paria che si chiama “gente comune” cui sorridere, firmare l’autografo dal red carpet, poi ciascuno nella casta sua, io alle feste di Sorrentino, te in tre camere e cucina.
Leggendo questa bella biografia di Stan Laurel, anzi, Staglio (fatemelo chiamare Staglio, lo chiamo così da quando avevo sei anni) quello che mi ha più fatto fare le fusa, ma non avevo dubbi, è stato scoprire che Stanlio fece reinserire il suo numero (no, dico, quello di un mito) nell’elenco del telefono perché, disse “Chiunque mi cerca per chiedermi qualcosa ha diritto a una risposta, anche di un solo minuto”. E rispondeva a ognuno, affabilmente e nonostante un ictus superato di slancio, finché il fisico glielo consentì. Non solo. Lasciò che il suo indirizzo di pensionato di una carriera stellare, un appartamento vista-mare in un hotel di Santa Monica, fosse conosciuto da tutti, comprese le guide turistiche che lo spiattellavano ai trasportati, col risultato che ogni giorno signori nessuno di tutto il mondo bussavano alla porta per conoscere l’uomo che ha fatto ridere milioni di persone; e pensa un po’, Stanlio in persona li accoglieva, e li faceva accomodare con grande gentilezza, senza seccarsi se le domande erano sempre le stesse “Come hai conosciuto Ollio?”, “Quale film dei tuoi ti piace di più?” e via adorando. Perché Stan Laurel, Staglio, possedeva la Madre di Tutte le Doti, la Salvamondo : la Gentilezza. Per dirla difficile, l’empatia verso l’altro, chiunque sia, specie se ti ama, cioè l’opposto dell’egotismo solipsista autocelebrativo, vedi righe iniziali di questa chiacchierata. Per dirla facile Staglio voleva bene al mondo e il mondo lo sentiva, l’ha sentito. Non si è amati da milioni di persone di ogni età in tutto il Pianeta solo perché hai talento comico e fantasia da riempirci vagoni, insomma sai far ridere davvero (la scrittura di Staglio, il libro ne riporta ampi e documentati stralci, non lascia adito a dubbi). Né si continua, dopo un cambio di secolo, due se ci metti l’anno di nascita, a far ridere persone di ogni età in tutto il Pianeta perché hai la bombetta storta, combini guai e hai l’accento buffo, peculiarità ben condivise dal socio/amico/fratello Oglio, onore ad Alberto Sordi). Quello che davvero continua ad emanare da questi film realizzati eoni fa e penetrati nel cuore della gente per non uscirne più è un rilassante, tenero e nostalgico (specie oggi) effluvio di gentilezza, innocenza, affetto per chi guarda (“Noi volevamo semplicemente far ridere, la gente ha tanto bisogno di ridere quanto di mangiare” dichiarò Staglio e vagli a dare torto). Né c’è il minimo sospetto di insincerità: quelle due facce sono sempre garbate perfino nelle situazioni più sgangherate, se si potesse, uno alla fine della scena entrerebbe ad abbracciarli, quei due, e a ballare con loro un ballo buffo. Raffreddando il calor bianco del mio amore incondizionato per Staglio e Oglio, che mi accorgo sta conducendo questa trattazione verso il pericoloso cratere dell’eruzione sentimentale irrefrenabile (da voi lettori condivisa, immagino, ma che proprio per questo non aggiungerebbe niente di nuovo a quello che già sapete) passerei a note più tecniche. Staglio nel libro dichiara: “Non credo esista una vita migliore che non sia quella di realizzare film comici e di stare seduti a immaginare gag e battute”. Evitando fastidiose avversative politically correct (se uno adora stare in piedi con un braccio imbottito ad addestrare cani lupo, per lui la vita migliore è quella) posso dire per esperienza personale (sostituisci “film” con “strip”) che la mente del Duo che ha divertito tutto il mondo aveva pienamente ragione. E siccome questo mi fa immodestamente sentire Staglio ancora più vicino, passo a esemplificare. Si creano mondi. Continuamente. Nella testa prima, su pellicola (o carta) dopo. È una droga, gratuita e sana. Un bel vivere, soprattutto se poi la gente apprezza, ride e fa suo. Magari uscendone, oltre che divertita, consolata delle mille rogne che ogni giorno ci rompono i coglioni. Alla fine della fiera, del libro e di queste chiacchiere, Staglio era soprattutto grande per questo, perché lui la gente ce l’aveva nel cuore, pienamente e tuttora ricambiato.