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 2020  giugno 29 Lunedì calendario


Come verrebbero suddivisi tra le Regioni i fondi Ue

La mappa del «tesoretto» con cui i presidenti delle Regioni sperano di rafforzare i servizi sanitari è una simulazione, che gira di mano in mano tra le commissioni parlamentari e i palazzi del governo. Una cartina dell’Italia che spiega perché il Nazareno, i governatori del Pd (e non solo loro) sono in pressing sul premier Conte, per convincerlo a dire sì ai 37 miliardi del fondo salva-Stati: quello che per i Cinque Stelle e per la destra è il famigerato Mes.
Nella cartina, che è servita da bussola nelle audizioni parlamentari sul tema, è scritta la quota di fondi che toccherebbe a ciascuna Regione, calcolata prendendo come base i parametri 2020 del riparto del Fondo sanitario nazionale. E dunque senza contare l’eventuale quota per lo Stato centrale. Alla Lombardia, che più ha sofferto la violenta aggressione del Covid-19, la simulazione assegna il 16,64% del totale, oltre sei miliardi. Il che spiega perché il presidente Attilio Fontana abbia detto in tv che «senza condizioni, nessuno si può lamentare se vengono date delle risorse». Toni molti diversi da quelli con cui Matteo Salvini respinge come «una trappola» i soldi del Mes.
Discorso analogo per Luca Zaia, il quale grazie alla capacità di spendere i fondi è riuscito a contenere il virus molto meglio di altri territori. Il presidente del Veneto, leghista anche lui, non ha mai detto un no forte e chiaro e rimanda una presa di posizione ufficiale a quando ci sarà il dibattito parlamentare. Comprensibile, visto che alla sua Regione andrebbero tre miliardi e spiccioli.
Nel Pd c’è chi pensa che presto anche Zaia chiederà al governo di rompere gli indugi, a costo di mettere con le spalle al muro Salvini. D’altronde chi mai direbbe no a un prestito a zero interessi? Non certo il dem Enrico Rossi, che aspira a mettere nelle casse della Toscana i due miliardi del prestito pandemico: «Ho un piano per gli investimenti sanitari e con quei fondi, discutendo con Bruxelles sulle spese indirette, potrei liberare un miliardo, da spendere per la mobilità pubblica, o per aumentare la sicurezza sul lavoro».
E c’è un altro tema che Rossi ritiene «enorme» e che invita a non sottovalutare: «L’Europa finora è stata solo un mercato. Adesso, invece di chiederci di tagliare le spese per la sanità, investe sullo stato sociale e ci chiede di prendere i finanziamenti. E noi che facciamo, diciamo no?». L’ultima considerazione del presidente della Toscana, convinto che «anche ai governatori leghisti farebbero molto comodo quei soldi», riguarda il futuro del governo Conte: «Sospetto che tanta contrarietà della Lega e di pezzi antieuropeisti del M5S preluda a una maggioranza diversa».
Molto più cauta la posizione del ministro degli Affari regionali, che tiene conto dei precari equilibri nella maggioranza. Per Francesco Boccia «l’impatto sui territori e sulla sanità sarebbe chiaramente positivo», ma per parlarne ritiene sia «più corretto aspettare la fine della mediazione che il governo sta conducendo in Europa». Il ministero della Salute lavora a un piano «molto consistente» per rafforzare il sistema sanitario nazionale, che avrà bisogno di finanziamenti corposi. Anche per questo Roberto Speranza non si stanca di ripetere che lui, da ministro, è «naturalmente favorevole ad ogni euro che arriva al Servizio sanitario nazionale».
Se Speranza, da capo delegazione di Leu, deve tenere in conto la contrarietà di esponenti di sinistra come Stefano Fassina, Nicola Zingaretti non ha imbarazzo alcuno a invocare i fondi del Mes, sia da segretario del Pd che da presidente di regione. E non solo perché al Lazio toccherebbero tre miliardi e mezzo. Dal Nord al Sud, passando per le isole, se i soldi venissero assegnati con il criterio valido per il Fondo nazionale sanitario – che vanno alle Regioni sulla base della popolazione – la Valle d’Aosta avrebbe lo 0,21%, la Sardegna il 2,74%, la Calabria il 3,19%, la Sicilia l’8,16% e la Campania il 9,30%, pari a oltre tre miliardi.
Il presidente dell’Emilia-Romagna, che guida la Conferenza delle Regioni, invita a prendere le cifre con le molle finché non ci saranno certezze. Ma non sfugge all’analisi: «Quelle del Mes sarebbero risorse straordinarie, mai viste in quelle dimensioni. Permetterebbero alla nostra regione, che già vanta una delle migliori sanità pubbliche, di fare interventi che potrebbero ulteriormente migliorarla e qualificarla».