Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  giugno 29 Lunedì calendario


Le «rime buccali»

I docenti di italiano passano una vita a insegnare ai loro alunni che cos’è la rima baciata e quella alternata di Dante e Petrarca, ma inaspettatamente vengono superati a destra e a sinistra dal Comitato dei tecnici che invita a mantenere un metro di distanza tra le «rime buccali». Niente a che fare con la poesia. Per averne cognizione, bisogna ricorrere alla Treccani e al latino: «rima oris», la rima della bocca, intendendo per «rima» la fessura. Chissà se gli illustri tecnici hanno mai letto un famoso articolo del 1965 in cui Italo Calvino si faceva beffe dell’«antilingua» burocratica (e grottesca) tipica, allora, dei verbali dei brigadieri. Dove «stamattina» diventava «le prime ore antimeridiane» e «accendere la stufa» diventava «eseguire l’avviamento dell’impianto termico». Calvino se la prendeva con il bisogno di rendere artificiale, saturo e incomprensibile ciò che invece potrebbe essere semplice e chiaro. Dopo più di mezzo secolo, ecco non più i brigadieri ma i tecnici iperspecializzati. Ai quali andrebbe ricordato, oltre a Calvino, il consiglio banale delle nonne: parla come mangi. Cioè con la bocca e se possibile non con la rima buccale.