Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  giugno 29 Lunedì calendario

Biografia di Antonio Pappalardo


Antonio Pappalardo, nato a Palermo il 25 giugno 1946 (74 anni). Generale di brigata dell’Arma dei carabinieri, in congedo dal 2006 per raggiunti limiti d’età • «Baffi alla Peppone e sguardo luciferino» (Virginia Piccolillo, Corriere della Sera, 12/10/2017) • «Il generale della rivoluzione trash» (Federico Marconi, L’Espresso, 9/10/2017) • «Dopo essere assurto alle massime cariche delle Forze Armate ha deciso di imboccare la strada della protesta di piazza, sempre rivolta contro il governo di turno» (Huffington Post, 31/5/2020) • «Da anni cerca di ritagliarsi visibilità sul proscenio della politica italiana grazie a sortite di varia natura e riscontri elettorali non all’altezza dei suoi roboanti proclami» (Claudio Del Frate, Corriere della Sera, 30/5/2020) • Già presidente del Cocer, organo di rappresentanza dei carabinieri (dal 1988 al 1991 e dal 1999 al 2000) • Già deputato della Repubblica (dal 1992 al 1994), eletto con i socialdemocratici • Nel 1993 divenne sottosegretario alle Finanze nel governo di Carlo Azeglio Ciampi, ma il Consiglio dei ministri gli revocò il mandato dopo sedici giorni perché condannato a otto mesi in un processo per diffamazione nei confronti dell’ex comandante generale dei carabinieri Antonio Viesti (sentenza poi ribaltata dalla Cassazione nel 1997) • Si è candidato a sindaco di Pomezia, sindaco di Roma, sindaco di Palermo, governatore della regione Umbria, senatore e eurodeputato senza mai essere eletto • «Prima di fondare il movimento Popolari europei, fare l’occhiolino a Sergio D’Antoni e Antonio Di Pietro, candidarsi al Senato con la Lega d’Azione meridionale collegata a Giancarlo Cito, ritornare al Psdi con Franco Nicolazzi, partecipare al V-day e infine aderire al Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo. Anche in questo caso, senza riuscire a essere eletto, ma guadagnando almeno l’investitura lombardiana per la società dello Stretto» (Sergio Rizzo, Corriere della Sera, 29/12/2008) • Famoso per far recapitare alle massime cariche dello Stato finti verbali d’arresto scritti e firmati da lui stesso • È sceso in piazza con il movimento dei Forconi, poi durante la rivolta dei tir nel 2011, da ultimo con un suo Movimento dei Gilet Arancioni • Si definisce «poeta, musicista, scrittore, pittore, saggista, con una vita spesa per gli altri» • «Il merito di averlo reso noto al grande pubblico probabilmente va dato a La Zanzara, la trasmissione di Radio 24 condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo» (Agi) • Sostiene che il coronavirus sia stato tutto un grande inganno e che si può curare con lo yoga. Vuole tornare alla lira. Si oppone al ponte sullo stretto di Messina, ma ne vorrebbe uno tra Tunisi e Mazara del Vallo. È sotto processo per vilipendio al capo dello Stato • «È un cretino. Non si capisce com’è diventato generale dei carabinieri» (Carlo Calenda).
Titoli di testa «Al cellulare del generale Antonio Pappalardo risponde da Bari un suo scagnozzo che cincischia un po’, dice che non hanno tempo da perdere, la manifestazione sotto la prefettura è appena finita e c’era un sacco di gente, sbuffa, si fa richiamare, sbuffa ancora e alla fine, vagamente tronfio, annuncia: “D’accordo, ora glielo cerco...”. Poi rumore di passi in sottofondo, e lo scagnozzo che sussurra: “Generale, c’è Luca Ronconi in linea” Il generale: “Ma che onore... addirittura Luca Ronconi!” (okay, capito: cominciamo male). No, generale: a parte che Luca Ronconi, il famoso regista, è deceduto cinque anni fa, io sono Fabrizio Roncone del Corriere. Lui (deluso): “Mhmm... sì sì, certo, non fa niente”» (Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 1/6/2020).
Vita Figlio di un brigadiere palermitano. «Io non sono nato in un quartiere nobile. Sono nato in mezzo al popolo» • Finite le scuole, Antonio segue le orme del padre. «Frequenta l’Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali di Roma, conseguendo al termine il grado di Tenente dei Carabinieri. Ottiene il suo primo comando in Calabria, dove viene promosso Capitano. Trasferito a Pordenone, si distingue nelle operazioni di soccorso alle popolazioni friulane, colpite dal terremoto del 1976. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Padova e un master in studi europei all’Istituto Alcide De Gasperi di Roma, con il conseguimento del diploma post-universitario, viene trasferito al Comando Generale dei Carabinieri di Roma. Nel grado di Tenente Colonnello viene eletto nel 1988 nell’organismo parasindacale dei Carabinieri (COCER)» (dal sito del sindacato unitario pensionati in uniforme, di cui è presidente) • «Nei primi anni ’90, in un’Italia colpita dalle picconate di Cossiga e attraversata dalla bufera di Tangentopoli, Pappalardo è un assiduo frequentatore dei salotti televisivi. Difende, da presidente del Cocer […], la legittimità di una rappresentanza sindacale per i carabinieri, e non solo. Vuole fare dei carabinieri una forza personale di un leader presidenzialista plebiscitato dalle masse» (Marconi) • Il 27 novembre 1991 partecipa a un convegno a Grottaferrata, in provincia di Roma: «Oggi contano gli uomini e le idee. Cosa volete che importi agli italiani se vincerà questo o quel partito? Agli italiani interessa la cultura. E la cultura dei militari, da troppo tempo accantonata, dovrà essere riproposta. Siamo stati un baluardo contro il comunismo. Siamo stati in trincea contro il terrorismo. Adesso l’Arma vuole essere baluardo contro la degradazione, siamo la linea difensiva della società degli onesti» • «La notorietà garantitagli dalla presidenza del Cocer lo scaraventa nel mondo della politica. Nell’aprile 1992 viene eletto deputato indipendente nelle liste del Psdi. Fonda un suo movimento politico, Solidarietà democratica, con cui si candida senza successo come sindaco di Pomezia nel marzo 1993. Si consola della sconfitta grazie a Carlo Azeglio Ciampi, che il 6 maggio lo nomina sottosegretario alle Finanze nel primo governo tecnico della storia repubblicana» (Marconi) • L’11 maggio il tribunale militare lo condanna a otto mesi di prigione per aver diffamato Antonio Viesti, comandante generale dei carabinieri. Ciampi lo invita a dimettersi, lui si rifiuta. Il 14 maggio Mario Borghezio, in parlamento, chiede che se ne vada. Il 22 maggio il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro in persona gli dice: «Ingoia il rospo e dimettiti» • Lui dice: «Mi fecero fuori perché da sottosegretario alle Finanze volevo stanare gli evasori, a partire dagli imprenditori lombardi» • Decide di candidarsi alle comunali di Roma, ma ottiene percentuali da prefisso telefonico. Il suo movimento, Solidarietà democratica, finisce nelle carte della procura di Palmi, che lo accusa di collegamenti con la massoneria. Il suo candidato Sallustio Salvemini è rinviato a giudizio (il caso sarà archiviato nel 1998). Lui, che ufficialmente non viene mai indagato, spiega: «Massone? Odio i massoni» • Nell’aprile 1994 scade il suo mandato da parlamentare. «Porta a casa un vitalizio e tanta voglia di fare ancora politica. A giugno 1994 si candida, ancora una volta senza successo, alle elezioni europee come indipendente nelle liste di Alleanza Nazionale. Decide così di rientrare nei ranghi dell’Arma dei Carabinieri e riprende l’attività nel Cocer» (Marconi) • Sono anni chiave per i carabinieri. Il Parlamento deve approvare la trasformazione dell’Arma nella quarta forza armata italiana, dopo esercito, marina e aviazione. Lui, in quei giorni, fa affiggere in tutte le caserme un documento dai toni golpisti intitolato Relazione sullo stato del morale e del benessere degli italiani. Resta affisso dal 7 febbraio al 30 marzo 2000, finché l’inserzione a pagamento di un gruppo di poliziotti sui giornali lo rende noto a tutti. Scoppia la polemica • D’Alema, presidente del consiglio, parla di attacco all’integrità dello Stato • Scrive Vittorio Feltri: «Quello che ha scritto il colonnello Antonio Pappalardo non è normale in un corpo fedele nei secoli, ma è pur sempre il testo di un sindacalista, un carabiniere tribuno, ex parlamentare, ex governante, un po’ socialdemocratico, un po’ pattista, infine seguace di Alleanza Nazionale, insomma un tipetto un po’ strambo da prendersi sul serio a metà, come tutti quelli che amano mettersi in vista a ogni costo [...] Per organizzare un colpo di Stato serve ben altro che quattro paginette di appunti di carattere politico: occorre un progetto militare, occorre il consenso di un numero elevato di uomini addestrati e pronti a sacrificarsi. Pappalardo non aveva nulla di tutto ciò, probabilmente neanche la voglia di sovvertire, ma soltanto il desiderio di apparire, anche ai propri occhi, importante, uno che conta. Stare ai vertici del Cocer forse non gli bastava e dopo aver sentito da vicino (nel ruolo da sottosegretario) il profumo del potere mirava a entrare in pianta stabile nella stanza dei bottoni» (Il Giornale, 1/4/2000) • Sia come sia, Pappalardo viene rimosso dal comando del secondo reggimento dei carabinieri di Roma • Nel 2006 è uno dei leader del movimento dei forconi. Nel 2011 è con i tir in sciopero che paralizzano le autostrade italiane. Fonda il movimento dei Popolari europei, poi il Movimento per la liberazione d’Italia, poi torna con i socialdemocratici • Nel 2011 si candida a sindaco di Palermo: dice che vuole abolire la mafia entro sei mesi, presentare un ricorso alla Corte di giustizia europea per rifare il referendum del 1860, sostituire gli assessorati con uno stato maggiore, risolvere il problema dei rifiuti con un dissociatore molecolare. «Sa, io viaggio, e in Germania ho capito». La sua lista si chiama Melograno. «Il simbolo glielo ha suggerito direttamente Dio, “ero a Gerusalemme quando uscii dal Santo Sepolcro e vidi un bambino palestinese mangiare il melograno”, i colori, invece, li ha presi dal cielo visto che è anche astronomo, oltre a essere romanziere, “l’ azzurro perché le stelle azzurre sono le più giovani”» (Caruso) • «Ne ha per tutti, dal Pd a Napolitano, dal M5s agli esponenti del governo. E anche per questo riunisce intorno a sé un universo complesso: dagli indipendentisti di tutta Italia ai nostalgici del fascismo, dai complottisti agli esasperati. Passando perfino per i templari: “Il generale Pappalardo è l’uomo di cui l’Italia ha bisogno” dice uno di loro, avvolto in una palandrana crociata, in un video sui social network» (Marconi) • Lui e i suoi («poche decine di sciamannati», secondo Claudio Cerasa) manifestano sotto Montecitorio. Alessandro Di Battista si sbaglia, pensa siano grillini, prende un megafono: viene fischiato e si dilegua in quattro e quattr’otto • Provano ad arrestare un ex deputato, Osvaldo Napoli, scelto a caso solo perché visto parlare con la troupe di Striscia la Notizia. All’inizio lui pensa sia uno scherzo. «“In base all’articolo 287 primo comma del codice penale… l’articolo 294…”, elenca l’uomo che lo ha fermato leggendo da un foglietto, citando articoli che parlano di usurpazione del potere politico e impedimento dall’esercizio di un diritto politico. Si avvicinano altri, tra cui l’ex generale Antonio Pappalardo, lo circondano, Napoli ancora la butta in burla – “io sono immune, io sono pulito, eh” - ma il tono si fa via via minaccioso – “mi può guardare per cortesia», intima quello che sta leggendo – e culmina con l’annuncio “procediamo al suo arresto in nome del popolo italiano”: in due lo prendono sottobraccio, lo strattonano, lui si divincola, altri urlano “chiamate un maresciallo” e “noi siamo il popolo italiano”. I toni salgono, il gioco diventa di pessimo gusto: a quel punto intervengono alcuni carabinieri che hanno assistito a tutta la scena, Napoli “con scatto da tennista” scappa via. Finisce con undici persone denunciate per manifestazione non autorizzata e l’ipotesi che dal vaglio degli investigatori vengano individuati anche responsabili di violenza privata» (Francesca Schianchi, La Stampa, 15/12/2016) • Danilo Calvino, contadino, leader dei Forconi: «Pappalardo non sta con noi. Si infiltra. Se sa che c’è una protesta, anche di sinistra, arriva. Dice “sono un generale”. Qualcuno gli dà retta. Mica lo puoi cacciare. Ma quando fece quella denuncia contro il Parlamento abusivo e convinse i nostri ad arrestare Osvaldo Napoli, noi passammo i guai, sospettati di eversione, lui niente. Come mai?» • Tenta di notificare un arresto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non ci riesce, gli dà del pagliaccio su facebook e finisce denunciato per vilipendio • «Candidato in proprio o per conto terzi, ma sempre fondamentalmente capopopolo e agitatore in un miscuglio di complottismo e populismo, prima con il movimento dei Forconi, poi durante la rivolta dei Tir, un po’ no vax, un po’ no euro, e adesso vestito come quel barman che compare nella pubblicità dello spritz, con la giacca arancione, la cravatta arancione, perché l’ultima invenzione di Antonio Pappalardo per scendere in piazza e continuare a sentirsi vivo e tosto a 73 anni, è proprio il Movimento dei gilet arancioni, cugini – ha spiegato convinto ai tigì – dei gilet gialli francesi)» (Roncone) • Nel 2020 si candida alla presidenza della regione Umbria. Propone l’espulsione immediata dei clandestini, la messa in regola di quelli, il «pieno riconoscimento della libertà medica in tema di medicina alternativa», l’introduzione dello Statuto speciale, l’abolizione delle tasse, «strumentazioni ad hoc per proteggere gli umbri dalle eccessive radiazioni elettromagnetiche», un Festival di San Francesco da contrappore a quello di Sanremo («con musiche sacre di ogni credo religioso»), «l’affiancamento di quattro angeli custodi a ogni cittadino: poliziotto di quartiere, medico, operatore ecologico e assistente sociale» e il rilancio dell’aeroporto di Perugia come scalo internazionale. Prende 500 voti. «Sono stato totalmente oscurato dai media, fanno vedere solo gli altri. Chi mi vede, però, dice che sono l’unico a dire qualcosa» • «Lei continua a dire sciocchezze. Chi le dà i soldi per dirle e organizzare i suoi movimenti? “Nessuno. Non abbiamo un centesimo. Io vivo con la mia pensione di generale, 3.800 euro al mese, e ho pure rinunciato al vitalizio, che pure erano altri 1.200 euro, eh”. Lei è contro i vaccini. “Fanno male. Sono pieni di veleni. Contro questo coronavirus molto meglio un bell’antibiotico, un bell’antinfiammatorio”. Da anni lei si diverte con provocazioni eversive. “Sa qual è la verità? Voi giornalisti, e dico tutti, da quelli del Tg5 a Travaglio, tutti siete prevenuti nei miei confronti. Pensi che, una volta, una sua collega mi definì golpista. E solo perché io sono un ex carabiniere che vorrebbe far rispettare le leggi. Tra l’altro: con l’Arma non ho più contatti, forse qualche generale può essere invidioso, però quando le pattuglie m’incontrano, beh, vedo gli occhi dei ragazzi illuminarsi. Perché sanno come io vorrei cambiare le cose” Vorrebbe anche uscire dall’euro. “Dobbiamo cominciare a stamparci una nuova moneta. Pensi che pure Draghi mi ha detto che è d’accordo” Non ci credo. “Giuro. L’ho incontrato la scorsa estate a Città della Pieve. Lo vedo in un vicolo, gli vado incontro, e gli chiedo: posso cominciare a far stampare una nuova moneta? Allora lui mi guarda serio, e mi risponde: ‘Sì sì, certo che può’. Draghi ha capito che io non sono un politicante, ma un artista delle idee e della musica. Del resto: lei lo sa, vero?” Cosa? “No, dico: io sono uno dei più grandi musicisti del mondo. Le mie opere sono state eseguite in luoghi dove avevano accettato solo Mozart e Beethoven. In Vaticano sono considerato un genio illuminato da Dio. Anzi: le anticipo che la segreteria del Presidente Trump mi ha chiesto di comporre qualcosa in suo onore...”» (Roncone).
Note Musicista prolifico: gli fu affidata la composizione di un’opera per celebrare il cinquecentenario della costruzione della basilica di San Pietro: Petros Eni venne eseguita nel luglio 2006 nell’Aula della Benedizione. L’anno dopo una sua cantata per soli e orchestra, Reconciliation, fu proposta all’auditorium Parco della musica. Autore anche di un’opera rock, Bhailpevaco. Il 20 settembre 2008 con la sua Associazione per la sicurezza e la legalità ha messo in scena a Lampedusa l’opera in tre atti e sei scene La Trabaccara, primo musical in siciliano di cui era produttore, autore, voce fuori campo e anche interprete nel ruolo di un pescatore siciliano (nel libretto dell’opera figurava alla voce “Dio solo”). Costo del kolossal: 150 mila euro, quasi tutti a carico della Regione • A Vasco Rossi, che lo aveva criticato durante l’epidemia di coronavirus per essere andato in piazza senza mascherina: «Fra qualche tempo, caro Vasco Rossi, non sarai ricordato neanche dal netturbino che passa per le strade. Le mie sinfonie sono immortali, caro Vasco Rossi»
Lettere Ha scritto un romanzo, Il re della Timpa del Forno, e una raccolta di poesie, E se morti non viviamo.
Vita privata «Sua moglie cosa dice? “Guardi: a parte che siamo separati, ma mia moglie mi stima tantissimo. Perché mi fa questa domanda?” Perché lei, generale, sostiene tesi bizzarre. “Tipo?” Tipo che il covid-19 non esiste. “Infatti: non esiste. È un’invenzione. Un bluff organizzato”. Vogliono terrorizzarci, chiuderci in casa e instaurare un nuovo ordine mondiale”. Quando ha sentito sua moglie l’ultima volta? “Lasci stare: anche mia figlia mi stima molto. Del resto, scusi: è evidente che il problema del nostro pianeta non è certamente questa specie di stupida influenza chiamata coronavirus, utilizzata dalle grandi potenze per sottometterci”» (Roncone).
Fede «Religioso? Fortissimamente, però il più grande apostolo è una donna, Maria Maddalena a cui ho dedicato una sinfonia» (Caruso).
Curiosità Su twitter continua a scrivere a Paul McCartney e Yoko Ono per chiedere loro di ascoltare le sue sinfonie. «Sembra quegli uffici stampa che ti scrivono per dirti che tu sola puoi scrivere del tal libro, ma si sono dimenticati di cambiare il nome in cima alla mail da uno dei quarantanove invii che hanno fatto ad altrettante “tu sola”» (Guia Soncini, Linkiesta, 1/6/2020) • Nel 2018 ha detto di aver denunciato Cruciani e Parenzo per stalking. «Questi chiamano in continuazione me e i miei collaboratori, senza avvertire che ci registrano. E poi cominciano a coprirci di contumelie e di parolacce. Non voglio più parlare con questi insolenti, traggono in inganno le persone. E la gente che non lo sa cade in trappola, ti tirano fuori dalla bocca un sacco di parole che uno non direbbe se sapesse che è in onda. Mi telefonano 20 volte in pochi secondi. Obbediscono agli ordini del Sole 24 Ore» • A un certo punto diceva di essere andato a vivere in Tunisia. Assicurava che laggiù la vita costa poco e le ragazze sono molto aperte.
Titoli di coda «Pare che sia stato Vittorio Di Battista, il padre di Dibba, a mollare uno sganassone a Pappalardo davanti alla Camera. Ma attenzione: come le colpe, così anche i meriti dei padri non devono ricadere sui figli» (Cazzola).