Corriere della Sera, 23 maggio 2020
L’ingegnera di Musk porta l’uomo nello spazio
Quando, 18 anni fa, lasciò industrie missilistiche consolidate per entrare in SpaceX, un’impresa appena fondata dall’imprenditore-sognatore Elon Musk, molti considerarono folle la sua scelta. Ma Gwynne Shotwell, biondissima ingegnere dell’Illinois specializzata nella gestione del rientro delle navi spaziali nell’atmosfera terrestre, credette subito nei progetti visionari dell’imprenditore sudafricano sbarcato negli Usa che divide l’opinione pubblica con le sue prese di posizione controverse, ma ha di certo idee geniali e una notevole capacità di trasformare i sogni in realtà.
Musk ha già imposto un cambiamento radicale all’industria dell’auto costringendo tutti i gruppi mondiali a seguirlo nella sfida della propulsione elettrica e ora rivoluziona anche lo spazio: il lancio, previsto a metà della prossima settimana di Demo-2, la prima astronave americana con uomini a bordo a tornare nello spazio dai tempi del pensionamento degli Shuttle, ponendo fine a un decennio di dipendenza dalle Soyuz russe, è la definitiva consacrazione di SpaceX come protagonista assoluta della conquista dello spazio. È suo il missile Falcon ed è sua la capsula Dragon che porterà due astronauti, Doug Hurley e Bob Behnken sulla Stazione spaziale internazionale.
La Nasa, che continua a gestire i programmi, ha fatto da anni un passo indietro affidando sviluppo e realizzazione di tutte le componenti alle industrie private. All’inizio i due giganti del settore, Boeing e Lockheed, guardavano i nuovi arrivati, SpaceX e la Blue Origin di Jeff Bezos, come i balocchi di due miliardari annoiati. Errore grave. Le cose sono andate in modo assai diverso, almeno con SpaceX, non solo per le innovazioni tecnologiche, geniali quanto audaci, volute da Musk (come il recupero e il riutilizzo degli stadi del missile che tornano indietro, atterrando su una piattaforma), ma anche per l’abilità e la tenacia di Gwenne che da dieci anni ha la guida di un’azienda da 7.000 dipendenti.
La Shotwell è stata decisiva fin dall’inizio, quando si occupava di marketing, per la sua capacità di convincere la Nasa, Stati esteri e società di telecomunicazioni ad affidarsi a SpaceX per la messa in orbita di satelliti, quando l’azienda non aveva ancora lanciato nemmeno un missile sperimentale e l’unica cosa che poteva mostrare erano le carte col progetto del Falcon.
Gwynne in SpaceX è presidente e direttore generale mentre Musk si è tenuto il ruolo di amministratore delegato anche se – impegnatissimo con Tesla, le fabbriche di batterie, l’energia solare e i tanti altri progetti, dall’Hyperloop ai collegamenti veloci sotterranei alle connessioni cervello-intelligenza artificiale di Neuralink – ha poco tempo da dedicare allo spazio. Lo sfrutta per lanciare progetti sempre più audaci, guardando già alla conquista di Marte.
Può farlo perché, nella gestione dell’azienda, ha le spalle coperte dalla Shotwell che non solo è una manager di grande valore, ma ha mostrato nervi d’acciaio in un settore nel quale ogni lancio è una scommessa e si può passare in un attimo dal successo esaltante alla tragedia.
A lei nervi d’acciaio ed empatia sono serviti anche per interagire con un personaggio imprevedibile, incontenibile e a volte brutale come Musk, trasformando le sue idee audaci in business, riportandolo coi piedi per terra quando volava troppo in alto e spingendo anche gli ingegneri più scettici a lavorare sempre ai confini del possibile.
Un mestiere assai rischioso, il suo, anche perché l’irascibile Elon, un carattere addirittura peggiore di quello di Steve Jobs, nella sua carriera ha perso tutti i collaboratori più stretti, licenziati dopo liti improvvise e furibonde o fuggiti per la fatica e la tensione.
La 57enne Gwynne, invece, resiste da 18 anni, senza farsi abbattere dagli insuccessi – la vita di SpaceX appesa a un filo agli inizi, quando i primi tre lanci di missili fallirono – sempre pronta a chiudere le falle aperte da qualche dichiarazione avventata di Elon. Come due anni fa quando, alla vigilia del lancio del primo supermissile Falcon Heavy, Musk fece un commento agghiacciante sulla grande curiosità del pubblico: «Vengono a vedere quello che potrebbe essere uno straordinario lancio spaziale o il più grande spettacolo di fuochi d’artificio della storia»: lei dovette correre in Arabia Saudita per convincere il suo principale cliente ArabSat, intenzionato a ritirarsi, che il missile con in cima i suoi preziosissimi satelliti era stato adeguatamente testato.