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 2020  maggio 23 Sabato calendario


Il 63% teme la rabbia sociale

Nel passaggio dall’emergenza sanitaria a quella economica ci si chiede spesso se lo spirito di coesione che ha caratterizzato il clima sociale negli ultimi due mesi possa essere mantenuto in vita o sia destinato a lasciare il posto ad atteggiamenti di altro segno. 
Le opinioni degli italiani su come i cittadini hanno reagito alla pandemia non sono univoche e neppure prive di qualche contraddizione, a partire dal giudizio sul rispetto dei provvedimenti adottati dalle autorità: circa la metà dei rispondenti (49%) ritiene ci siano state troppe violazioni e la maggioranza degli italiani non abbia capito l’importanza di rispettare le direttive, mentre il 39% è di parere opposto ed è convinto che gran parte degli italiani abbia dato prova di grande senso civico e rispetto delle regole. L’attenzione che i media hanno dedicato al mancato rispetto delle regole, ha dilatato la portata delle irregolarità nelle percezioni dell’opinione pubblica.
Quando viceversa si pensa alle persone vicine – parenti, amici, conoscenti – prevalgono le valutazioni positive, basti pensare che il 52% è del parere che le persone che si frequentano abbiano rispettato le regole per senso di responsabilità, nella consapevolezza che dai propri comportamenti dipendesse la sicurezza di tutti, specie delle persone più fragili e a rischio.
Peraltro, affiorano dubbi su come cambieranno le relazioni tra noi e gli altri quando si tornerà alla normalità, infatti per il 38% i legami tra le persone si rafforzeranno e saranno improntati ad una nuova fiducia, mentre il 36% paventa il rischio che dopo un lungo periodo di distanziamento sociale la fiducia negli altri si affievolisca.
Sullo spirito di coesione manifestato da cittadini e dalle istituzioni nelle fasi più critiche dell’emergenza, le opinioni si dividono nettamente: per il 44% la pandemia ha risvegliato il civismo degli italiani, mentre il 42% è convinto che si sia enfatizzato eccessivamente questo aspetto.
Ma cosa resterà della coesione degli italiani nei prossimi mesi? Prevalgono nettamente lo scetticismo e lo sguardo preoccupato sul futuro: infatti solo il 22% si aspetta che lo spirito di unità sia destinato a mantenersi forte, mentre quasi due su tre (63%) sono convinti che tutto tornerà come prima e i sentimenti di rabbia e di divisione ostacoleranno l’uscita dell’Italia dalla crisi innescata dalla pandemia. E di fronte a una crisi economica prolungata il 58% prevede che si affermeranno sentimenti che porteranno ad una maggior chiusura verso gli altri, in una sorta di ripiegamento difensivo. 
In entrambi i casi (coesione futura e sentimenti prevalenti nella crisi economica) il pessimismo prevale tra tutti i segmenti sociali, indipendentemente dalle caratteristiche anagrafiche e dall’orientamento politico, ma gli atteggiamenti più negativi si registrano tra le persone più esposte alle conseguenze della crisi, riproponendo la consueta frattura tra i ceti garantiti e quelli non garantiti (giovani, lavoratori autonomi, precari, ecc.). 
Si sente spesso parlare della rabbia che monta nel Paese in queste settimane di difficoltà e dal sondaggio odierno sembrano emergere alcuni sintomi, dato che il 35% si dichiara più arrabbiato rispetto a prima della pandemia, contro il 12% che viceversa si dichiara meno arrabbiato.
Appare evidente che in assenza di un grande progetto per il futuro del Paese si rischia di dissipare quanto di positivo è emerso tra la gran parte degli italiani nelle settimane più buie.
Il metodo inclusivo non rappresenta una perdita di tempo ma la garanzia che nella ricerca di un compromesso nobile tra posizioni non sempre convergenti si pongano le basi per una situazione prospera e duratura. Mai come in queste circostanze l’esempio deve venire dall’alto, altrimenti le opinioni che si stanno affermando tra gli italiani rischiano di diventare una triste profezia che si autoavvera.