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 2020  maggio 23 Sabato calendario


I bordelli tedeschi hanno chiuso per il Covid

Il Coronavirus abolirà la prostituzione? Sedici deputati della Große Koalizion, cristianodemocratici e socialdemocratici, hanno chiesto di chiudere per sempre i bordelli, che sono legali in Germania. Hanno dovuto sospendere l’attività a causa della pandemia, perché riaprirli? Tanto, aggiungono, chi mai vorrà tornarci con il pericolo del contagio? E sarebbe il primo passo per giungere al totale divieto della prostituzione, come in Svezia, punendo anche i clienti. Giusto, ma nei secoli non c’è mai riuscito nessuno.
Tra i firmatari, Hermann Gröhe, della Cdu, ex ministro della sanità, e Karl Lauterbach, medico, e esperto per i problemi sanitari dell’Spd. Nel 2002, fu il cancelliere Gerhard Schröder, insieme con i verdi suoi alleati al governo, a rendere la prostituzione «un lavoro come un altro». Un provvedimento sociale: le professioniste dovevano aver diritto alla mutua e alla pensione e, ovviamente, avrebbero dovuto pagare le tasse e versare i contributi. I risultati pratici sono piuttosto deludenti. Periodicamente, in Italia, qualcuno propone di imitare una volta tanto la Germania, e di aumentare le entrate del fisco tassando le prostitute. In realtà, ben poche in Germania hanno scelto di pagare le tasse, o sono libere di farlo.

La riforma di Schröder si è rivelata un boomerang: se la prostituzione è legale perché controllare i bordelli? I poliziotti hanno chiuso gli occhi, e le ragazze sono state sfruttate, in particolare le straniere, giunte dall’Europa orientale. E come accertare i proventi delle professioniste? Per le indipendenti, gli ispettori del fisco, leggevano gli annunci sui giornali o in internet, poi andavano a valutare gli appartamenti delle donne, e applicavano una tassa a forfait, in base all’indirizzo, all’arredamento più o meno lussuoso, e perfino alla biancheria delle lavoratrici. Chi indossava capi della Perla, pagava di più. Ma, con la crisi degli alloggi, è sempre più difficile per una prostituta affittare uno studio come vengono chiamati, perché dovrebbe avere l’approvazione del condominio.

Paradossalmente, nei bordelli, o palais d’amour, definizione ipocrita, si paga perfino l’Iva, perché ipocritamente la prestazione sarebbe un extra non obbligatorio in rapporto alle consumazioni offerte alle ragazze che si esibiscono in qualche spettacolo erotico. Nel 2006, alla vigilia dei mondiali di calcio, vicino allo Stadio Olimpico di Berlino, venne aperto il bordello più lussuoso della capitale, l’Artemis. Ma gli affari, leggo, non sono mai andati come si sperava: i fans delle squadre nazionali non avevano tempo e voglia per il sesso. Dopo, i clienti sono sempre stati poco numerosi.

Per le sfortunate obbligate a lavorare in strada, il problema non sono le tasse. Secondo Markus Weiberg, 52 anni, portavoce della frazione parlamentare della Cdu/Csu, la proposta dei colleghi «è priva di senso, proibire la prostituzione è un’illusione». Josefa Nereus, 34 anni, prostituta a Amburgo, non è d’accordo: «Il divieto ci metterebbe ancor più in balia della malavita, che già controlla la nostra attività». Non bisogna seguire i polizieschi alla tv, per scoprire che gli agenti preferiscono chiudere gli occhi per interesse personale. In altre parole, le buone intenzioni sono pericolose.
Dal 2017 per poter esercitare, le prostitute devono farsi registrare: secondo gli ultimi dati, le professioniste sarebbero 32.800, di cui appena 6.200 tedesche. Troppo poche. Secondo Die Zeit, quell’anno sarebbero state invece circa 400mila. Ma il settimanale mette le mani avanti: come si fa a essere sicuri di questi numeri? E ogni giorno un milione di tedeschi andrebbe in un bordello. È credibile? Su 82 miioni di abitanti, gli uomini sono meno di 40 milioni, e quanti sono i neonati, i bambini, e gli anziani che hanno rinunciato alle tentazioni? Il fatturato del sesso nell’Unione Europea sarebbe di 25 miliardi. In base a quali accertamenti?

Il Coronavirus ha fatto chiudere anche la strada delle donne in vetrina, a Amburgo, rimasta aperta perfino durante la guerra, nella Herbertstrasse a Sankt Pauli. Ma nel quartiere a luci rosse, il sesso non era da tempo più un affare. Colpa della liberazione sessuale, o merito. E le case con vista sull’Elba vengono trasformate in abitazioni di lusso.