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 2020  maggio 22 Venerdì calendario


Il cotone anti virus

Prima erano performanti, lavabili in lavatrice, antipiega e antimacchia. Ora camicie e abiti diventano anti-covid. Con la pandemia cambia la moda e cambia anche il comportamento d’acquisto dei consumatori che ora prendendo nuove direzioni e spostano la domanda su un tipo di abbigliamento che assicuri protezione antibatterica e antivirale. Non è un caso, dunque, che la corsa dei grandi gruppi tessili, per mantenere quote di mercato ma soprattutto gli organici attivi, si concentri sul tema. 
L’abito diventa uno scudo rassicurante con il quale affrontare il contatto sociale. E anche se la ricerca e l’innovazione hanno sempre fatto parte del Dna del settore, ovviamente insieme alla creatività, oggi più che mai si rivelano ancor più importanti per battere la concorrenza sul tempo. Nascono nella Bergamasca i super-cotoni di Albini, storica azienda familiare con 144 anni di attività e sette stabilimenti (di cui quattro in Italia). E all’appello rispondono le lane e i velluti di Marzotto che declina le diverse produzioni su una decina di marchi d’eccellenza, compresi quelli iconici del Made in Biella. Il gruppo di Valdagno, per esempio, ha concluso un accordo di partnership in esclusiva mondiale con gli svedesi Polygiene, uno dei maggiori leader del settore biomedicale per l’utilizzo dell’innovativo ViralOff. 
Il trattamento antivirale imposto ai tessuti prodotti con fibre naturali, come appunto la lana, fino a ieri teneva a distanza l’influenza A, BirdFlu, il Norovirus e la Sars ma è stato modificato appositamente e adattato al nuovo ceppo Covid-19 per riuscire a ridurre in brevissimo tempo oltre il 99% delle cellule velenose che potrebbero appoggiarsi su giacche e pantaloni. «Le prestazioni sono garantite e testate – spiega Giorgio Todesco, ceo di Marzotto Wool Manufacturing – Abbiamo usato tessuti con diverse composizioni e siamo molto contenti del risultato ottenuto. Ora stiamo continuando le sperimentazioni per garantire la resistenza del trattamento anche dopo molti lavaggi sia ad acqua che a secco». 
Il processo anti-virus, che protegge i capi riducendo la necessità di lavarli, si applica in fase di finissaggio, quel passaggio che viene eseguito dopo la tessitura per trattare la stoffa ed esaltarne le peculiarità. 
Il livello di sostenibilità ambientale rientra nei parametri garantiti dalle stesse aziende quanto la composizione degli ingredienti chimici utilizzati. Elementi dermatologicamente non irritanti, innocui per la pelle e per il corpo. «Questo progetto sui tessuti anti-virali si inserisce in un percorso di innovazione che portiamo avanti da anni con l’obiettivo di superare le barriere e tracciare nuove frontiere nel tessile - spiega Stefano Albini, presidente del gruppo -. Da sempre ogni fase della produzione di un tessuto rappresenta un’opportunità per innovare. ViroFormula, con la tecnologia dell’azienda svizzera HeiQ Viroblock, ha una performance all’avanguardia che impedisce ai tessuti di diventare una superficie ospite per la diffusione di batteri nocivi e che contribuisce quindi a ridurre il rischio e la velocità di contaminazione e trasmissione. Nel periodo critico e incerto in cui ci troviamo abbiamo deciso di non fermarci: al contrario abbiamo continuato a lavorare su nuovi prodotti, sempre pronti ad affrontare altre sfide e, in questo caso, per "indossare" un futuro migliore».