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 2020  maggio 22 Venerdì calendario


La Federtennsi licenzia Pietrangeli

Nicola Pietrangeli ha 86 anni e la memoria di un ragazzo: ricorda tutto, nomi, date e numeri. Viveva anche grazie al lavoro di consulente per la Federtennis, ma adesso quello stipendio non ce l’ha più.
Pietrangeli cos’è successo?
«Il 10 marzo mi ha chiamato il presidente Binaghi, il quale gentilmente mi ha detto: a causa del coronavirus vengono sospesi tutti i rapporti con i collaboratori esterni. Ho ascoltato in silenzio. Poi, nei giorni successivi, ho scoperto una cosa che ha cambiato tutto».
Cos’è venuto a sapere?
«Che questo è accaduto solo nel tennis. Credevo che fosse una decisione comune a tutte le discipline, invece non è così. E non stiamo parlando di una federazione povera, al contrario: la Fit è ricca».
Il suo umore è cambiato?
«A quel punto l’ho presa malissimo, come chiunque quando gli tolgono tutto lo stipendio da un giorno all’altro. E non mi coprivano d’oro, sia chiaro: era una retribuzione dignitosa per uno della mia età».
L’azzeramento dello stipendio l’ha messa in crisi?
«Se dicessi di no, sarebbe una mezza bugia. Per me è un brutto colpo. Anche perché non mi sono fatto ricco con lo sport».
Eppure era tra i più grandi al mondo, perfino numero 3.
«Solo che ho giocato sessant’anni fa, mica adesso. Oggi chi vince il Roland Garros prende quasi 2,5 milioni di euro, a me hanno dato 150 dollari: non ci ho comprato nemmeno un mini-appartamento. Il tennis mi ha dato tanta fama e pochi soldi».
La Federtennis ha fatto ricorso alla cassa integrazione per i suoi dipendenti.
«Quella è un’altra storia. Io, in quanto collaboratore, non potevo esserne coinvolto. Hanno trattato pochi altri come me: Barazzutti, Palmieri».
Ha sentito qualcuno dopo il 10 marzo?
«Nemmeno lo straccio di una telefonata e questa è un’altra cosa che mi ha fatto molto male. Ho 86 anni, qualcosa nel tennis ho combinato: un po’ di attenzione la meritavo, una chiamata me la dovevano. Anche solo per rispetto: ma sei morto?».
Non si aspettava questo trattamento da Binaghi.
«Lo conosco da quando era bambino: da una parte lo ringrazio perché abbiamo collaborato assieme, ma dall’altra proprio non lo capisco. Lo sa qual è l’ultima scortesia che mi hanno fatto?».
Quale?
«Dal 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato. Ma me lo vuoi dire, anche se mi hai messo in stand by? Ne parlavo l’altro giorno con Lea Pericoli. Se facciamo la somma, in due abbiamo vinto 51 titoli nazionali: 27 lei, 24 io. E ci hanno tenuto fuori da tutto».
Come finirà questa storia?
«Se non vogliono rinnovarmi il contratto devono avvertirmi sei mesi prima della scadenza, a giugno. Avrebbero fatto una figura migliore se ci avessero detto: siete anziani, il vostro momento è passato. Ma di una cosa possono essere certi: non farò causa. Al massimo cambierò posto agli Internazionali: anziché andare in tribuna Fit, andrò in quella Coni. Ho la tessera».