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 2020  marzo 28 Sabato calendario


Intervista a Renzo Rosso

«Il giorno in cui ho chiuso le aziende ho scritto a ognuno dei miei 7 mila dipendenti una lettera: ho invitato tutti a usare questo periodo a casa per trovare soluzioni nuove per il futuro dell’azienda». Renzo Rosso, l’imprenditore definito dagli americani il re dei jeans, affronta la crisi generata dal coronavirus con il suo approccio visionario. 
Come sta vivendo questo momento? 
«Da cittadino responsabile: lavoro da casa con la mia compagna Arianna che sta seguendo l’attività della Fondazione Only The Brave. Ci siamo concentrati sui piccoli ospedali e procuriamo materiale, che è la vera cosa che serve. I primari piangono con noi al telefono, il Governo parla di mascherine a disposizione, ma dove sono?». 
Sono già morti 50 medici, molti per via del materiale sanitario inadeguato. 
«Le donazioni sono importanti, ma prima che i soldi vengano usati ci sono troppi passaggi burocratici. Con Andrea Bocelli, ad Amatrice, abbiamo costruito una scuola subito operativa. Mentre fino ad un anno fa i fondi raccolti dal numero verde non erano stati usati perché mancava un piano regolatore». 
Mai pensato di convertire una delle sue aziende alla produzione di mascherine? 
«All’inizio sì, poi mi sono detto: per farlo bisogna avere non solo il know how ma anche la certificazione perché siano omologate e utili. Una cosa che non si ottiene in tempi rapidi». 
La anticipatrice di tendenze Li Edelkoort ha parlato al magazine Dazeen di quarantena dei consumi: «Impareremo a essere felici con un solo abito». 
«La mia visione mi porta sempre a capire come rispondere alle nuove sfide. Avremo una flessione, ma troveremo il modo di fare abiti ancora più stimolanti». 
Smart working: funziona? 
«Molto e lo dico da imprenditore che ha sempre pensato che essere nel posto di lavoro fosse più performante. Ho provato sulla mia pelle che a casa si lavora persino di più». 
In Cina non avete chiuso i negozi, tranne quelli nei mall. Ha avuto senso?
«Dalla casa madre di Shangai abbiamo organizzato dei corsi di formazione online di educazione al prodotto per i dipendenti. Alcuni di loro sono stati invitati a proporre idee di visual e merchandising e sono nate vetrine e idee incredibili: inoltre attraverso il database abbiamo creato una connessione con i clienti e l’interazione ci ha premiati in termine di vendite online». 
Gli esperti prevedono l’impennata della shut-in-economy, ovvero on line. 
«Sono d’accordo: abbiamo visto decollare le vendite online fino all’85 %». 
Da tecnico che decisioni avrebbe preso? 
«Sono portato a guardare chi ottiene buoni risultati: in Cina la gente è tornata al lavoro anche grazie a un sistema di controllo forte. Attraverso la app, la Alipay Health Code, che monitora spostamenti e stato di salute, gli utenti sono schedati in base a un codice QR verde, giallo e rosso».  
La privacy conta meno? 
«Attraverso i cellulari siamo monitorati ogni momento. Di che privacy parliamo?». 
Cosa la preoccupa di più dello scenario economico? 
«Le aziende che chiuderanno e le persone senza lavoro: siamo un paese di piccole imprese. Oggi dobbiamo salvare la pelle, ma una volta passato il momento di emergenza, bisogna che le attività si mettano tutte in moto perché sono tutte collegate tra di loro». 
Soluzioni? 
«Riorganizzare tutto: dobbiamo abituarci a convivere con il virus e vivere come prima non è più possibile. Bisogna trovare un sistema safe che può generare un indotto lavorativo nuovo: rifare sale cinema più ampie, stadi da calcio con misuratori di temperatura all’ingresso. E poi nelle aziende in crisi dovranno essere “congelati” dei posti di lavoro con l’aiuto degli ammortizzatori sociali». 
Fa riferimento alla ripresa divisa per fasce d’età? 
«Sì: l’Italia ha il primato di più gente giovane a casa». 
Il Presidente di Tod’s Diego Della Valle aveva proposto la chiusura delle Borse. 
«Poteva essere una buona idea, se collettiva: alcune aziende oggi valgono la metà. Gruppi stranieri comprano le azioni svalutate e finiranno per comprarsi il Paese». 
Ha calcolato le perdite? 
«Il coronavirus non ci ha risparmiati, ma in Giappone, Cina e Corea oggi i numeri sono quasi normali». 
Moda e sostenibilità: con la quarantena l’inquinamento è diminuito. 
«È come se il Pianeta si fosse autogestito. Questo momento sarà una spinta per salvare il mondo». 
Quale è la strategia del capitalismo futuro per Rosso? 
«Non lavoro per me stesso da tanti anni: lo faccio per un senso di responsabilità sociale che spero diventi la nuova regola».