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 2020  marzo 26 Giovedì calendario


Opere da camera (forzata)

Il silenzio della reclusione domestica (per i fortunati che l’hanno silente) è propizio alla lettura e all’ascolto della musica. Da non sovrapporre, ché invece di sommarsi si elidono a vicenda. Vediamo di fare un’ideale isola musicale per i giorni, che speriamo brevi ma temiamo lunghi, della quarantena.
Se dovessi esser non ovvio, giusto, consiglierei di ascoltare Das wohltemperierte Clavier di Bach, i Quartetti di Haydn e le Sinfonie di Beethoven: non c’è nulla di meno noto di ciò che crediamo di conoscere. Ma voglio fare una raccolta di rarità, alcune conosciutissime ma poco frequentate. Incominciamo dall’Autunno del Medio Evo o prodromi della musica rinascimentale con la Missa cujusvis e la Missa prolationum di Johannes Oqueghem, fiorito nel tardo Quattrocento: la tecnica combinatoria del contrappunto vi raggiunge complessità che toccano Bach e Schönberg a un tempo. Suo successore, nonché sommo fra i compositori rinascimentali, è Josquin Desprez, che lavorò anche nella cappella papale e alla morte venne paragonato a Michelangelo. Egli unisce la perfetta pulchritudo melodica alla complessità orizzontale delle linee. Oltre qualche Mottetto, ascoltiamone la Missa Hercules dux Ferrariae e le due Messe dette “L’homme armé”.
Restiamo a Ferrara e a Roma per ricordare uno dei più grandi compositori d’ogni tempo, Girolamo Frescobaldi: consiglio alcune sue Toccate e Capricci, e un capolavoro organistico più semplice in apparenza, i Fiori musicali. Frescobaldi è all’origine di tutta la grande produzione organistica del Nord, ma non pezzi per organo di Bach vorrei ricordare sibbene sue delizie pianistiche meno note, come il Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo, la Fantasia cromatica e Fuga e le Sonate e Partite, opere che procurano il sommo diletto spirituale.
Di Haydn inviterei ad ascoltare la sublime serie di Adagi per orchestra riunita sotto il titolo de Le sette parole di Cristo in Croce. Ognuno degli Adagi si basa sopra un tema ch’è la scansione ritmo-melodica della parola latina pronunciata dal Salvatore appeso all’albero della Croce. Di Beethoven il meraviglioso ciclo di Lieder An die ferne Geliebte e di Schubert, per converso, una delle ultime e profetiche composizioni, il Quintetto in Do maggiore. Sempre in Do maggiore è l’opera di Schumann che più mi affascina, la Fantasia per pianoforte. In parte erede spirituale di Schumann è Brahms: due fra i più straordinarî esempî di forma di Sonata sono i due Sestetti per archi.
Nel Novecento invito ad ascoltare la Passacaglia di Webern, il Poema Sinfonico di Schönberg Pelléas und Melisande e le trascrizioni orchestrali di opere di Bach effettuate da questi due Autori: un vertice. Al Concerto per violino di Berg affiancherei un suo opposto, il Concerto gregoriano di Respighi. La somma arte della Variazione può ammirarsi sia nei Metamorphoseon modi XII, sempre di Respighi, che nelle Variazioni per orchestra di Schönberg che nelle Metamorphosen di Richard Strauss. Naturalmente tutto quello ch’esce dalla penna della famiglia Strauss, quelli di Vienna, è somma musica, e lo pensavano sia Richard che Ravel. Il Concerto in Fa di Gershwin e Un americano a Parigi sono l’elegante e snob complemento di queste opere.
Ma torniamo in Italia, per chiudere una lista di amori con due fra le somme opere sinfoniche del Novecento, Sicania e la Sinfonia in La di Gino Marinuzzi. Ho fatto una lista parziale, secondo i miei amori; nessuno potrà negarne l’obbiettività.