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 2020  marzo 26 Giovedì calendario


Ritratto al veleno di Giulio Gallera

“Non è il tempo delle polemiche” usano dire quelli a cui le polemiche fanno paura perché con le polemiche arrivano le domande. Lo dicono perché vogliono dare l’impressione di essere quelli sul pezzo, quelli che rischiano in trincea, quelli che si sporcano la mani, mentre gli altri son lì a disinfettarsele con l’Amuchina. Ed è proprio con la frase “Venite qui in trincea” che replica spesso l’assessore al welfare Giulio Gallera a chi gli fa notare che la gestione della crisi è lievemente fuori controllo. Del resto, lui traeva già le conclusioni sull’efficienza della Regione di fronte all’emergenza Coronavirus il 25 febbraio, quando proclamava: “Se questo fosse successo in un’altra regione saremmo in una situazione disperata. È successo in Lombardia e lo stiamo gestendo al meglio!”. Per la cronaca, in Lombardia il 25 febbraio c’erano 212 contagiati. Un numero che, evidentemente, a Gallera pareva già ingestibile per Bari, ma acqua fresca per l’ineguagliabile sanità lombarda. Oggi che i contagiati in Lombardia sono quasi 20.000, diciamo che l’ineguagliabile sanità lombarda continua a non avere eguali, e per fortuna.
Basta assistere al bollettino Coronavirus di Gallera per capire tutto. Ogni volta c’è “un piccolo segnale incoraggiante”, “uno spiraglio”, “una lieve flessione”, un qualcosa con cui Gallera ci vuole far credere che dopodomani andremo a metterci in fila per un cono al pistacchio da Grom. In questi ultimi giorni, per esempio, ci ha comunicato che per quel che riguarda il numero dei contagiati in Lombardia il trend è in calo. E guai a fargli notare che forse il numero dei contagiati è in calo perché non ti fanno il tampone neppure se per respirare devi infilarti la maschera dello snorkeling a Punta Secca. Neppure se sei a casa con figli piccoli e madri ottuagenarie in un lazzaretto che neanche Parigi durante la peste nera. Perché ormai ti fanno il tampone, se te lo fanno, solo se: arriva un’ambulanza, se funziona il numero dell’emergenza, se sei valutato un caso sufficientemente grave, se convinci l’operatore al telefono dicendo che a ogni respiro esali uranio impoverito, se dici che il prete ti sta dando l’estrema unzione su Facetime. Facile, così, raccontare che i positivi stanno calando.
E infatti, non a caso, il numero dei morti l’altroieri non è calato manco per niente. Perché se i positivi con la febbre li puoi lasciare a casa, ai morti pare brutto dire di chiamare solo se sono casi di morte molto grave. Quelli li devi contare per forza. Che poi, nel conteggio finale, pure di morti ne restano fuori un bel po’: quelli che muoiono in casa, quelli che muoiono negli ospizi, nei centri di riabilitazione, nelle cliniche private e così via. Quelli a cui spesso nessuno fa neppure il tampone perché cosa ti metti a fare il tampone a un novantenne che soffriva di demenza senile che nell’ultima settimana respirava un po’ male? Nella casa di riposo di Mediglia ci sono voluti 50 morti e la ribellione dei familiari per far fare il tampone ai defunti. Guai a dirlo a Gallera. Si incazza così tanto che finisce pure per accusarti di manipolare quello che dice lui stesso.
Eppure, giuro sulla mascherina di Fontana che Gallera, due giorni fa ha detto in tv: “Se le vostre condizioni diventano non dico preoccupanti, ma un po’ alterate, il medico di medicina generale vi manda a fare il tampone”. L’ha detto. E siccome su Facebook ho fatto notare che questa è una palla grossa almeno quanto quella che in Giappone stanno tutti bene e gli abitanti fanno tutti la ruota davanti alle fontane, mi ha risposto su fb con un’impressionante potenza di fuoco di maiuscole e punti esclamativi: “Non ho il piacere di conoscerla ma le chiarisco subito che NON È MIA ABITUDINE MENTIRE e trovo VERGOGNOSO che in questo momento qualcuno crei polemiche su affermazioni che IO NON HO MAI DETTO, quindi SI INVENTI UNA FAKE NEWS!”. In effetti, invitandomi a inventare una fake news, riconosce che quello che ho dichiarato è vero. E poi: “Quello è il contenuto della delibera che da oggi perfeziona l’attività di monitoraggio dei cittadini fragili. Abbiamo previsto che i medici di medicina generale debbano, con il contatto telefonico e la telemedicina, monitorare i pazienti!”. Accidenti. Altro che isolamento dei positivi, monitoraggio attraverso centrali operative, droni, app e mappature. La telemedicina! Voi non vi sentite già in Corea del Sud, a Shanghai, a Wuhan, a Hong Kong udendo già solo il suono della parola “telemedicina”? Ci manca solo che annunci che il personale sanitario consegnerà a casa dei sintomatici delle piccole vasche di sanguisughe per le prime cure domestiche e poi, nel caso si stia molto male, passerà il monatto col carretto di legno a portarci in ospedale. Nel frattempo Borrelli ha dichiarato a Repubblica che potrebbero essere 600.000 i contagiati, ammettendo dunque che i numeri del bollettino quotidiano sono forse buoni per il Bingo online. Ma andrà tutto bene. In Veneto, forse.