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 2020  marzo 26 Giovedì calendario


Stroncatura del film di Alberto Sordi

Ma perché? Era proprio necessario fare un film su Alberto Sordi solo perché ricorre il centenario della nascita? Nessuno si è posto il problema della inimitabilità? E poi non c’era periodo peggiore di questo per mandare in onda Permette? Alberto Sordi, con tutti quei parenti che sono stati estromessi dalla cospicua eredità, pronti a fare le pulci su presunte «deviazioni» dalla realtà (classificate come «errori» e «imprecisioni», inutile spiegare loro che la drammaturgia ha le sue leggi) con il risentimento tipico dell’escluso. Nonostante la consulenza storica di Tatti Sanguineti, Permette? Alberto Sordi è il solito medaglione agiografico che ricostruisce pedissequamente la carriera artistica di Sordi, da giovane aspirante attore, con i primi no e le tante porte chiuse per la dizione ritenuta «troppo romanesca» («a guera», «er burone») ai primi lavori da doppiatore, dai palcoscenici del varietà alle tante trasmissioni radio, fino ad approdare finalmente sui set cinematografici.
Gli anni vanno dal 1937 al 1954 («Orrait, orrait!», il grande successo di Un americano a Roma con la celebre scena dei maccaroni). E mentre si assiste agli sforzi di Edoardo Pesce per «entrare» nel personaggio (fa quello che può, è il meno colpevole) verrebbe subito la voglia di rivedere Storia di un italiano (1979), i quattro poderosi cicli confezionati per Rai2 dallo stesso Sordi per descrivere l’epopea dell’italiano medio, proponendo scene tratte dai suoi film con l’ambizione di riscrivere una sorta di storia d’Italia. 
Scritto da Fabio Campus, Dido Castelli e Luca Manfredi (che firma anche la regia, come già aveva fatto in In arte Nino, il film su suo padre), Permette? Alberto Sordi è una galleria di bozzetti (Vittorio De Sica, Federico Fellini, Giulietta Masina, Andreina Pagnani, Aldo Fabrizi, Corrado, Steno…) che stenta a trovare una credibilità narrativa, nonostante il timbro arioso e giocoso.