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 2020  marzo 25 Mercoledì calendario


Ci aspetta la super-deflazione tecnologica

Cose che non vedremo più. O comunque molto meno. Il contante, il cash se preferite l’inglese, le banconote se siete «Naid» tradizionalisti. Visto che bene che vada vivremo per mesi con mascherine e guanti di lattice (basta guardare cosa sta accadendo in Cina per vedere nel nostro futuro) nulla sarà più comodo e sicuro di una carta di credito o un iPhone contactless («senzacontatto», scritto tutto attaccato, sarà la nuova qualità che definirà il 2020 sui libri di storia, la società post-virus sulla Treccani e le nuove serie distopiche su Netflix). I viaggi di lavoro e di piacere. Difficile dire quando si tornerà alla normalità, ma di sicuro ci saranno diverse fasi: 1) il ritorno alla mobilità territoriale e 2) il ritorno a quella internazionale. Scenderemo prima nelle nostre strade, poi nelle nostre città, poi nelle zone limitrofe. Ma quando torneremo tranquilli su un aereo, uno scalo, un Malpensa Express con una guida tra le mani e la testa persa in quella dimensione del viaggio che ha fatto parte della nostra generazione e che è valso il premio Nobel per la letteratura a Olga Tokarczuk? Sarà come tornare nomadi dopo essere regrediti allo stadio di cacciatori-raccoglitori. È il momento di leggere o rileggere I vagabondi (Bompiani) e Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis (Adelphi). I meeting di aggiornamento continui: le piattaforme di smart working dimostreranno una volta per tutte che si potevano fare le stesse cose in meno tempo. La spesa offline. Basta rimpianti. Quella che stiamo vivendo è la più grande esercitazione di massa, nel mondo, sul commercio elettronico e l’attivazione dei servizi digitali. Non solo in Italia (basta leggere il Guardian o il Nyt per scoprire che non c’erano comunità pronte ma solo tribù più propense). Cose che non avremmo voluto vedere. Tutte queste trasformazioni hanno un minimo comune multiplo: super-deflazione tecnologica. La più grande rivoluzione della rete è stato l’abbattimento dei costi di transizione: tutto costa di meno ma è solo un miraggio per l’utente-consumatore. Si abbassano i margini e tutti potenzialmente, se applichiamo la visione sui prezzi di Federico Caffè (l’inflazione è lo strumento con cui le classi scaricano i costi sugli altri), guadagniamo di meno. Unica eccezione: l’euforia da sharing economy. Vorremo ancora l’auto e la bici condivisa?