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 2020  marzo 24 Martedì calendario


Biografia di Vauro Senesi


Vauro Senesi, nato a Pistoia il 24 marzo 1955 (65 anni). Vignettista • «Devo tutto alla scuola, nel senso che mi consideravano un imbecille. Non pensavano che valesse la pena di perdere tempo a insegnarmi alcunché, e poiché facevo casino in classe, mi cacciavano fuori. Avevo un banco tutto per me in corridoio. Dove potevo tranquillamente disegnare» • Collaboratore stabile di Left e del Fatto Quotidiano. Nel 1977 fu tra i fondatori del Male, storica rivista satirica della sinistra italiana. Già ospite fisso di Annozero (2006-2011) e Servizio Pubblico (2011-2015), con Michele Santoro e Marco Travaglio. Ha lavorato anche per Satyricon, Cuore, Smemoranda, Boxer, il manifesto e il Corriere della Sera • «Anarchico, toscanaccio, vestito con camicie kaki e magliette a strisce tipo marinaio sovietico» (Alberto Piccinini, Rolling Stones, 21/7/2010) • «Coscienza criminale del comunismo estetico. Oggi che gli ex comunisti sono diventati buonisti lui straborda il liquame infetto del pensare cattivo, il pensare dal punto di vista dei “peggiori” che appunto è dolcezza pura rispetto alla compita ragionevolezza dei nostalgici del “motto di spirito”. Satiro zompettante, condivide con il metafisico Vincenzino Gallo (Vincino), la diarchia assoluta del giornalismo in forma di vignetta. Bravo e spiazzante, è riuscito a diventare, facendo un dispetto a Forattini, l’erede della grande tradizione di sinistra» (Pietrangelo Buttafuoco, Dizionario dei nuovi italiani illustri e meschini, 31/10/1998) • «Sono anni che viene accusato di non aver rispetto per i presidenti, di non aver rispetto per il Papa, di non aver rispetto per la religione. E lui che fa? Ride. E continua, fregandosene dell’antico adagio, a lasciar stare i fanti e a scherzar con i santi» (Gian Antonio Stella, Sette, n. 26/1998) • «È pieno di difetti, ma sono difetti stupendi» (Vincino) • «“Sono diventato filosovietico solo quando non c’era più l’Unione Sovietica. E ho un vizio pavloviano: mi viene in mente prima la presa di culo che la saggia riflessione sull’opportunità, e finché questa dote, o vizio, mi accompagna sono tranquillo”. La “presa di culo”, di cui parli è comunque bassa. “Il culo è basso, diciamo medio. Insomma, sta lì”. Voglio dire che, a volte, sei criticato per la bassezza delle battute; sesso, cacca, pippe. “La bassezza che dici tu è proporzionale alla bassezza delle ispirazioni. Anzi, secondo me è già un po’ più in alto. Sesso, culo, sterco sono ancora quei pochi tratti di umanità che conserviamo”» (Piccinini).
Titoli di testa «Ho fondato il Pccm, il “partito comunista dei cazzi miei”. Un solo iscritto, un solo segretario: sempre io».
Vita «Non hai mai nascosto il fatto di venire dalla Toscana. “Da Pistoia. Altri miei esimi concittadini sono: Vanni Fucci il traditore, Mamma Ebe e Licio Gelli. Ho scoperto purtroppo che anche Pupo è di Pistoia. Questa è la mia genia”» (Piccinini) • «Chi sono stati i tuoi maestri? “Quando ero ragazzino, Jacovitti. L’ho sempre amato”. Era di destra... “Non me ne frega un cazzo. Faceva Il Balilla, e le campagne elettorali per la Dc... ma è stato uno dei pochi a dimostrare che si può essere divertenti, intelligenti e creativi anche essendo di destra. Poveraccio, forse è stato uno degli ultimi”» (ibidem) • In seconda elementare la maestra lo considera un rompiscatole e lo sbatte fuori dalla classe. Lui ne approfitta per disegnare. «La politica arrivò molto dopo? “Quella era già politica, perché mi metteva fuori, ed essere fuori, per me, è già una posizione politica”» (Nicola Mirenzi, Huffington Post, 3/2/2019) • «Facevo le magistrali, nella mia classe trentacinque donne e due uomini. Mi innamorai follemente della più brutta della classe. Mi succede a volte di innamorarmi di una brutta. Aveva il naso alla Paolo Uccello, evocava immagini artistiche» (a Claudio Sabelli Fioretti, Amica, 5/2/2003) • Per dichiararsi le regala un coniglietto di porcellana. Lei pensa voglia prenderla in giro e si offende, invece lui è davvero innamorato. «“Non ero del movimento hippy o libertario. I miei amici erano piuttosto stalinisti, bacchettoni. Era un mito la facilità dei rapporti sessuali”.
I leader però…
“Leggende. Molti leader erano anche antipatici, la loro libido era soddisfatta dalla politica. Meglio un’assemblea che una scopata”» (Sabelli Fioretti) • «La tua educazione sessuale?
“Zero. A parte qualche numero di Abc in cui si vedevano donne nude, di schiena, sedute, massimo dell’erotismo consentito dai governi democristiani dell’epoca. Poi chiacchiere tra amici, soprattutto con il mio amico Riccardo Mannelli. Lui era del partito del pelo. Io del partito del non pelo […] pensavo: se le donne non hanno la barba e non hanno i baffi, perché mai dovrebbero avere il pelo come noi?”» (ibidem) • «La prima volta? “Qualcosa di mezzo tra Emergency e l’Unicef. Era una cosa tipo Mondo di Quark, scientifica più che sessuale. Io non sapevo che cosa fare […] Alda era molto più grande di me. Non a caso faceva l’assistente sociale. Io avevo 16 anni. […] lo stereo suonava Sei minuti all’alba di Enzo Jannacci. Abbinamento tra sesso e fucilazione che avrebbe fatto la felicità di qualche freudiano. Dalla parete ci guardava Che Guevara […] Dopo aver consumato mi innamorai follemente di lei. Io mi innamoro sempre dopo, per gratitudine. Il fatto che qualcuna me la dia mi sembra una cosa così umanitaria e commovente, che la mia gratitudine si trasforma in amore”» (ibidem) • «Ero un imbecille prodigio. Ero un gruppettaro, Lotta Continua. Mi piaceva Sylvie Vartan perché aveva la fessura in mezzo ai denti. Partii con Riccardo Mannelli per Torino. In autostop. Non avevamo una lira. Cominciammo da Help, l’unico giornale di satira di allora, che addirittura ci pagava. Poi andammo a Milano, alla Mondadori. Marco Tropea e Laura Grimaldi che curavano il Segretissimo ci presero delle vignette. Dormivamo alla Stazione Centrale. Poi scoprimmo i Quaderni del Sale dell’editore Franco Ventura. Era un accrocco, alto un metro e niente, vestito di porpora, con tanti anelli alle dita. Il giornale era diretto da Pino Zac che ci assunse immediatamente e ci mandò in un grande albergo. L’accrocco vestito di porpora lo chiuse e noi fondammo Il Male. Il Male fu una grossa scuola di satira. Purtroppo non ce ne sono state più» • «Zac mi ha fatto capire in tenera età che la peggior censura è l’autocensura. Gli sarò sempre devoto per questo» (a Piccinini) • Sono gli anni di piombo, della lotta armata della violenza politica. Nei cortei c’è chi fa con le mani il segno della P38 • «“La nostra satira era un modo per disinnescare quella concezione militare del comunismo e della politica, continuando, disperatamente, a giocare […] Tutte le organizzazioni gerarchiche, di più se clandestine, come erano quei gruppi armati, desiderano solo il comando e l’obbedienza, i signorsì. Noi, invece, disertavamo. Perché la satira è disobbedienza, disobbedienza totale, anche rispetto alle proprie idee”. Ma è un gioco o no? “È un gioco, ma è un gioco molto serio”» (ibidem) • «Tra un falso, un’intervista inventata e una vignetta sacrilega, i cattivi ragazzi del Male provocarono sgomento. Redazione folle, maudite, precaria per scelta, indole e necessità. Cartoni di pizza, bollette inevase, fumo proibito e trovate. Ugo Tognazzi capo delle Br in manette con il suo manifesto esistenziale: “Rivendico il diritto alla cazzata”, gli alieni sulla terra, la terza guerra planetaria e la beffa sportiva con l’annuncio dello stop ai Mondiali argentini del ‘78 che spinse Tosatti allo sdegno: “Il calcio non può essere sporcato da gente senza arte né parte”. Poi storie smarrite, amori, letteratura, scopate, litigi: “Scazzavamo molto, è vero”, dice Vauro che nel suk del Male resistette non più di cinque numeri. E lo dice sorridendo, come se scontro e discussione, in epoca di unanimità pretese, fossero le uniche oasi per far nuotare il pensiero» (Malcom Pagani, l’Espresso 30/6/2011) • «Poi ti sei sposato.
“Mi ero iscritto al Pci e mi fecero fare la scuola di partito alle Frattocchie. Quando arrivai c’era già un corso di sole donne che stavano chiuse là da quindici giorni. Il contesto, diciamo, era favorevole. Conobbi Mirella. E ci sposammo. Abbiamo avuto anche una figlia, Fiaba”» (Claudio Sabelli Fioretti) • Nel 1986 è al manifesto come vignettista e editorialista. L’anno dopo fa l’esame da giornalista (stessa sessione di Giuliano Ferrara). Il presidente della commissione esaminatrice, un magistrato, gli chiede quali siano i limiti della satira. E lui: «I limiti della satira? Per definizione la satira non può avere dei limiti». E il presidente, incalzando: «Ma lei non si pone un problema etico...». E Vauro: «Io? Io faccio vignette, io sono un vignettista satirico» • «Da quant’è che fai caricature di politici? “Una delle prime è stata quella di Andreotti. Il mio incubo era passare la vita a fare solo quello, con il rischio di somatizzare, diventare gobbo e con le orecchie a punta”» (Piccinini) • «“Anche se non simpatizzavo per Craxi, inorridii nel vederlo costretto a pararsi dalle cose che gli lanciavano dalla piazza, riempito di insulti. Fu quello a spingermi ad andare ad Hammamet a incontrarlo” Come lo trovò? “Azzoppato dal diabete, abbattuto, depresso. Eppure, guarito dalla malattia del potere. Gli portammo in dono un sacchetto di terra italiana, che in realtà prendemmo nel giardino di casa di Vincino, probabilmente più contaminato dei terreni di Chernobyl. Appena lo prese in mano, gli si inumidirono gli occhi. E non ebbi il coraggio di dirgli che lì dentro la percentuale di terra italiana era minima”» (Mirenzi) • «Quante volte ti hanno querelato? “Svariate. Mai tenuto il conto”. Quella che è andata peggio? “Tre mesi con la condizionale”. Perché? “Era appena scoppiata la piaga dell’Aids e in tv Zucchero disse che piuttosto che far sesso senza precauzioni era meglio masturbarsi. Questo indignò tutta l’opinione pubblica cattolica e io disegnai una vignetta dal titolo: ‘I cattolici contro la masturbazione’. Si vedeva un povero Gesù in croce, hippie come lo disegno io, che diceva: ‘Neanche volendo’, avendo le mani chiodate» • «Una volta ha detto che “il limite della satira è quello che deve ancora superare”. Ma si può davvero fare satira su tutto? “Assolutamente sì. Mi è capitato anche di fare satira dai fronti di guerra: dall’Afghanistan e dall’Iraq. All’inizio l’unica censura che sentivo di avere era il dubbio che forse quello non sarebbe stato il linguaggio più opportuno per raccontare l’orrore della guerra. Poi ho capito, invece, che era proprio quello il modo più giusto, perché immediato e prepotentemente diretto all’emotività. L’articolo o il reportage presuppongono una scelta da parte del lettore: puoi leggerlo tutto, in parte, solo il titolo. Una vignetta invece, che piaccia o no, basta passarci lo sguardo, anche solo per un attimo, e l’hai già vista. E a me piaceva l’idea di non lasciare questa ‘libertà di scelta’ al lettore”» • Lui dice di essere andato in Medio Oriente come «inviato di pace» • «Le vignette che ne ha ricavato sono l’altra faccia – più umana, più morale, più vera – delle verità ufficiali. Basta guardare il bambino senza gambe che esulta per il Nobel a Medici senza frontiere: “Fate come se avessi applaudito” (lui non può, le mani gli servono per reggersi sulle stampelle)» (Maurizio Assalto) • Si impegna con Emergency e disegna delle vignette sui muri del loro ospedale di Kabul «Perenne innamorato dell’Afghanistan, ha lasciato sulle pareti del padiglione, accantonando la sua indole ringhiosa, scarabocchi vivaci e gentili nel tentativo di far ridere per un attimo l’infanzia ferita del mondo» (Ettore Mo, Corriere della Sera, 26/5/2008) • «Ero in Afghanistan quando è partita l’offensiva Achille. Dall’ospedale di Emergency, dove c’erano feriti e sangue ovunque, presi il satellitare e chiamai Bertinotti, all’epoca presidente della Camera. Gli telefonai con grande emotività perché era in discussione il rifinanziamento della missione italiana. Gli dissi: qui è un massacro. E lui: ‘Cavo Vauvo, devi capive che in Afghanistan si costruisce l’Euvopa”. Gli risposi: caro Fausto, devi capire che l’Afghanistan è in Asia. E buttai giù» (Emanuela Fiorentino, Panorama, 26/11/2019) • «Dopo anni di onorata carriera sui giornali […], dal 2006 la sua popolarità ha avuto un’impennata grazie alla collaborazione con Michele Santoro» (La Stampa, 17/7/2016) • «Non avendo delle belle tette e neanche un bel culo, l’apparire in tv non rientrava tra le mie ambizioni...» (a Piccinini) • «Non ero convinto della proposta di Santoro perché pensavo che in un medium in cui tutto è movimento l’immobilità del disegno potesse non essere colta. E, invece, aveva ragione lui» (La Stampa, 17/7/2016) • Criticatissimo per una vignetta su Fiamma Nirenstein: «“Visto che la Nirenstein si candidava in lista con Alessandra Mussolini e Giuseppe Ciarrapico, proprio lei, baluardo dell’ebraismo, la raffigurai sul Manifesto con addosso i simboli fascisti, di Forza Italia e la stella di Davide, con la scritta “mostri elettorali” e il nomignolo ‘Fiamma Frankestein’. La parola ‘mostro’ ovviamente era riferita a questo mettere insieme pezzi inconciliabili”. Una cosetta leggera… “No, ma il fatto è che sul Riformista Polito e Caldarola scrissero che io definivo Fiamma Nirenstein ‘sporca ebrea’. È stata una delle poche volte che ho presentato querela per diffamazione e l’ho recentemente vinta in Cassazione. Nel frattempo Battista scriveva sul Corriere che io ero antisemita e che la satira doveva avere dei limiti. Quando vinsi la causa in primo grado Battista scrisse addirittura che avevo potere sulla magistratura. Quando anche la Cassazione mi ha dato ragione, non ha detto più nulla”» (Francesco Bonazzi, Dagospia, 9/1/2015) • «La satira deve sempre peccare di cattivo gusto» • «Sono felice quando il mio modo di fare satira viene criticato, troppo apprezzamento significa che qualcosa non va» • «Quando cominci a pensare che “non è opportuno per me, in questo momento, per la testata, per la rete…” allora hai già fatto una scelta, risparmiando anche la fatica ai censori”» • «Tolto dal terreno della satira, ed elevato a fondamento di un progetto politico, il vaffanculo di Beppe Grillo è uno slogan violentissimo, equiparabile al ‘me ne frego fascista’. Tanto è vero che oggi il vaffanculo vale soprattutto per gli immigrati» (Mirenzi) • «Lei però sostenne il Movimento, non si sente un po’ responsabile anche lei? “Responsabile no, ma di certo ho sbagliato”. Cosa ha sbagliato? “Ho sbagliato a non capire immediatamente che la polpetta del grillismo era una polpetta avvelenata. La carne buona che c’era dentro era solo un’esca per indurre il cane a mangiare il veleno”. Quando se n’è accorto? “Mi sono venuti i brividi quando Beppe Grillo, nel V-day di Bologna, attraversò Piazza Maggiore su un canotto, trasportato dalle mani della folla adorante, come un vitello d’oro. Fu un’immagine terrificante […] la ricerca del capo salvifico, a cui delegare la tua intelligenza, la tua passione, la tua rabbia, le tue aspirazioni, è un mito che ti libera dalla responsabilità, ma che non cambia di un millimetro le cose”» • «L’attuale vuoto di ideologie ha prodotto una società di fanatici, alla ricerca spasmodica dell’uomo forte con cui identificarsi, che, per definizione, sono incapaci di avere quei dubbi che sono fondamentali per la percezione della satira. Viviamo in una società sub-culturalmente violenta, in cui la satira, che è un gioco serissimo, durissimo fin che si vuole, ma mai violento, viene vissuta come un’intollerabile provocazione» • «Ha paragonato la sinistra a un suicida che si getta dal quarantesimo piano. E ora che il Pd governa, seppure con un alleato che lei non ama, pensa ancora al suicidio politico? “Premesso che faccio fatica a definire il Pd di sinistra, appoggio tra virgolette questo governo, ma solo perché non c’è più Matteo Salvini”. Lo ammette, quindi... “Certo, e poteva essere un’occasione per tutti, dovevano dirlo chiaro: questo è un Cln, un Comitato di liberazione, ma lo hanno fatto capire con timidezza, senza richiamare i valori di cui questo governo poteva farsi garante”. Quindi appoggia o non appoggia? “Tra virgolette. Perché i Cinque stelle sono ex contrattisti, mai stati alleati. Giuseppe Conte, che adesso tutti considerano un grande statista, per me resta un re travicello. Ex premier subordinato di Salvini del governo più a destra di sempre e ora premier che dovrebbe arginare Salvini» (Fiorentino) • «Salvini non crede a un cazzo, a nulla, se non alla sua rincorsa del potere. È un opportunista. Se ci fosse un’onda stalinista starebbe con i baffoni e la stella rossa in testa».
Vita privata Sposato con una cilena, Vianela, ha chiamato suo figlio Rosso. Un’altra figlia, Fiaba, dal primo matrimonio con Mirella.
Curiosità Abita a Roma, poco distante dal Viminale. Lungo il corridoio all’ingresso di casa tiene dei manichini che indossano uniformi dell’armata rossa. Ha disegnato loro dei tratti di ghiaccio: «Li ho russizzati io» • Candidato alle europee nel 2004 con il Partito comunista di Rizzo e Diliberto, non fu eletto. Nel 2013 votò Rivoluzione Civile di Ingroia. Nel 2018 Potere al Popolo • Ha recitato un cameo in Manuale d’amore 3 (Giovanni Veronesi, 2011) e Colpi di fulmine (Neri Parenti, 2012). Nel 2013 visto ne I calcianti, di Stefano Lorenzi. Nel 2016 in L’Universale, di Federico Micali • «Non ti sei stufato di ritrarre politici? Il rischio non è quello di rendere simpatico il soggetto? “Gran parte dei nostri politici sono già delle caricature, c’ha pensato la loro mamma”» • A lui piace Crozza, mentre Vincino lo trovava insopportabile • «Che pensi di Charlie Hebdo? “Ci sono tantissime cose di Charlie che non mi sono piaciute. Come in qualsiasi giornale. A me non piace Forattini, ma mica voglio che sia sgozzato”» (Cannavò) • «Ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di geni: Alex Zanotelli, don Gallo, Gino Strada, Vincino. Ho conosciuto anche Beppe Grillo, ci ho fatto un libro insieme prima che nascesse il Movimento. Poi sono stato tra i primi a finire nella lista di proscrizione del suo blog» (Fiorentino) • «Una volta ha detto: “Sono felicemente comunista e il mio epitaffio sulla tomba sarà: Mi sono convinto dei nostri errori, ma non mi avete convinto delle vostre ragioni’”… “Assolutamente. Speriamo solo non me lo freghi qualcuno che muore prima di me”. Ma si può perdere sempre, pur avendo ragione? “Si perde quasi sempre, perché non viviamo in un film americano”» (Capriotti).
Titoli di coda «Nel ’77 avevamo l’incoscienza dei vent’anni. Oggi abbiamo quella della senilità e le sfere si somigliano» (a Pagani).