Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  marzo 24 Martedì calendario


I soldi buttati per un’Alitalia piccola piccola

Alitalia è costata più di 10 miliardi ai contribuenti italiani. L’inerzia (trasversale) della politica – che dal 2017 ha rinviato otto volte la vendita per convenienze elettorali – farà ora lievitare questo costo. Mettere altri soldi nella società, con le priorità attuali del Paese, è una scelta eticamente difficile. Il governo però ha deciso di tirare dritto, anche perchè la nazionalizzazione è l’unica strada per non lasciare per strada dalla sera alla mattina 10 mila persone e per non tagliare l’Italia fuori dal mondo.
Il valore strategico di Alitalia, in effetti, non è mai stato tanto chiaro come in questi giorni. Tutti i maggiori concorrenti mondiali hanno sospeso i voli per il nostro paese. L’unico collegamento intercontinentale rimasto (oltre a New York, San Paolo, e Nuova Delhi del vettore tricolore) è quello con Addis Abeba della Ethiopian.
Alitalia – che ha bruciato quasi tutti i 400 milioni di soldi pubblici incassati a inizio 2020 – opera 85 voli al giorno (erano 500 a gennaio) con 25-30 aerei sui 100 della flotta. Oggi è in pratica diventata – con Neos – una costola al servizio dell’Unità di crisi della protezione civile facendo la spola con Spagna, Moldavia, Ucraina, Cina, Romania, Grecia e Polonia per riportare in patria i nostri connazionali bloccati all’estero, volando in forte perdita con aerei vuoti all’andata e pieni al ritorno.
Il governo ha deciso di ripartire da qui. La nuova Alitalia nazionalizzata sarà una mini-compagnia con aerei e personale necessari a gestire questa situazione. Pronta a riprendersi jet e personale dall’amministrazione straordinaria quando – si spera prima possibile- il mercato ripartirà. Il resto dei dipendenti quanti, con che ammortizzatori e con quali prospettive sarà materia di negoziazione con i sindacati resterà nella bad company. Rimanendo ovviamente a carico dello Stato.
È il primo passo di quella grande ristrutturazione che tutti i potenziali acquirenti (da Fs a Lufthansa a Delta) chiedevano per rilevare l’azienda. E nei prossimi mesi si capirà se la politica – per una volta – riuscirà a chiudere per sempre la telenovela del salvataggio di Alitalia. Facendo in modo che l’ennesimo salasso per i contribuenti, inevitabile e grazie al Covid-19 a prova di osservazioni Ue, sia davvero l’ultimo.