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 2020  febbraio 14 Venerdì calendario


Biografia di Cesare Geronzi


Cesare Geronzi, nato a Marino, cittadina dei Castelli romani, poco lontano dalla capitale, il 15 febbraio 1935 (85 anni) • «Banchiere simbolo delle relazioni e dei salotti che hanno tenuto in equilibrio la grande finanza italiana per mezzo secolo» (Massimo Restelli, Il Giornale, 6/12/2014) • «Il banchiere politico (o politico banchiere?)» (C. Iotti e G. Scacciavillani, Il Fatto Quotidiano, 1/9/2012) • «È stato per decenni uno dei principali esponenti della finanza italiana, in particolare di quella romana che spesso, per via dei suoi collegamenti con la Chiesa, viene definita “cattolica”, in opposizione alla finanza delle grandi banche del nord Italia, a lungo soprannominata “finanza laica”. Iniziò a lavorare in Banca d’Italia e poi divenne un importante manager bancario. Aggregando numerose altre società alla Cassa di Risparmio di Roma, una delle prime banche private che si trovò a gestire, creò Capitalia, una delle principali banche del centro Italia. Capitalia fu poi acquistata da Unicredit per 22 miliardi di euro e Geronzi divenne presidente di Mediobanca, la più importante istituzione della “finanza laica”. Passò poi alla presidenza delle Assicurazioni Generali, da cui fu costretto a dimettersi nel 2011» (Il Post, 6/10/2017) • «Sembra avere il proprio carattere inciso perfino in uno degli anagrammi del proprio nome: “(e) Signore e czar”» (ibidem) • «Una volta disse di sé che per comandare le aziende gli bastava “alzare il telefono”» (Eugenio Faticante, Avvenire, 7/4/2011) • «Anche su sponde opposte, è difficile trovare qualcuno che non sia stato in relazioni con Geronzi: ambienti cattolici e sinistra, Andreotti (un po’ il suo maestro) e il giornale Manifesto, Profumo e Ciarrapico, finanche (in ambito calcistico) Roma e Lazio. Fino al suo ultimo sponsor, peraltro eclissatosi negli ultimi tempi: Silvio Berlusconi, che lo elogiò in pubblico come l’“unico banchiere che non vota alle primarie” dell’Ulivo» (ibidem) • «Un gran traghettatore. Si è sempre messo nella condizione di andare da un’altra parte, ne ha creato innanzitutto le condizioni, mettendo a disposizione la sua abilità e gestendo il cambiamento» (il giornalista Giancarlo Galli) • È stato, tra le altre cose, vicepresidente del cda della Treccani, consigliere di amministrazione di Rcs Quotidiani, membro del comitato esecutivo di Aspen Institute Italia e dell’associazione Guido Carli • Per anni uno dei dirigenti d’azienda più pagati d’Italia • «Agli inizi del Duemila una serie d’inchieste (Cirio, Ciappazzi, Parmalat) azzopparono i suoi sogni di gloria» (Paolo Colonnello, La Stampa, 15/10/2017) • Il 6 ottobre 2017 è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. La sua banca aveva curato l’emissione di obbligazioni della Cirio, consorzio specializzato in conserve alimentari, che nel 2012 non era riuscita a restituire il denaro agli investitori causando la perdita di 1.125 miliardi di euro a 35 mila risparmiatori e ad altre società. Grazie all’indulto del 2006, la sua condanna è stata ridotta a un anno • Il 4 luglio 2019 la Cassazione lo ha condannato a 4 anni e 6 mesi per un filone dell’inchiesta Parmalat. Geronzi aveva fatto pressioni illecite su Callisto Tanzi perché comprasse per 15,2 milioni la società di acque minerali Ciappazzi di Giuseppe Ciarrapico, già in stato fallimentare e molto indebitata con Capitalia. Se non lo avesse fatto, Capitalia si sarebbe rifiutata di prestare 50 milioni alla Parmalat, anche quella a rischio fallimento • Ultraottantenne, non è finito davvero in prigione.
Titoli di testa «Dimenticare Geronzi, Cesare Geronzi. Mica facile» (Iotti e Scacciavillani).
Vita «Ama ricordare che ha cominciato a lavorare a 17 anni, sotto la spinta di una famiglia modesta e laboriosa» (Stefano Cingolani, Il Foglio, 26/3/2010) • Figlio di un tranviere, tre fratelli • Liceo classico Pilo Albertelli a Roma, in piazza santa Maria Maggiore. Per andare a lezione prende un autobus alle 6.20 del mattino • Lavora in uno studio di commercialista. A venticinque anni, senza essersi mai laureato, vince un concorso e viene assunto alla Banca d’Italia • «Un colpo di fortuna» • «Il cursus honorum di Geronzi non è lastricato di stage e studi a Cambridge, né di dotte discussioni all’Ufficio studi dove con l’aiuto di Franco Modigliani, si stava creando il primo modello econometrico italiano. A lui, fin dall’inizio, tocca un ruolo operativo, il cambio della moneta, nel quale, con tenacia e abilità, diventa un vero specialista. Tanto che un giorno, intervenendo alla Camera, Beniamino Andreatta rende pubblico per la prima volta il suo nome: “Mentre voi state discutendo, c’è un signore che manipola il tasso d’inflazione del nostro paese”» (Cingolani) • «Florio Fiorini, grande esperto all’Eni di speculazioni sui cambi e fondi neri, quel periodo sul finire degli anni Settanta l’ha raccontato così: “C’era una cordata di amici, ci avevano soprannominato la banda dei sette, eravamo il terrore delle banche centrali. Ogni tanto mi chiamava il dottor Geronzi, responsabile dei cambi di Bankitalia: ‘Dottor Fiorini - mi faceva - non le sembra che lei e i suoi amici stiate un po’ esagerando?’ Io chiamavo gli altri: ‘Ragazzi, il dottor Koch - così lo chiamavamo in codice - è incazzato, qualche giorno di tregua, please’”» (Alberto Statera, la Repubblica, 23/2/2006) • «L’attività svolta per vent’anni in Banca d’Italia gli mette addosso un saio e come succede per un monaco, se lo sentirà suo per il resto della vita» (dal suo sito) • «Quando Guido Carli si dimise da governatore (1975) e il dottor Koch ebbe la definitiva certezza che i suoi amici Antonio Fazio e Lamberto Dini avrebbero fatto più carriera di lui, se ne andò con Rinaldo Ossola al Banco di Napoli» (Alberto Statera) • «È il 1980, l’anno del terremoto. Resta fino al 1982 quando entrambi verranno costretti a gettare la spugna. Sulla città è piovuta una manna tragica e insperata: i quattrini per la ricostruzione […]. “Quell’anno e mezzo si conclude con una sconfitta – scrive ancora l’autobiografia sul sito – Sia lui che Ossola saranno letteralmente cacciati per volere di un mondo politico a quel tempo invadente e aggressivo. Entrambi sono vistosamente minacciati”. Un’esperienza che ancor oggi vive come drammatica e dalla quale ha appreso molto, a cominciare da come si tratta con i politici» (Cingolani) • Diventa direttore generale della Cassa di risparmio di Roma, una piccola banca con solo 130 sportelli in appena tre provincie • Il nuovo governatore della Banca d’Italia Ciampi gli dice: «È un posto dal quale potrà ricominciare» • «La Cassa di Risparmio di Roma era una banca pubblica, piccola e neanche messa troppo bene. Fra i soci dell’istituto c’era tutta la nobiltà papalina, ma anche politici e imprenditori legati alla politica. Un salotto forse un po’ polveroso, che aveva il suo principale punto di riferimento nel leader della Dc romana, Giulio Andreotti. […] Geronzi […] accettò di buon grado di diventare il simbolo di quel mondo andreottiano, punta di diamante di una sorprendente espansione nel mondo della finanza. Il sistema bancario era quasi tutto in mani pubbliche e l’unico modo per crescere era ovviamente comprare banche pubbliche, cioè controllate dalla politica. Il primo colpo fu l’acquisizione del Banco di Santo Spirito dall’Iri di Romano Prodi» (Sergio Rizzo, Corriere della Sera, 6/12/2003) • «Geronzi si fa avanti, riempie la Cassa dei quattrini che mancano, ottiene il via libera da Bankitalia e comincia quel cammino di grandezza per aggregazione che durerà vent’anni. Nel 1991, quando all’Iri c’è l’andreottiano Franco Nobili, arriva il Banco di Roma. Poi il Banco di Sicilia» (Cingolani) • Dà il via a una serie impressionante di acquisizioni e fusioni: compra una banca dopo l’altra. Nel frattempo costruisce una rete di complicità in tutte le direzioni: finanzia partiti, giornali, imprenditori, squadre di calcio • «Da An alla Quercia, dagli amici del Manifesto a Forza Italia. Forse qualcuno ricorda ancora che quando Berlusconi era sull’orlo del fallimento, con Comit e Credito Italiano che gli chiedevano di rientrare dal mostruoso debito, era stato lui a salvare il Biscione. Ma l’animo bipartisan è grande, contiene tutti: aiuta i diesse esposti per 502 miliardi di lire, “ristruttura” i debiti, pur meno consistenti, del Ppi e del Cdu. Cesarone o Penna Bianca, come lo chiamano gli estimatori, “è un ottimo taxi”, sintetizza una volta Paolo Cirino Pomicino, richiamando la celebre frase di Enrico Mattei, capo del primo Eni, che si vantava di usare i partiti, per l’appunto come taxi [...] È lui tanti anni fa a scoprire le doti di Bruno Vespa e dei suoi congiunti, affidandogli la direzione di Risparmio Oggi, rivistina aziendale» (Statera) • «Sui giornali si affaccia con la concessionaria di pubblicità Mmp, in società con la Stet di Ernesto Pascale, per sostenere testate di partito, religiose e d’informazione» (Massimo Mucchetti) • Racconta il fotografo Umberto Pizzi: «Allo stadio si vede il peggio. Le tribune vip, i potenti, e le genuflessioni dei cortigiani. Non puoi capire cosa succede. Ho visto delle genuflessioni nei confronti di Cesare Geronzi da colpo della strega» (a Roberto Cotroneo, l’Unità,15/07/2004) • Sfila la Banca nazionale dell’agricoltura allo scalcagnato conte Auletta, che non ha più soldi. Compra Mediocredito centrale, ingoia Bipop e il Banco di Sicilia • «Ho impiegato 22 anni per assumere la funzione di direttore generale di una piccola Cassa di risparmio e ne ho impiegati altri 17 per arrivare a quello che faccio oggi» (a Alain Elkan, 1999) • «Il successo del Giubileo del 2000, fiore all’occhiello della giunta di sinistra e ponte di ferro tra le due rive del Tevere, non sarebbe stato possibile senza il concorso fattivo della banca capitolina» (Cingolani) • Finanzia l’Osservatore Romano, Topolino, la Roma, la Lazio, l’Inter di Moratti • «Si è parlato e scritto dei suoi buoni rapporti con Giulio Andreotti e con la Dc della capitale. O del sostegno che trovò Gianfranco Fini quando nel 1993 tentò la sfortunata battaglia per la poltrona di sindaco. Ma è anche vero che Francesco Rutelli prima e Walter Veltroni poi, trovano nella banca romana un supporto leale. Così gli imprenditori e i palazzinari, vecchi e nuovi, insieme ai quali viene ricostruito un tessuto economico che vorrebbe fare della capitale un polo se non alternativo, certo riequilibrante, rispetto al predominio della finanza milanese» (Cingolani) • Fonda Capitalia, una grossa holding per raggruppare tutte le sue banche: 2000 sportelli, 30 mila dipendenti • «Il “Cesarone” della superbanca romana, con quella perfetta chioma d’argento pareva davvero il simbolo del “nuovo ordine” del capitalismo italiano. Algido, autoreferenziale, e intoccabile. Quel suo studio affrescato, al quarto piano del palazzo a due passi da Piazza Venezia, era diventato la cabina di regia di tutte le più importanti operazioni di questi ultimi anni. […] Capitalia aveva assunto l’eredità della vecchia Mediobanca governata dal mitico “don Enrico”. Il moderno salotto buono della finanza, trasferito dalle poltroncine stile impero di via Filodrammatici a Milano ai divani di pelle rossa di Via del Corso a Roma. [...] Creare il suo gigante bancario gli è costato scommesse e compromessi. Sempre un po’ border line. Tentate convergenze con l’alta finanza lombardo-piemontese. Ma anche relazioni pericolose con il generone romano e sudista: da Ciarrapico e Bocchi a Casillo e Semenzato […]» (Massimo Giannini, la Repubblica, 6/12/2003) • L’Avvocato Agnelli commenta: «Quell’istituto si dà un gran da fare: secondo me lo dovrebbero chiamare Banca di traffico centro-meridionale» • Dopo la morte di Enrico Cuccia, vecchio capo di Mediobanca, Profumo, Geronzi, Vincent Bolloré e Antonio Fazio guidano l’assalto al fortino dei vecchi poteri forti. Nel 2005 si innesca la triplice scalata: alla Banca Antonveneta, alla Bnl, al Corriere della Sera • «Gli anni dell’irresistibile ascesa sono anche gli stessi delle cadute rovinose. La peggiore delle quali ha il volto di Sergio Cragnotti e il marchio del barattolo Cirio che Giulio Tremonti teneva sulla sua scrivania al Tesoro fino al 2004, quando si dimise, dopo uno scontro con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, al quale non era certo estraneo il rapporto tra Geronzi e Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia» (Cingolani) • È l’epoca delle concentrazioni bancarie. Si tessono trame, le alleanze vengono allo scoperto • «L’idea è che Capitalia entri in quella che sarà Banca Intesa. Ma proprio sul finale le carte cambiano: Intesa si prende il San Paolo di Torino e a Capitalia tocca l’Unicredit di Profumo» (Giuseppe Turani, Qn, 7/10/2017) • Venticinque anni di fusioni e acquisizioni finiscono per creare due grandi poli: Intesa Sanpaolo da un lato, Unicredit dall’altro • «Di fatto, a quel punto, Geronzi è un disoccupato, senza una banca da dirigere. Ma è un abile manovratore e con molte conoscenze. Riesce a farsi nominare presidente di Mediobanca, il massimo. Lo ricordo ancora, seduto con legittimo orgoglio, dietro la scrivania che era stata di Cuccia. Si vedeva come il regista e il riorganizzatore della finanza italiana, che conosceva benissimo. Ma non era suo destino. Da Mediobanca, per liberarsene, lo fiondano alla presidenza delle Generali, ma di fatto quasi senza alcun potere. Anche lì, però, le cose non vanno bene. Riaffiorano vecchie ostilità e qualche gaffe. Lo mandano via» (Turani) • «Nell’aprile 2011, la caduta: Alberto Nagel, di Mediobanca, riesce a farlo fuori. Lo riduce a un pensionato di superlusso, con buonuscita da 16,65 milioni e carica di presidente della Fondazione Generali» (Gianni Barbacetto, Il Fatto Quotidiano, 16/1/2013) • «La parabola del figlio del tranviere potrebbe essere arrivata al capolinea» (Fatigante)
Insensibile «Un uomo che sfruttando una incommensurabile potenza ha reiteratamente commesso crimini di gravità inaudita mostrando la più totale insensibilità nei confronti di chi ne sarebbe stato la vittima più indifesa (il popolo dei risparmiatori) e non facendosi scrupolo di anteporre personale sete di potere ai canoni di trasparenza e correttezza che devono guidare l’operato di strutture bancarie che godono della fiducia della nazione intera» (Alessandra Arceri, giudice al tribunale di Bologna)
Epilogo «Oggi non risulta più avere alcuna carica e detiene solo il 60% della Bigger, srl nata nel 2008 attiva nelle pubbliche relazioni e comunicazioni, amministrata dalla figlia Benedetta» (Conti) • «Il geronzismo, però, che è quasi una categoria dello spirito, non ha mai smesso di aggirarsi nelle stanze del capitalismo nazionale» (Iotti e Scacciavillani).
Vita privata Sposato con Giuliana Iozzi (Marino, Roma, 11 giugno 1946). Ex insegnante negli istituti professionali dei Castelli, regina dei salotti romani, filantropa, già azionista in società farmaceutiche, dal 2006 al 2011 eletta consigliere comunale a Marino con una lista civica • Due figlie: Benedetta (n. 1971), che lavora nel marketing per la Federazione italiana gioco calcio, e Chiara (n. 1972), giornalista del Tg5 • «Nonno di quattro nipotini, Ottavia, Giulia, Ernesto Maria e Bianca Maria» (dal suo sito).
Curiosità La sua regola aurea: «Freddezza, distacco, trasparenza» • Per scrivere il libro-intervista Confiteor, 362 pagine, Massimo Mucchetti lo ha incontrato 27 volte per più di cento ore di colloqui • Va a messa tutte le domeniche
Titoli di coda «Grandi demeriti, in verità, non me li riconosco».