Libero, 28 gennaio 2020
L’inventore della parola Brexit è europeista
Chi ha coniato la parola «Brexit» era un ardente sostenitore della permanenza in Europa. Peter Wilding, l’inventore, lo definisce un «curioso scherzo del destino» e ora fa ammenda: non s’è accontentato di spalancare un varco nelle mura al «nemico», gli ha direttamente consegnato i progetti per il Cavallo di Troia del referendum. E ci lucra sopra. Risale al maggio 2012 la genitura. Tempi di turbolenze finanziarie, si vocifera che la Grecia, stremata, possa essere costretta a lasciare l’Unione Europea. Su quel vocabolo, «Grexit», ormai sdoganato negli ambienti mediatici e politici, si basa il calco di Wilding, in un articolo su un blog. Avrà decisamente più fortuna del «Brixit» proposto dagli economisti. Se nel 2013 la formula figurava solo 340 volte nei titoli dei giornali cartacei e online, lo scorso anno dilagava con oltre mezzo milione di attestazioni. L’autore sostiene di non aver realizzato la portata del personalissimo vaso di Pandora che ha scoperchiato, fino a quando non l’ha contattato l’Oxford Dictionary. L’istituzione guardiana della lingua inglese ha accolto il neologismo nel 2016, assieme a «glam-ma», letteralmente una nonna fascinosa. «Non pensavo che prendesse piede – ha raccontato Wilding al podcast del Telegraph —. È diventata un’ossessione nazionale. Sono assolutamente un “Remainer” (chi votò per restare), però ho accettato il risultato. La sovranità va chiesta per una ragione, invece vedo mancanza di visione e senso di Stato al cuore della democrazia britannica». Nonostante il pentimento, non è uno sprovveduto. Specializzato in diritto comunitario, è un opinionista fisso di quotidiani e tivù. Nel 2012 ha fondato British Influence, un think-tank europeista con allacciature diplomatiche, ma politicamente è nato conservatore (tessera nel 1979). Dei Tories è stato nominato responsabile mediatico dall’ex primo ministro David Cameron. «La tragedia è che non si può mettere il copyright su una parola», gli è sfuggito scherzando durante la trasmissione. Nella battuta traluce l’operazione di mercato: non si è fatto scrupoli a monetizzare la sua creatura. Nel fatale 2016 ci ha scritto un bestseller (“What Next?”) e nelle biografie sul web si celebra come «inventore del termine Brexit».
Oggi gigioneggia, però ha firmato gli annali più incandescenti della storia di un Regno sempre meno Unito. Da allora, Brexit è diventata pure un verbo. Significa «cincischiare». Situazione tipica: salutare tutti a una cena, o a una festa, senza poi imboccare l’uscita. Un po’ come ha fatto la Gran Bretagna nell’interminabile e sofferto post-voto. A pochi giorni dalla data cerchiata in rosso, quel 31 gennaio che chiuderà il divorzio, i nostalgici dell’Ue sono indignati per un pugno di pence. Per celebrare il momento storico, infatti, il governo di Boris Johnson conierà tre milioni di monete da 50 centesimi speciali, con il messaggio «pace, prosperità e amicizia con tutte le nazioni». Come ostentare d’essere tornati single dopo la fine di un fidanzamento.