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 2020  gennaio 15 Mercoledì calendario


Il pianeta si surriscalda? L’uomo si raffredda

Siamo diventati più freddi, e se non fosse una battuta – lo è – potremmo considerarla una risposta corporea al riscaldamento globale. Dire che la nostra temperatura ordinaria sia 37 gradi, comunque, risulta sbagliato, ma in compenso era vero a metà Ottocento, quando il medico tedesco Carl Reinhold August Wunderlich si basò su una serie di misurazioni fatte soprattutto a soldati. Ma non è un problema di rilevamenti imprecisi o approssimati: pare proprio che nel tempo ci siamo raffreddati, anche se le ragioni sono scientificamente indimostrabili e appaiono legate solo a ipotesi più e meno plausibili. Lo studio, più serio del previsto, è della Stanford University (California) dove un team condotto dalla professoressa Julie Parsonnet è risalito a misurazioni che partono dal 1862 e hanno verificato un calo della temperatura da 37,16 gradi a 36,6. Hanno usato tre set di dati: 83.900 misurazioni di uomini statunitensi dal 1862 al 1930, poi 5998 misurazioni tra il 1971 e il 1975 e ancora altre 230.261 raccolte tra il 2007 e il 2017. Nella seconda e terza fonte i dati riguardavano anche donne. La temperatura in pratica è calata di 0,03 gradi ogni decennio, e la discesa continua. Gli uomini del 2000 – è risultato dall’elaborazione – sono 0,59 gradi più freddi rispetto a quelli nati nel 1800, mentre le donne hanno perso 0,32 gradi. Le tre fonti della ricerca sono completamente diverse tra loro (una militare, una civile, una universitaria) e il decremento è uguale per tutti, così da escludere che in passato abbiano fatto dei sistematici errori di misurazione. L’ultimo calcolo peraltro è recentissimo e quindi non è un problema di tecnologie imprecise. Ultima conferma: anche quando le misurazioni sono state fatte nello stesso anno, gli anziani risultano più caldi rispetto ai nati nelle decadi successive. Detto questo, possiamo passare alla domanda: perché? Come mai la temperatura si sarebbe abbassata in così poco tempo? Anzitutto va ricordato che non si tratta di un cambiamento legato a fattori evolutivi (per quelli occorrerebbero centinaia di migliaia di anni) ma fisiologici, ciò che ci vede cambiare continuamente durante le stesse fasi dell’evoluzione. In secondo luogo va precisato che la temperatura, da persona a persona, può variare anche di un grado: questo in base a età, ambiente, dimensioni corporee, sesso e orario in cui viene fatta la misurazione; ragioni per cui la maggioranza dei medici, abitualmente, è abituata a non considerare necessariamente i 37 gradi come vera temperatura media. La responsabile dello studio, la professoressa Personnet, alla rivista «The Scientist» ha detto che «microbiologicamente siamo molto diversi da come eravamo», e che il miglioramento medio dello stile di vita nonché i progressi della scienza medica – vaccini e antibiotici in primis – hanno reso meno attivo il nostro sistema immunitario, quindi ci sarebbero meno processi infiammatori dei tessuti: e le infiammazioni producono proteine e citochine che aumentano il metabolismo e di conseguenza la temperatura. Poi, appunto, c’è che probabilmente siamo fisiologicamente diversi da come eravamo in passato: l’ambiente in cui viviamo è cambiato, la temperatura nelle nostre case pure, e nondimeno il nostro contatto coi microrganismi e col cibo che mangiamo. Tutte queste cose significano che, sebbene pensiamo di essere monomorfi e che siamo stati sempre uguali durante le fasi dell’evoluzione, in realtà fisiologicamente cambiamo in continuazione: questo ha detto Julie Parsonnet. In sostanza sarebbe cambiato il nostro metabolismo perché il corpo non lavora com’era necessario uno o due secoli fa: senza contare com’è cambiata l’alimentazione. Obiezioni? Ci sono. Anzitutto lo studio riguarda solo occidentali, ossia statunitensi, che pure sono un noto crogiolo di etnie. Sarebbe molto interessante verificare la teoria raffrontandola con le temperature di popolazioni che non hanno avuto i nostri progressi o comunque i nostri cambiamenti: ma i dati non ci sono. Un’altra critica riguarda il dettaglio che gli autori non sanno esattamente in che modo siano state fatte le misurazioni: con quali strumenti, se fossero orali, ascellari o vabbeh, avete capito.