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 2020  gennaio 15 Mercoledì calendario


Periscopio

Aumenta il consumo degli ansiolitici. Alcuni causeranno ansiolitigi? Dino Basili. Uffa News.
Noi di Forza Italia siamo il partito del bello, della cultura. Vittorio Sgarbi, candidato Fi alle regionali dell’Emilia-Romagna. (Luca Fazzo). il Giornale.

Bocca diceva che i suoi articoli erano già nella macchina da scrivere. E io li trovo nel mio computer. Quando mi siedo alla scrivania non so mai cosa scrivere, non ho memoria di niente. Poi provo un paio di attacchi e mi ricordo tutto. Non so perché. È il computer che mi salva. Natalia Aspesi, 90 anni, giornalista. (Simonetta Fiori). la Repubblica.

A 15 anni ero molto preso dai miei impegni. Ma ho avuto fortuna, c’è chi ha indovinato in me un qualche talento. Sennò sarei oggi un mediocre avvocato, chissà. Riccardo Muti. (Pietro Visconti). Libertà.

Cala il tramonto. «Roma» sospira. «Alla fine poteva scegliere tra essere medio oriente o Parigi. Ha scelto di essere medio oriente». Marina Cicogna. (Michele Masneri). Il Foglio.

Torino grazie al collegamento ad alta velocità con la Francia stava per diventare una capitale industriale europea. Ma il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso, eletta con i voti di Val Susa si schierò coi no Tav. Il Pd di Chiamparino e Fassino, succeduto a Bresso ha rilanciato il «sì Tav» con un progetto che ha allungato i tempi. Francesco Forte. il Giornale.

Non sappiamo davvero come potranno evolvere le cose. Per la prima volta il cambiamento della società non dipende dalla politica, ma dalla tecnologia. Possiamo solo sperare che resista la democrazia, la quale tuttavia resta un emblema del Novecento. Enrico Mentana. LaVerità.

Io del Sessantotto do un giudizio solo positivo. «Tutto quello che accade non può non accadere» diceva Croce. Fu un grande cambiamento nel giro di un decennio. Nel gennaio del ’61 la Consulta stabilì che l’adulterio femminile era ancora reato e pochi mesi dopo si cominciò a parlare di divorzio. Sergio Lepri, per 30 anni direttore dell’Ansa, ha cent’anni. (Concetto Vecchio). il venerdì.

In quel film-capolavoro di Vittorio De Sica che si chiamava Miracolo a Milano, si vede un ragazzino che, nella Milano del 1951, esce dall’orfanotrofio e inizia a salutare tutti. Al quinto «buongiorno», un passante gli chiede perché. Lui risponde che non c’è una ragione. Ecco, dobbiamo tutti tornare a salutare come quel ragazzino. Giuseppe De Rita, presidente del Censis. (Alessandro Fulloni). Corsera.

La vita mi ha insegnato tre cose importanti: il rispetto per la persona. E poi se puoi aiutare chi vale hai il dovere di aiutarlo. Infine se porti odio arriva la guerra. Rino Barillari, paparazzo. (Massimo M. Veronese). il Giornale.

La presa dell’Austria sull’Italia era ferrea: il Lombardo-Veneto faceva parte dell’Impero austroungarico, i ducati di Parma-Piacenza e Modena-Reggio e il Granducato di Toscana erano pertinenze degli Asburgo, che avevano diritto di veto sull’elezione del Papa. Il re di Napoli aveva la ferrovia per andare dalla reggia di Napoli a quella di Portici, il bidet e l’oro del Banco, che ovviamente non era dello Stato e tantomeno del popolo ma appunto del sovrano assoluto, i cui cannoni puntavano sulla città e non su invasori che non erano alle viste. Va riconosciuto però che Napoli fu oggettivamente sfavorita dall’unificazione. Milano ne trasse invece vantaggio. La sua antica tradizione mercantile e le sue relazioni con il Nord Europa ne uscirono rafforzate. E la definizione di capitale morale non deve dispiacere: lo si è visto anche martedì scorso in Galleria, con seicento fasce tricolori attorno a Liliana Segre. Questo non deve far dimenticare che Milano fu anche la città natale del fascismo. E per un tempo fu ribattezzata Tangentopoli. Aldo Cazzullo. Corsera.

Vissi anche la grande esperienza di Cuore fatto da Serra. Forse senza il mio Tango non ci sarebbe stato Cuore. Con la differenza che io facevo satira dentro il Pci, Michele indirizzò la propria verso il rampantismo socialista, era la satira sul successo berlusconiano. Oggi c’è meno bisogno di satira. Oggi i politici si dissacrano da sé. Sergio Staino, disegnatore satirico, creatore di Bobo. (Antonio Gnoli). la Repubblica.

Erano in 6, con i loro taxi bianchi allineati, e non facevano assolutamente nulla se non aspettare il pollo da spennare. Scendevo giorni fa da un volo all’aeroporto di Ciampino, succursale cenerentola di Fiumicino, e tutto, in quell’ora di primo pomeriggio, sonnecchiava. Non c’erano vigili né altre divise, salvo un paio di soldati che tenevano in braccio la mitraglietta come un bebè. Ai tassisti sfaccendati, chiedo: «Chi è primo?». «Io», fa uno. Gli dico: «Piazza Fiume, centro di Roma. Niente tassametro, tariffa fissa». Mi riferivo a quella comunale: 30 euro da Ciampino al centro città. Il tassista si ferma di botto e dice: «Non sono sicuro di essere il primo». Ammicca al collega e fa: «Me sa che er primo sei tu». «So l’urtimo», replica l’altro e si rivolge a un terzo del branco: «Prendilo tu sto Piazza Fiume. Tanto devi annà ar Muro torto a du’ passi». Quello non risponde e tutti cominciano a fischiettare. Non vogliono me: cercano il tacchino cui fare la festa. Giancarlo Perna. LaVerità.

Ciò che mi colpisce nella descrizione del milieu Einaudi dove si svolge questo libro autobiografico della Ginsburg di 450 pagine (La Corsara) è nell’essere tutti comunisti, tutti ebrei, che tutti i loro amici lo siano, come se a Torino, a Roma, in Italia, gli scrittori che non appartenevano a questa cerchia non esistessero. Uscirò da questa biografia amando un po’ meno Natalia Ginzburg di quanto non la amassi prima di leggerla. Gabriel Matzneff. (Stenio Solinas). il Giornale.

DARIA BIGNARDI, 3 – Prima Le invasioni barbariche, ora L’assedio. Gli ascolti sembrano in linea con i titoli bellici che la conduttrice predilige per i suoi programmi: un cumulo di macerie fumanti. Alla puntata di esordio, appena 281 mila spettatori, pari all’1,3 per cento di share. Va in onda sul Nove, ma è da sottomultiplo: tre. Per le prossime stagioni suggeriamo Waterloo o Caporetto. Stefano Lorenzetto. Arbiter.

La sua parentela era anche più complicata della Saga dei Forsyte e le sue mamme avevano continuato a ripetergli che non conosce la douceur de vivre chi non ha provato i moschettieri del Duce. Perciò ogni sera si spingeva dietro l’Ara Patriae dove «montavano la guardia» (cambiando ogni quindicina) aviatori e granatieri e marinai e guardie di finanza, bersaglieri e pompieri e altre armi più nuove e più strane. Alberto Arbasino, Super-Eliogabalo. Einaudi, 1969.

Ci si innamora tutti allo stesso modo, ma guai a dirlo agli innamorati. Roberto Gervaso. il Giornale.