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 2020  gennaio 15 Mercoledì calendario


Maternità e baby sitter nel basket Usa

Nel Paese in cui la maternità retribuita non è ancora concessa a tutte le lavoratrici un passo da gigante nella storia lo fa il basket. La Wnba, la Lega professionistica statunitense, annuncia un accordo che offre alle giocatrici non solo un sostanzioso aumento di stipendio (le stelle potranno superare per la prima volta i 500 mila dollari l’anno), ma anche incentivi per la famiglia. A cominciare dal pieno salario durante la maternità e dalla concessione di appartamenti con due camere da letto e di tate al lavoro per i neonati. L’accordo, che una volta ratificato sarà in vigore fino al 2027, prevede anche benefici per la pianificazione familiare con rimborsi fino a 60 mila dollari per adozioni, maternità surrogata e cure per la fertilità, e per il sostegno alla salute mentale.
Se, per cifre complessive, la Wnba rimane e rimarrà dietro ai maschietti dell’Nba, il passo in avanti verso la parità contrattuale – che non è quella salariale – è notevole. Con una stagione che dura 14 settimane, e che quindi non consentirebbe alle atlete di accedere al Family Medical Leave Act per avere 12 settimane di congedo non retribuito, l’accordo trovato è un paradiso. 
Alle atlete sono stati promessi anche più tornei durante la offseason e ulteriori garanzie di non dover andare a giocare all’estero nelle pause per mantenere la forma e che d’ora in avanti le giocatrici non dovranno più viaggiare in pullman e avere camere condivise nelle trasferte, ma avranno accesso a biglietti aerei e camere singole.