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 2020  gennaio 14 Martedì calendario


Rifiuti a Roma, chiude Colleferro

Roma sull’orlo dell’abisso o a un passo dall’emergenza. Domani chiude la discarica di Colleferro dove ogni giorno arrivano 1.400 tonnellate dei rifiuti della Capitale. Come si sapeva da mesi e senza che si sia realizzato e neanche individuato con certezza un nuovo impianto di servizio. Così giovedì i Tmb di Rocca Cencia e Malagrotta, che lavorano l’immondizia romana, saranno ’gonfi’ di rifiuti perché non li potranno evacuare in discarica. A questo punto venerdì e sabato i rifiuti resteranno per strada, domenica Ama non raccoglie e lunedì sarà grandissima difficoltà. In pratica quell’emergenza che il Comune per mesi ha negato, esorcizzato. Invece ora, dopo la non scelta del sito per la nuova discarica, la dichiarazione di stato di emergenza sembra l’unica via d’uscita, anche in Campidoglio. A questo punto la palla passerebbe al prefetto o al governo. Si potrebbe andare verso quella che un esperto chiama «soluzione napoletana», ricordando le interminabili emergenze campane. Ci sarebbe la nomina di un commissario straordinario, magari un ex capo della Polizia (in Campania fu il prefetto Gianni De Gennaro), che sceglierebbe un sito per scaricare i rifiuti coi militari davanti a sorvegliarli. Fu così nel 2008 con la discarica di Ferrandelle, dove in un terreno confiscato al boss Francesco Schiavone ’Sandokan’, arrivarono 700mila tonnellate di rifiuti. Doveva essere provvisoria, rimase per cinque anni e ancora oggi sulla recinzione si legge “Area di interesse strategico nazionale divieto di accesso”, proprio come una base militare. Fino all’ultimo il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che le emergenze campane le conosce bene, come ufficiale prima della Forestale e poi dei Carabinieri, sta tentando di evitare questa via. Ma le possibilità sono quasi nulle. Una proroga fino alla fine dell’anno della discarica di Colleferro, non è praticabile anche se ci sarebbe lo spazio per ’abbancare’ ancora 200mila tonnellate. Ma ci sono due motivi che si oppongono. Uno tecnico perché a questi ritmi, cioè le 1.400 tonnellate romane ogni giorno, la discarica finirebbe per davvero in 2-3 mesi. Ma c’è un altro motivo. Da un punto di vista politico è impraticabile perché mercoledì la discarica chiude e la Regione consegna le chiavi al Comune che è il proprietario della discarica. In caso contrario giovedì ci sarebbero diecimila persone in strada a dire che la discarica non può proseguire. E col sindaco in testa. Servirebbe un ordinanza del ministro. Ma appare davvero poco probabile.
Nel frattempo il sito finalmente scelto dal Campidoglio per la nuova di- scarica, Monte Carnevale, colleziona sempre più critiche. Dopo quelle dei cittadini di Valle Galeria, che per cinquanta anni hanno convissuto con la megadiscarica di Malagrotta e dopo quelle di parte dei M5s, locali e nazionali, è arrivato anche lo ’stop’ dell’Enac che ha avvertito deirischi che comporta una discarica, che attirando una grande quantità di gabbiani, rappresenterebbe un pericolo per gli aerei del vicino aeroporto di Fiumicino, citando anche alcuni incidenti. Si proverà con altri siti? Comunque per fare una discarica ci vogliono sei mesi. E sarebbero comunque emergenza. Malgrado i tentativi di Costa di queste ore, è difficile che si facciano accordi con altre regioni. L’Emilia Romagna va al voto tra due settimane, mentre le altre regioni che potrebbero dare una mano come Puglia e Toscana voteranno a maggio. Impensabile che si prendano l’immondizia di Roma. Ancora più lunghi i tempi per l’estero. I Paesi seri pretendono gare trasparenti, ma per fare una gara europea ci vogliono sette mesi, poi due mesi per le verifiche. Quindi forse dopo nove mesi si potrebbe mandare qualche carico. E intanto?
E la discarica non è l’unico problema per la Capitale. Il Tmb di Rocca Cencia, da più di un anno l’unico comunale dopo l’incendio di quello del Salario, deve andare assolutamente in manutenzione. La Regione aveva dato l’okay dopo la scelta del Comune per Monte Carnevale. Ma se si fa marcia indietro, si blocca anche la manutenzione del Tmb che sta arrancando. Intanto il Tmb privato della Rida di Aprilia non prende più le 300 tonnellate al giorno come protesta perché non fanno aprire una propria discarica. A sopperire, per ora, altri impianti in Abruzzo, Viterbo e Frosinone. Ma basta girare per la città per vedere che molto resta per strada.
Intanto Roma deve pagare sempre di più anche per l’organico che deve mandare fuori regione non avendo propri impianti di compostaggio. Finiscono soprattutto in Veneto e Friuli, ma la concorrenza con Napoli (anche la Campania non ha impianti) ha fatto salire i prezzi. Ormai si deve pagare 270 euro a tonnellata, il doppio di quello che si pagherebbe se ci fossero gli impianti.