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 2020  gennaio 14 Martedì calendario


Cipro ospita delinquenti ricchi

Bruxelles da tempo è preoccupata per quanto avviene a Cipro che «vende» la propria nazionalità a persone extracomunitarie dal profilo dubbio purchè dotate di grandi patrimoni e pronte a fare donazioni e investimenti nell’isola, in particolare nel settore immobiliare: almeno 2,5 milioni di euro. Una pratica adottata non solo nell’ex colonia britannica (nella Ue dal 2004, e dal 2008 nell’Eurozona), ma anche in altri Stati dell’Unione europea. Ora nell’isola è scoppiato lo scandalo dei passaporti d’oro da quando sono apparsi 26 nomi di famigerati imbroglioni, di personaggi discussi e come il malese Low Taek Jho, «Jho Low» accusato di aver distratto 4,5 miliardi di dollari di un fondo di investimento sovrano 1Malaysia development Berhard (1Mdb). Frodi commesse fra il 2009 e il 2015 e che hanno visto coinvolto anche l’ex premier Najib Razak. Nel 2015, l’introvabile «Jho Low» figurava come residente a Strovolos, un comune della periferia della capitale Nicosia. Da Hong Kong aveva trasferito, il 26 giugno 2015, attraverso una banca tedesca, prima, e una svizzera poi, 960 mila euro su un conto a Cipro, secondo quanto ha riportato Le Monde. Qualche giorno dopo, secondo Le Monde, l’allora ministro dell’interno Konstantinos Petridis aveva anunciato l’apertura di una procedura di revoca della nazionalità per 26 investitori esteri dal profilo poco limpido, senza nominarli, ammettendo che si era trattato di errori nei confronti di persone ad alto rischio. Tra loro cambogiani, cinesi, tra i quali uno accusato di traffico d’oro, keyniani, e soprattutto dieci russi. Una svolta. Un unico precedente: il ritiro della nazionalità cipriota accordata nel 2011 al miliardario Rami Makhlouf, cugino di Bashar al-Asad, presidente della Siria e ritenuto l’uomo più ricco del Paese.
Dunque, nell’isola di Cipro, per una piccola parte controllata dai turichi ma senza un riconoscimento internazionale, l’acquisizione di una proprietà offre l’opportunità ai non europei di ottenere un passaporto valido in tutta l’Ue e, partendo di qui, di sviluppare la propria attività, secondo quanto ha riportato Le Monde.

L’attrattività di capitali esteri a Cipro in cambio di un passaporto europeo è un programma ufficiale inaugurato nel 2013, quando questo piccolo Stato insulare di 1,2 milioni di abitanti era sull’orlo della bancarotta. Il Cyprus Investment Program (Cip) ha beneficiato, secondo il ministero degli interni cipriota, «circa 4 mila» ricchi stranieri e ha generato entrate per circa 8 miliardi di euro (cioè il 42% del pil e ha ridotto il debito al 32% del pil), secondo i dati riportati da Le Monde. Una cascata di soldi. Una manna. All’epoca, nel pieno della crisi della zona euro, Cipro stava crollando sotto il peso del debito. Il paese, la cui parte settentrionale occupata dalla Turchia rimane al di fuori dell’Ue, aveva un settore bancario ipertrofico, fortemente sospettato di fungere da paradiso fiscale per super ricchi russi e altri ex sovietici, anche se le autorità lo negano. Al punto che Limassol, la seconda città più grande di Cipro, aveva acquisito il soprannome di «Limassolgrad», e non solo a causa dei numerosi turisti slavi.

Una cura di austerità imposta dalla troika (Fmi, bce e Ue), completata dal programma «investimenti contro passaporti», il Cip appunto, ha permesso di raddrizzare la barra. Dal 17% nel 2013, il tasso di disoccupazione è sceso ora al 6,5%. L’edificazione di immobili ha creato nuovi posti di lavoro legati al settore dell’industria delle costruzioni e questo in un primo tempo ci ha aiutati, ha detto a Le Monde, il ministro dell’interno Nicos Nouris. L’impatto del Cip è stato positivo e ha permesso di generare delle eccedenze nei conti utilizzate per rimborsare il debito pubblico e invertire la tendenza al ribasso dei valori immobiliari.