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 2020  gennaio 14 Martedì calendario


Scuola dell‘obbligo fino a 18 anni?

In classe con l’obbligo fino a 18 anni, non più a 16. Però si esce con il diploma in tasca. È una riforma importante quella che, a breve, potrebbe venir fuori dal ministero dell’Istruzione: alzare l’obbligo scolastico dagli attuali 16 anni fino a 18 anni, per accompagnare gli studenti alla maturità e combattere quanto più possibile il fenomeno della dispersione scolastica che, in Italia, miete ancora troppe vittime.
Per realizzare un percorso simile, sarà necessario inserire il progetto in un contesto di riforma dei cicli che, nel tempo, andrebbe anche ad accorciare la strada per il diploma. 
I COSTI SOCIALI
La maturità, quindi, arriverebbe a 18 anni e non più a 19 come oggi. «È un tema di grande interesse per il governo spiega Anna Ascani del Pd, viceministro dell’istruzione per portare il diploma a 18 anni bisogna rivoluzionare i cicli scolastici: al momento non abbiamo un modello perché dovremo confrontarci con i sindacati, ma esistono modelli esteri a cui possiamo guardare. Si potrebbero accorpare medie e superiori, tagliando un anno, oppure abbassare l’inizio dell’obbligo a TRE anni e non più a sei».
L’obiettivo è di allineare l’età dei neodiplomati italiani a quella degli altri ragazzi europei ma anche di contenere la dispersione scolastica. Secondo uno studio di Tuttoscuola, infatti, quasi uno studente su 4 tra quelli che si iscrivono al primo anno della scuola superiore statale non arriva al diploma: la dispersione raggiunge infatti al 24%. Tanto che, negli ultimi 10 anni, 1,8 milioni di ragazzi iscritti non hanno raggiunto la maturità: dal 1995 se ne contano 3,5 milioni. Uno su tre, rispetto agli 11 milioni che si sono iscritti. Un dato allarmante che corrisponde a un elevato costo sociale visto che lo Stato investe sugli studi dei ragazzi: la spesa media annua alle superiori è di 7mila euro per studente.
In tutto, quindi, dal 1995 ad oggi sono andati perduti 55 miliardi di euro. Se si considera il dato generico, complessivo dell’intero ciclo di studi dalle elementari alle superiori compresi scuole private e corsi di formazione che rientrano nell’obbligo scolastico, la dispersione è pari al 14,5%. Troppo alta: l’UE ha posto come obiettivo un massimo del 10% entro il 2020 per contrastare il fenomeno Esl, che sta per early school leavers: i ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato gli studi troppo presto. Per la Cgia di Mestre l’Italia è sul triste podio dell’Esl: con il suo 14,5% di dispersione, infatti, è terza in Europa dopo la Spagna con il 17,9% e Malta con il 17,4%.