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 2020  gennaio 14 Martedì calendario


Negli Usa le donne lavorano più degli uomini

Il 21 dicembre 2012 si temeva finisse il mondo. Ricordate la profezia Maya? In realtà, secondo i messicani, è terminata un’epoca. Quella dominata dagli uomini. E da oltre 7 anni dunque siamo nell’era delle donne al potere. Vero o non vero, un dato è inconfutabile: negli Stati Uniti le lavoratrici hanno superato i lavoratori. È successo a dicembre scorso. Ora negli Usa ci sono 76,2 milioni di occupate contro i 76,1 milioni di occupati. Un sorpasso che si era già verificato in realtà nel 2010, quando la grande depressione falciò milioni di posti nelle costruzioni e nell’industria, di solito appannaggio degli uomini. Ma quello era un caso. Adesso invece siamo in presenza di una svolta. Proprio nell’ultimo mese del 2019 su 145mila nuovi assunzioni, ben 139mila erano femminili. Un evento epocale, che parte da lontano. Oltre cinque anni fa ci fu un altro grande “switch”, cambio: le laureate avevano superato i laureati: il 32 per cento delle americane aveva conseguito una laurea, o un titolo superiore, contro i 31,9% degli americani. Da quel momento la forbice, a favore delle signore, si è via via allargata. La rincorsa era partita dal 1981, quando le ragazze cominciarono a conquistare più lauree dei giovani, fino appunto ad arrivare a uno storico sorpasso. Un mese si è verificato anche un altro primato: più iscritte che iscritti alle scuole di medicina. D’altronde, le donne stanno conquistando il potere nell’ambito dell’educazione, dell’assistenza sociale e sanitaria, ma anche a livello informatico. È la digitalizzazione del mondo del lavoro che sta premiando le donne, visto che si può faticare a distanza e non più soltanto in ufficio. Siamo in presenza di un vero e proprio boom rosa. «Man mano che le donne assumono posizioni più in alto, si creano maggiori spazi per altre donne e questo porta maggiore uguaglianza nella gestione di società e aziende», commenta Betsey Stevenson, professore di politica pubblica ed economia all’Università del Michigan.Esistono inoltre, oltre oceano, delle professioni dove una signora guadagna più di un maschietto secondo il Census Bureau di Washington: compratori all’ingrosso o al dettaglio, addetti ai prelievi del sangue, architetti di reti informatiche, tecnici di cartelle cliniche, responsabili di trasporto, dietologi o nutrizionisti, operatori movimento terra, organizzatori di eventi, ispettori agricoli, supervisori dei servizi di protezione…
In generale la differenza di stipendio tra maschi e femmine è ai minimi storici, nonostante il femminismo voglia farci credere il contrario. Certo, non è tutto oro quello che luccica. Le donne sono maggiormente flessibili degli uomini, per questo si sono adattate di più al cambio della società, all’esplosione del lavoro part-time, che coinvolge quasi un occupato su dieci in America. Questo dato comunque non va sottovalutato, in quanto continuano a salire le cosiddette “breadwinners” ovvero le mamme che, da sole, mandano avanti un’intera famiglia. Circa un nucleo su 4 è retto da queste eroine, che oltre a lavorare fuori casa si spaccano la schiena anche dentro le mura domestiche per curare e crescere figli (e talvolta mariti o altri parenti). 
Warren Buffett, quasi 90enne, terzo uomo più ricco del mondo, qualche anno fa sostenne che l’umanità ha un futuro positivo davanti a sé, solo se sarà in grado di mettere in condizione le donne di lavorare. Circolano molti studi a riguardo, si parla di incrementi di Pil pari al 6-8% se le signore fossero più coinvolte nel mondo economico. Certo, ci vorrebbero aiuti economici nei confronti delle mamme, maggiore flessibilità legislativa e servizi decenti (vedi asili nido). Forse per questo l’Italia sembra lontana anni luce dall’America. Da noi appena una donna su due ha un impiego. Per carità, ci sono milioni di casalinghe e lavoratrici in nero, part-time, che non vengono conteggiate ma mandano avanti famiglie e non solo. Tuttavia qualcosa si sta muovendo anche qui.
«La crescita del tasso di occupazione femminile – spiega Emmanuele Massagli, presidente di Adapt (l’associazione fondata da Marco Biagi nel 2000) – è un fenomeno che c’è in tutto il mondo occidentale. Se guardiamo le serie storiche italiane dell’Istat dal 1977 l’occupazione femminile è sempre salita, a parte un piccolo declino negli anni ’90. I dati dell’ultimo trimestre del 2019 indicano un 50% di occupazione “rosa” che a livello comparato europeo non è entusiasmante, ma se pensiamo che nel ’77 era al 33% vediamo una notevole crescita. Tanto più che gli uomini avevano un tasso di occupazione negli anni ’70-’80 del 74% e oggi sono al 68%: per cui abbiamo avuto contemporaneamente una decrescita dell’occupazione maschile e una crescita di quella femminile. Questo è accaduto perché la comunità italiana è cambiata culturalmente e anche i bisogni economici delle famiglie». Insomma, magari non subito, ma prima o dopo accadrà anche da noi che le donne lavoreranno più degli uomini.