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 2020  gennaio 14 Martedì calendario


I 40 anni dei Verdi tedeschi

A quarant’anni esatti dalla fondazione del partito Die Grünen, in una sala gremita da centinaia di sostenitori a Karlsruhe nel lontano 13 gennaio 1980, e a 30 anni dalla fusione Bündnis 90 della ex-Germania Est e i Die Grünen dell’Ovest, i Verdi in Germania oggi non solo non sentono il peso del passato e dei decenni ma si sentono e sono mossi dallo stesso entusiasmo e dagli stessi principi che ne animarono le prime manifestazioni degli anni ’70. E i numeri gli danno ragione: dall’8,9% di voti racconti alle ultime elezioni federali del 2017 viaggiano adesso attorno al 22%. Sono considerati da oltre un anno saldamente il secondo partito in Germania, dopo la Cdu/Csu ora al 28%, e con un distacco impensabile fino a qualche anno fa dall’Spd che condivide il terzo posto al 13% con l’Afd di estrema destra.
E c’è di più. Il dibattito politico in vista delle elezioni federali del 2021 si sta incentrando già su tre possibili scenari, che sono anche tre grandi punti interrogativi, che riguardano direttamente i Verdi: il prossimo governo di coalizione in Germania sarà per la prima volta nella storia formato da Cdu/Csu e Verdi, come è già avvenuto in più occasioni a livello di Länder; i Verdi potrebbero diventare il primo partito in Germania, perchè l’affiancamento con la Cdu/Csu c’è già stato al 26% dopo le elezioni europee dello scorso anno e un sorpasso potrebbe accadere nel caso la Cdu non riuscisse a sostituire con successo Angela Merkel; il prossimo cancelliere potrebbe essere per la prima volta un verde. 
Di strada in questi quarant’anni i Verdi dunque ne hanno fatta veramente tanta, da quando entrarono nel Bundestag, nel 1983, con i loro maglioni di lana fatti a mano e lunghe barbe, da quando nel 1985 il carismatico leader Joschka Fischer prestò giuramento per la prima volta come ministro verde in Assia presentandosi in scarpe da ginnastica bianche, ora esposte in un museo. C’è più di una chiave per spiegare il loro successo. Una è da ricercare in una formula, racchiusa nel commento a caldo della co-leader Annalena Baerbock nel corso delle celebrazioni di questi giorni di «esserci evoluti ma essere rimasti fedeli ai nostri ideali» nel quarantennio. «Sono due i principali traguardi che secondo me abbiamo raggiunto in questi quarant’anni, l’ambiente e il clima e anche la liberalizzazione e la modernizzazione del Paese», ha detto ieri al Sole24Ore Franziska Brantner, 40 anni, parlamentare e capogruppo del Gruppo dei Verdi al Bundestag oltre che portavoce per le politiche europee, sottolineando l’importanza del progresso per «la parità dei diritti delle donne, i diritti civili riconosciuti agli omosessuali e agli immigrati».
Se anche alle prossime elezioni generali il partito Bündnis 90/Die Grünen dovesse attestarsi su un 20%, dall’8,9% del 2017, questo sarebbe un risultato «sensazionale», secondo il Prof Alexander Kritikos, politologo del think tank Diw. «Il voto delle elezioni europee, che ha visto i Verdi in Germania volare al 26% l’anno scorso, è solitamente un voto di protesta ed è per questo che è salito nei consensi anche Afd. Potersi confermare al 20% alle prossime elezioni federali, per i Verdi sarà dunque un’enorme sfida. Anche perché è un partito che ha deciso di non diventare il prossimo populista. Gli elettori dei Grünen sono principalmente beneducati, benestanti e residenti in città e non prevedo che la leadership verde cambierà il messaggio principale, che è quello di un vago «vivere meglio» senza molti numeri, per inseguire altri elettori. Sono convinto che i Verdi resteranno fedeli alla loro mentalità molto aperta, per esempio sul tema degli immigrati: il loro approccio è quello di posizionarsi diametralmente all’opposto di Afd e mi aspetto che continueranno a farlo».
I Verdi non la vedono così. Il loro elettorato è molto più ampio e variegato di quello che i loro oppositori e critici gli attribuiscono, sostengono. «L’evidenza dei fatti non conferma la tesi dei nostri oppositori che i nostri elettori vivono solo in città, sono ricchi e con un alto grado di istruzione», chiarisce Brantner, citando l’esempio delle piccole cittadine dove i sindaci sono verdi e nel ricco Land Baden-Württemberg (lì ha mosso i suoi primi passi in politica da quando aveva 17 anni) dove a volte i Verdi sono andati meglio nelle aree rurali e non nelle città. Di certo, secondo Kritikos, il fatto che i tedeschi vivano sempre di più in città e che il livello dell’istruzione in Germania si alzi continuamente sono due trend che rimpolpano automaticamente gli elettori dei Verdi.
I tempi dunque sono maturi per un cancelliere verde? «È presto per dirlo, non abbiamo ancora deciso cosa fare sulla candidatura alla cancelleria. Aspettiamo di avvicinarci alle elezioni. Sono in molti a spingerci verso quella direzione. Aspetteranno. Noi ci focalizziamo sulla sostanza delle cose».