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 2020  gennaio 13 Lunedì calendario


Quattro misteri su Pantani

Sono quattro le questioni sulla tragica parabola esistenziale e sportiva di Marco Pantani cui ancora oggi – a 50 anni dalla nascita – si fatica a rispondere lucidamente, storditi dalle risse tra colpevolisti e innocentisti. Vero che Pantani non è mai stato trovato positivo a un controllo? Vero che anche senza doping sarebbe stato comunque il più forte scalatore al mondo, forse di sempre? Vero che il Pirata è stato ucciso moralmente da un complotto a Madonna di Campiglio nel 1999 e poi soppresso fisicamente (altro che suicidio) a Rimini nel 2004?
Pantani mai positivo?Vero, Marco non è mai risultato positivo a un controllo. Ma la sua prossimità col doping è incontestabile. Lo dicono i file ematici dell’Università di Ferrara (dominus Francesco Conconi) dove Pantani si recò regolarmente dal 1992 al 1996. Registrati a suo nome o sotto pseudonimo (Panzani, Panti, Ponti, Padovani...) indicano un ematocrito (la parte solida del sangue) impazzito che oscillava dal 41 al 56% e coincidenza tra grandi risultati ottenuti e valori elevatissimi. All’ospedale delle Molinette, dopo l’incidente della Milano-Torino 1995, un folle 60,1% costrinse i medici a somministrargli litri di diluente per scongiurare una trombosi. Nel 2000 Pasquale Bellotti, responsabile scientifico Coni, cercando inutilmente di bloccarne la convocazione ai Giochi scrisse: «Il quadro ematologico di Pantani è estremamente preoccupante. Il regolamento attuale non ci consente di bloccarlo, ma 3 dei 5 parametri sono fortemente alterati e pongono a rischio la sua salute». Nel processo di Trento il giudice ritenne l’assunzione di epo del 1999 ampiamente dimostrata ma assolse l’atleta perché all’epoca il doping non era reato.
Era un fuoriclasse? In un decennio (1990-2000) di doping folle e disperato, come distinguere asini taroccati da cavalli di razza? Che Marco Pantani fosse un fuoriclasse lo dimostrano sette fogli di carta millimetrata custoditi a Forlì da Giuseppe Roncucci. Nel settembre 1989, quando l’atleta di certo non era «trattato», lo stimato tecnico romagnolo lo sottopose a test: «Lo feci pedalare su una cyclette speciale per misurarne la “cilindrata”. Dicevano che era un talento, considerati età (19 anni) e peso piuma (56 chili), immaginavo arrivasse a 300 watt. Mollò a 410. Ripetemmo il test altre sei volte in due anni: stessi risultati. Un fenomeno assoluto».
Ci fu un complotto?L’episodio chiave della carriera di Pantani fu l’espulsione dal Giro d’Italia 1999, il 5 giugno a Madonna di Campiglio, quando in un controllo il suo ematocrito (52,5%) superò la soglia del 50% stabilita per frenare il doping ematico. Sull’ipotesi di un complotto (bookmaker, la mafia o chi per essa) per far fuori il Pirata si discute ancora. La Guardia di Finanza congelò le prove esibite al processo penale di Trento, sviluppato in maniera esemplare. Nessun perito smontò attendibilità del test e i suoi risultati. Il doping ematico era così diffuso che Pantani, come quasi tutti i corridori, viaggiava con una centrifuga per analizzarsi il sangue e non superare le soglie. 
È stato assassinato?Scatenate da un’indagine di polizia superficiale, le tante incongruenze sul decesso di Marco Pantani – stanza D5 del Residence Le Rose di Rimini, 14 febbraio 2004 – generano ancora una ridda di ipotesi sulla sua morte. L’unica causa provata è però l’overdose di eroina, compatibile con le prove raccolte e la dipendenza ormai all’ultimo stadio di Marco. Nessuna ricostruzione alternativa (come l’ingestione forzata della polvere bianca) risulta plausibile e un movente attendibile per un omicidio non è mai stato trovato.