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 2020  gennaio 12 Domenica calendario


Il Texas sarà vietato ai profughi

Ameno di due mesi dall’emanazione, il controverso decreto Trump sul ricollocamento dei rifugiati è realtà. Il governatore del Texas, il repubblicano Gregg Abbott, è il primo ad avvalersi della possibilità di rifiutare l’accoglienza dei profughi sul proprio territorio. In una lettera, inviata venerdì al segretario di Stato Pompeo, Abbott ha annunciato lo stop a partire da giugno 2020. Il Texas non può farsi carico di questo «peso sproporzionato», ha affermato il governatore, sottolineando: «Abbiamo il dovere di orientare le risorse per assistere quanti sono già qui». Un colpo al sistema federale di ricollocazione dei rifugiati. Lo Stato, al confine con il Messico, ne ospita il numero maggiore: il 10%. Non è la prima volta, che il Texas cerca di limitare gli arrivi. Già nel 2015, sempre Abbott aveva annunciato la stretta sui profughi siriani dopo gli attentati di Parigi. Una decisione ignorata dall’Amministrazione Obama.
Finora, 42 governatori – di cui 18 repubblicani – si sono detti disponibili ad ospitare i profughi. Ma i più rilevanti per numeri di accoglienza, in primis Florida e Georgia, non si sono ancora pronunciati. Una misura contestata dall’opposizione democratica, dalle organizzazioni umanitarie e dalle Chiese. La riduzione «con ogni mezzo» degli arrivi – non solo dei migranti irregolari ma anche dei richiedenti asilo – è uno dei pilastri della politica di Trump. Già a gennaio 2017 aveva fissato il tetto massimo di rifugiati accettati a quota 50mila, meno della metà rispetto al predecessore. Da allora, la Casa Bianca, ha ridotto ulteriormente il limite fino agli attuali 18mila, la cifra più bassa dall’inizio del programma nel 1980. Con la campagna elettorale alle porte, la questione migratoria si profila come “l’arma” principale di Trump. Da qui la decisione di puntare sull’«esternalizzazione» dell’accoglienza, «scaricando» sulle nazioni vicine. Da un anno, è in corso il programma Remain in Mexico che costringe i richiedenti asilo ad attendere la decisione dei giudici Usa dall’altro lato della frontiera. E a brevissimo partirà il programma di collocazione dei rifugiati salvadoregni e honduregni in Guatemala, definito da luglio “Paese sicuro”.