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 2020  gennaio 12 Domenica calendario


I lavori in carcere dei detenuti famosi

Alberto Stasi, l’omicida di Garlasco, fa il centralinista per un call center all’interno del carcere di Bollate. Cosima e Sabrina Misseri, in galera a Taranto per aver ucciso la giovane Sara Scazzi, lavorano come sarte. Olindo e Rosa, condannati per la strage di Erba, passano le loro giornate divisi: lui, recluso a Opera, si dà da fare in cucina, mentre lei, a Bollate, lavora il cuoio e fa l’inserviente. Poi c’è Massimo Bossetti, ritenuto responsabile dell’omicidio di Yara Gambirasio, che smanetta per riparare le macchinette del caffè rotte. E Veronica Panarello, dietro le sbarre per la morte del figlio Loris? Ha deciso di frequentare un corso per diventare operatore sociale nel carcere di Torino. Michele Buoninconti, condannato per aver ammazzato la moglie Elena Ceste, è diventato tutor universitario in galera ad Alghero. Aiuta gli altri detenuti a studiare per coronare il sogno della laurea. 

SENTIRSI UTILI
I loro nomi hanno riempito d’inchiostro tutti i giornali per anni (e ancora oggi lo fanno…), i loro volti sono passati su tutti i tg e nelle trasmissioni di ogni genere, persino quelle di gossip. Casi mediatici, a volte fin troppo, che hanno diviso il Paese tra chi diceva «è innocente, non è stato lui!» e chi invocava la gogna. Ora sono tutti in carcere. Chi è stato condannato all’ergastolo, chi spera in una revisione del processo, chi si è rassegnato. In tanti, però, hanno deciso di ripartire dal lavoro per sentirsi vivi e utili per gli altri. Del resto, si dice che il lavoro nobilita l’uomo. E chi meglio di loro ha bisogno di questo, visto il passato? Non ricevono lo stipendio, ma la cosiddetta mercede destinata ai reclusi, paga che può al massimo arrivare a mille euro. I detenuti poi decidono se tenere i soldi per sé o se girarli alla famiglia. Quasi sempre si tratta di progetti messi a punto da diverse cooperative e imprese per riabilitare chi si è macchiato di reati più o meno gravi. La “Bee4 altre menti”, per esempio, che ha firmato una convenzione con la compagnia telefonica che dà lavoro a Stasi e presto, stage di formazione permettendo, lo darà anche a Salvatore Parolisi. Ex caporalmaggiore dell’Esercito Italiano, nel 2011 ha ucciso la moglie Melania Rea a Civitella del Tronto. “Second chance” si chiama invece il progetto in cui è inserito Bossetti: non solo perché si tratta di rigenerare macchinette da caffè guaste, ma anche perché punta a dare ai detenuti una seconda opportunità di vita.

CON  LE MANI IN MANO
Ovviamente, di fianco a chi fatica e a chi studia, ci sono anche volti noti del crimine che non lavorano. Renato Vallanzasca, il bel René, bandito mitico condannato a quattro ergastoli e a 290 anni di carcere, passa le giornate senza far nulla a Bollate. E dire che nel 2010, in regime di semilibertà, aveva trovato lavoro in una pelletteria, poi in una ditta informatica e in una boutique, infine nella ricevitoria più antica di Milano. Si diceva che ci fosse la coda di curiosi ogni mattina per incrociare il suo sguardo. Due anni dopo, però, l’hanno beccato mentre rubava mutande in un supermercato, gli hanno tolto la semilibertà e addio lavoro. Se ne sta con le mani in mano pure Cesare Battisti, il terrorista comunista mai pentito, che dopo un’esagerata latitanza all’estero è ora finalmente rinchiuso nel carcere di Oristano. In attesa di rimettersi in gioco sono invece Antonio Logli, condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa, e Manuel Foffo, l’omicida di Luca Varani nel 2016 a Roma. Entrambi hanno lavorato, rispettivamente in galera Massa Carrara e a Rebibbia, per un po’ di tempo a rotazione con altri detenuti, ma attualmente stanno aspettando un nuovo impiego.